Adozione internazionale. Congo, rinasce la speranza per le famiglie francesi

Adozioni Congo: nei primi giorni del 2018, a un anno dal blocco delle procedure d’adozione da parte dello Stato francese, due bambini sono atterrati a Parigi. Destinazione: le loro famiglie adottive.

Lunedì 8 gennaio, di buon mattino, una giovane congolese di 15 anni è sbarcata a Parigi. Destinazione: la propria famiglia adottiva, che l’aspetta da sei anni. La stessa cosa, più o meno, è accaduta qualche giorno fa anche per un’altra bambina di 11 anni sua connazionale, che avrà la gioia di ritrovare i propri genitori d’adozione a Tolosa. Due arrivi che riempiono l’aria di una luce in grado di donare nuova speranza anche ad altri genitori adottivi in febbrile attesa. Poichè da un anno, le adozioni internazionali dalla Repubblica Democratica del Congo in Francia sono state bloccate.

Esattamente all’inizio dell’anno scorso, “tenuto conto delle irregolarita constatate nei dossiers d’adozione nella Repubblica Democratica del Congo (RDC)“, i transalpini hanno deciso di sospendere le adozioni internazionali da quel Paese. Nel corso del processo, tre organismi autorizzati per l’adozione (Vivre en famille, Chemin vers l’enfant ed Enfants du monde France) che svolgevano il loro servizio in Congo sono stati privati dell’abilitazione, secondo quanto pubblicato nel giornale ufficiale.

Nel frattempo, però, a fare le spese delle irregolarità sono una sessantina di minori – secondo quanto riportato dall’avvocato Céline Boyard, che difende varie famiglie in attesa dell’adozione – aspettano di poter abbracciare la loro famiglia all’interno di un orfanotrofio di Kinshasa. Di questi, una decina sono quelli presi in carico dall’ente Vivre en famille.

Per tutti questi bambini, la scelta di una famiglia adottiva era stata fatta in precedenza rispetto alla data del primo gennaio 2017. Il governo congolese ha chiesto ai genitori incaricati di sovvenire comunque ai bisogni di questi bambini“, ribadisce l’Alençonnese Ludovic Assier, membro di Vivre en famille. “Il blocco del 2017 ha messo le famiglie di fronte a un vuoto giuridico. In breve, sostengono, dovranno attendere i 18 anni dei minori per poterli recuperare. Due ricorsi sono stati depositati e sono i primi due bimbi che sono stati portati in Francia“.

In parallelo, l’associazione Vivre en famille ha depositato un ricorso davanti al Consiglio di Stato per poter riavere la propria abilitazione.

Fonte: Ouest-France.fr