Adozione internazionale. Come affrontare al meglio i viaggi multipli: l’esperienza di una coppia

Cosa non si fa per mantenere viva la relazione, quando si adotta in paesi che prevedono più viaggi! “Ivan è un chiacchierone! Lui si dimentica della barriera tecnologica: nella sua testa sta parlando con i propri genitori”

Al momento della scelta della destinazione per adottare, molte coppie trovano ottimale la procedura impiegata da alcuni Paesi che prevede i cosiddetti “viaggi multipli”, ossia l’iter adottivo che permette di gestire i vari passaggi procedurali, non in un solo viaggio lungo, ma di presentarsi nel Paese, solo in certi step concordati.
Di sicuro questo modo di agire è favorevole per chi ha insormontabili difficoltà lavorative o non può assentarsi dall’Italia per 30, 40 o più giorni ininterrottamente.
Di contro, questa gestione non concede la relazione continua con il figlio, che deve continuare a stare nel suo Paese d’origine fino all’ultimo viaggio, quello definitivo, per poi entrare in Italia da cittadino italiano con mamma e papà.

Ma la creatività di mamma e papà non si arrende davanti alle procedure adottive!

I futuri genitori però, che hanno incontrato nel primo viaggio il figlio e che sono costretti a lasciare il Paese – e il bambino! – per poi tornarci in seguito, quando la procedura glielo consentirà, inventano mille e più modi per rimanere in contatto col figlio, dal quale non vogliono staccarsi!
Un esempio?
Una famiglia di Roma ci racconta che, innamorati del proprio Ivan (nome di fantasia) hanno deciso di lasciare all’operatore più prossimo al bambino, in istituto, un cellulare, d’accordo a chiamare ogni domenica alle ore 11.00, per restare in contatto e fare videochiamate, testimoniando al bambino che era sempre nei loro pensieri.

Una famiglia che nasce anche con videochiamate!

Ovviamente proviamo a immaginare una coppia che prende lezioni di lingua moldava, dalla destinazione in poi! Sono stati bravissimi e consigliamo sempre a tutti i futuri genitori di cercare di imparare l’idioma d’origine del bambino, ma comprendiamo che non abbiano appreso in modo fluido la nuova lingua e che le comunicazioni non siano risultate semplici.
Un po’ la colpa è dell’emozione: per pochi minuti a settimana si chiacchiera col proprio bambino lontano.
Inoltre bisogna valutare i disturbi connaturati nelle videochiamate a cellulare: la linea telefonica che ritarda le parole rispetto al video, o le interruzioni momentanee, che non consentono di capire le frasi nel loro insieme.
Inoltre Ivan è un chiacchierone! Lui si dimentica della barriera tecnologica: nella sua testa sta parlando con i propri genitori.
Racconta tanto, è come un fiume in piena e narra cosa è successo a scuola, cosa ha mangiato, i giochi coi suoi compagni…

Quando si parla dell’inventiva delle coppie adottive!

Mamma e papà chiudono la chiamata sempre con grandi baci e sorrisi rivolti al loro bimbo e dandogli appuntamento per la settimana successiva. Intanto registrano le conversazioni col figlio e si fanno aiutare da una conoscente moldava, che viene a casa loro e gli traduce quanto è stato detto, in precedenza con il figlio.
… E si commuovono ancora: prima nel vedere il figlio, ora comprendendo finalmente le sue parole.
Soprattutto chiedono alla traduttrice di dettargli, in lingua, i pensieri che vogliono trasmettere al figlio, la domenica dopo!
Non è ottimale, ma certamente è una tattica che approviamo e sappiamo portare beneficio alla creazione di una nuova famiglia.
Di sicuro per Ivan sono state molto importanti queste telefonate, una certezza che i genitori lo stavano aspettando: questo ha permesso ad una famiglia di creare quel legame viscerale, che si instaura anche solo dopo un viaggio e che supera ogni difficoltà.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni a su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it