Affido. I gesti che restano: una storia che attraversa le generazioni

Un libro che racconta le vicende di due famiglie e due differenti tipi di accoglienza: la nascita di un figlio e l’accoglienza in affido. Per riflettere su ciò che rende una relazione davvero “famiglia”

Ricordi personali e finzione per esplorare trent’anni di relazioni, attese ed evoluzioni familiari. Il libro I gesti che restano di Tiziano Ostigoni è una riflessione intima su cosa significhi accogliere un figlio, biologico o di cuore. In definitiva, è un libro sulla genitorialità.
Il romanzo, pubblicato per Davide Falletta Editore, è un racconto che esplora il significato profondo dell’essere genitori, dell’educazione, delle aspettative e del legame speciale tra nonni e nipoti.

Un manoscritto… inaspettato

“L’idea iniziale del libro ha radici lontane – dice Tiziano Ostigoni che ammette di non essere nato come scrittore – lavoro nel mondo del marketing e dei numeri”. Tanto che quando si è presentato alla casa editrice, l’ipotesi iniziale era proprio quella di pubblicare un testo legato al suo settore professionale. “Tra le mani invece avevo un manoscritto diverso ed è piaciuto altrettanto, per quanto fosse di altro genere”.
L’ispirazione attinge direttamente dal suo vissuto personale. Tiziano ha sposato una donna di origine cinese che aveva già una figlia e oggi è papà anche di un bambino di tre anni, nato dalla loro unione.

Dai ricordi alla pagina scritta

“La casa editrice ha intravisto la forza di questa storia e così mi ha affiancato con un lavoro di editing – aggiunge l’autore – aiutandomi a trasformare i ricordi personali nelle vicende dei personaggi e lasciandoli evolvere nel tempo”.
La narrazione include anche un contributo speciale: la partecipazione della figlia dell’autore, Yu Tong, che ha arricchito il testo con una sua poesia.
La storia si sviluppa sullo sfondo di uno stesso palazzo a Bologna dove si incrociano le vite di due famiglie e due modi opposti di vivere la paternità. Da un lato c’è Paolo, ossessionato dall’idea di proiettare sul figlio Simone le proprie ambizioni, imponendogli un modello rigido di successo ereditato dal padre. Dall’altro ci sono Giulia e Mario, che scelgono di accogliere in affido Luca, un bambino di sette anni, facendo spazio alle sue ferite e ai legami del suo passato.

Il senso dell’accoglienza

Seguendo la crescita dei due ragazzi dall’infanzia fino all’età adulta, il romanzo mostra come le paure, i silenzi, ma anche i gesti di cura imprevedibili possano attraversare le generazioni. Lontano dai tecnicismi o dai freddi iter burocratici dell’affido e dell’adozione, il libro accende una luce sul senso puro dell’accoglienza e su ciò che rende davvero “famiglia” una relazione.
“Mi sono reso conto solo a posteriori di aver toccato temi complessi su cui esiste molta teoria pedagogica e psicologica che non conoscevo – ammette – . Per questo ho coinvolto due personalità esperte, Stefania Lorenzini e Rosanna Poluzzi, autrici rispettivamente della prefazione e della postfazione”. Insieme a loro Ostigoni sta verificando la possibilità di organizzare una presentazione del libro.

Una storia da custodire

I gesti che restano lancia un messaggio che parla a chiunque, compreso chi figli non ne ha.
Dietro la genesi di questo volume c’è anche un gesto tenerissimo che è bello ricordare. Tiziano ama i cosiddetti “regali del futuro”: il 2 agosto, data di nascita del piccolo Nicola, ha acquistato una copia del fumetto Topolino e lo ha tenuto da parte per un domani in cui lo leggerà: sarà la sua copia speciale. E così ha fatto anche con il suo libro appena uscito: ha ordinato alla casa editrice una copia per riceverla a casa. Oggi, sia il fumetto sia la busta ancora sigillata con il romanzo si trovano custoditi all’interno di un armadio, in attesa che Nicola diventi grande per poterli finalmente aprire e scoprire la storia che il padre ha scritto e custodito, anche per lui.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
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