L’inserimento scolastico di un minore proveniente dall’adozione internazionale è un passaggio problematico. Vediamo insieme le possibili soluzioni che possono utilizzare i genitori adottivi
Fra le molteplici domande che i genitori adottivi si pongono, sia prima della partenza del viaggio verso il Paese di origine che li condurrà dai propri figli ma soprattutto al ritorno dello stesso, si presenta costante la domanda sul come e quando dell’inserimento scolastico con riferimento alle eventuali problematiche relative all’integrazione in questo nuovo contesto.
I tempi dell’inserimento
L’inserimento scolastico del bambino proveniente dall’adozione internazionale è sempre un passaggio molto delicato soprattutto perché bisogna individuare il momento più adeguato in quanto passaggio fondamentale per la costruzione del senso di sicurezza necessario per affrontare serenamente le necessarie prestazioni richieste dal percorso stesso.
Tale momento varia sensibilmente in funzione del soggetto, della sua età e della sua storia pregressa. Il bambino necessita quindi, di un tempo adeguato per instaurare una relazione solida con i genitori adottivi e abbia compiuto adeguatamente l’interiorizzazione delle figure di riferimento, solo in questo modo egli può sentirsi sicuro nel separarsi dai genitori ed essere in grado di adempiere i compiti previsti, sia in termini di apprendimento che di relazioni interpersonali. Tuttavia, non è consigliabile accelerare i tempi dell’inserimento, che possono oscillare dai tre ai sei mesi dal rientro in Italia, al contrario preservare il tempo necessario al consolidamento dei rapporti affettivi in ambito familiare risulta fondamentale. Nel momento in cui si reputi opportuno iniziare con l’inserimento risulta auspicabile realizzarlo aumentando la frequenza scolastica in maniera progressiva e graduale. Ovviamente le situazioni, le esigenze e i bisogni non si presentano in maniera uniforme e i bambini adottati possono essere portatori di condizioni molto differenti e ogni genitore si pone l’obiettivo legittimo di un pieno e positivo adattamento e inserimento anche al contesto scolastico. Si possono palesare alcuni fattori di rischio e di debolezza che, conosciuti e considerati, permettono di strutturare delle condizioni specifiche e ad hoc verso una metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantire il benessere di questi alunni sin dalle prime fasi di ingresso in classe.
Linee guida e criticità
L’attuale normativa di riferimento è del 18 dicembre 2014, data in cui il MIUR ha indicato le Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati e successivamente, il 13 luglio 2015 Le Linee guida entrano nella Legge sulla Scuola. Si comprende come sia necessario che la scuola sia preparata all’accoglienza dei minori adottati e costruisca strumenti utili, non solo per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, ma anche didattico e relazionale, a beneficio dei bambini e delle loro famiglie. Naturalmente prassi e strumenti adeguati dovranno essere garantiti anche nelle fasi successive all’inserimento, con particolare attenzione ai passaggi da un ordine di scuola all’altro. Approfondendo le Linee guida, che consiglio vivamente di “studiare” a ogni genitore perché non sempre gli Istituti Scolastici ne hanno una conoscenza approfondita, si scorgono le aree critiche che necessitano di essere attentamente considerate perché, con differenti e/o molteplici peculiarità, possono presentarsi delle problematicità, in modalità differenti, per i bambini. Riportandone alcuni stralci di seguito sottolineo: le difficoltà di apprendimento (DSA) “superiore a quella mediamente presente tra i coetanei non adottati tuttavia, pur in assenza di disturbo specifico dell’apprendimento, a causa di una pluralità di situazioni di criticità, quali i danni da esposizione prenatale a droghe o alcol, l’istituzionalizzazione precoce, l’assunzione di psicofarmaci durante la permanenza in istituto, l’incuria e la deprivazione subite, l’abuso, il vissuto traumatico dell’abbandono, molti bambini adottati possono presentare problematiche nella sfera psico-emotiva e cognitiva tali da interferire sensibilmente con le capacità di apprendimento (in particolare con le capacità che ci si aspetterebbe in base all’età anagrafica). Tali difficoltà possono manifestarsi con deficit nella concentrazione, nell’attenzione, nella memorizzazione, nella produzione verbale e scritta, in alcune funzioni logiche”; difficoltà psico-emotive “relativamente alla capacità di controllare ed esprimere le proprie emozioni, difficoltà nel tollerare le frustrazioni, i comportamenti aggressivi, il mancato rispetto delle regole, le provocazioni, l’incontenibile bisogno di attenzione, sono solo alcune delle manifestazioni evidenti di un disagio interiore che può pervadere molti bambini. La mancanza di figure di riferimento stabili e capaci di offrire adeguate relazioni di attaccamento può causare un senso d’insicurezza rispetto al proprio valore e di vulnerabilità nel rapporto con gli altri, portando il bambino a costruire una rappresentazione di sé come soggetto indesiderabile, nonché dell’ambiente come ostile e pericoloso. Il bisogno di sentirsi amati, di percepire la considerazione degli altri, il timore di essere rifiutati e nuovamente abbandonati, la rabbia e il dolore per quanto subito, sono i vissuti che albergano nell’animo di molti bambini rendendo loro difficile gestire con equilibrio e competenza le relazioni con adulti e coetanei. Questi bambini hanno bisogno solitamente di tempi medio-lunghi per acquisire modalità di relazione adeguate, imparando a riconoscere ed esprimere correttamente le proprie emozioni. Si tratta di un percorso impegnativo che deve essere tenuto nella giusta considerazione, soprattutto per quei bambini che sono adottati in età scolare e iniziano il loro percorso scolastico quasi in concomitanza con l’inserimento nella nuova famiglia”.
Nei confronti dell’Italiano come seconda lingua, le difficoltà si esperiscono non principalmente nella lettura ma nella comprensione con espressione di un vocabolario a volte non appropriato.
Infine vi è la dicitura e specificità per bambini segnalati con bisogni speciali o particolari e cioè accolti in una fratria di due o più minori, o di bambini di sette o più anni di età, di bambini con significative problematiche di salute o di disabilità, di bambini reduci da esperienze particolarmente difficili e/o traumatiche.
Un referente scolastiche per le necessità specifiche
In ogni Istituto Scolastico è presente la figura di un Insegnate Referente, che in sinergia con il Dirigente, è formato sulle tematiche adottive e al quale ci si può riferire per le necessità specifiche e le risorse e gli strumenti disponibili volti a facilitare l’inserimento dei bambini e dei ragazzi adottati. Se spesso l’inserimento alla classe, all’inizio della frequenza scolastica, risulta inferiore rispetto all’età anagrafica è altrettanto plausibile che, in alcuni casi, si realizzi, dopo un primo periodo in cui si sono verificati i prerequisiti e la capacita di apprendimento specifica, nel rispetto quindi dei suoi tempi e delle sue possibilità di apprendimento la realizzazione del cosiddetto salto a una classe durante l’anno scolastico stesso o svolgere due anni in uno e recuperare la differenza iniziale esperita con i compagni.
È altresì contemplata la possibilità del cosiddetto PDP (Piano Didattico Personalizzato) per cui, laddove si presenti la necessità e per qualsivoglia motivo (psicologico, fisico, etc…), l’alunno può usufruirne per un periodo di tempo che si adatti alle sue esigenze.
Il periodo di regressione emotiva
Sempre più spesso i bambini provenienti dall’adozione internazionale manifestino la necessità di un periodo di regressione emotiva al loro arrivo in Italia.
Ciò è dovuto dai numerosi cambiamenti cui sono stati sottoposti in breve tempo. Si pensi alla perdita dell’ambiente in cui vivevano e alle persone che si prendevano cura di loro, dei riferimenti sociali, culturali e linguistici del Paese di provenienza, alla tensione relativa a ogni nuovo aspetto della realtà adottiva.
L’ambito in cui tutto ciò si manifesta maggiormente è quello delle relazioni interpersonali.
È comune infatti riscontrare atteggiamenti immaturi e livelli emotivi non adeguati all’età anagrafica nella relazione con il gruppo, per altro situazione molto frequente nel contesto scolastico.
Il bisogno di consenso
Non dobbiamo non considerare che i bambini provenienti dall’adozione sono maggiormente esposti alla naturale curiosità e alle critiche altrui, atteggiamenti che vengono interpretati come segnali del non sentirsi all’altezza, dal momento che la loro capacità di adattamento dipende ancora prevalentemente dal consenso degli altri. In circostanze simili potrebbe acuirsi l’ansia da prestazione già presente in ogni bambino adottato da poco inserito nel contesto scolastico e di conseguenza contrastare le reali competenze cognitive, portando a un’errata valutazione delle sue capacità. L’ansia e/o insicurezza potrebbe indurre a mettere in atto strategie difensive come la seduzione, la ribellione o l’evasione in una prima fase di inserimento. La costruzione di un clima accogliente, non giudicante e ricco di rassicurazioni da parte delle figure adulte può aiutare sempre e significativamente l’alunno a liberarsi di questi comportamenti difensivi. I bambini sono alle prese con sentimenti fortemente ambivalenti poiché stanno ricostruendo legami affettivi con il nucleo familiare e sono costantemente combattuti tra affidamenti e timori.
Sentono il desiderio di intrecciare relazioni con i pari, di creare un gruppo, di mimetizzarsi, ma ne sono spaventati, temono il giudizio e l’abbandono.
Possiedono un passato segnato da sofferenze, delusioni e solitudini affettive e si trovano in un presente carico di sfide e aspettative.
Lo smarrimento e la vulnerabilità iniziali talvolta sono evidenti e devono essere riconosciuti, rispettati, supportati e dotati di senso in quanto, i bambini, hanno dovuto confrontarsi con numerosi cambiamenti (linguistici, climatici, alimentari, ecc.) e sono stati inseriti in contesti per loro completamente nuovi e sconosciuti. Tengo a sottolineare, per completezza di informazione e punto di vista ampio, che l’Istituto nella sua struttura e nella ritualità delle azioni e dei momenti che riempiono la giornata scolastica, come gli orari, la campanella che suona, il posto in classe e nella fila durante i trasferimenti ricorda l’Istituto in cui hanno vissuto precedentemente i bambini e potrebbe condurre con istintualmente ed emotivamente a una ritrosia e tensione verso la scuola che può assumere la forma di atteggiamenti e/o comportamenti oppositivi o dissoluti.
Il valore aggiunto della diversità
Potendo riassumere la risposta alla domanda posta, le due macroaree in cui possono presentarsi, con maggiore facilità, delle specifiche problematiche, sono sul piano degli apprendimenti e dell’adattamento al contesto scolastico. La scuola è sicuramente chiamata a svolgere un ruolo importante nel far crescere la consapevolezza e l’accettazione della diversità come valore aggiunto nel processo di inclusione. Se da un lato quindi si “arricchisce” accogliendo la specificità del vissuto passato e presente dei bambini adottati, da un altro è chiamata ad affrontare ed accogliere il mondo dell’adozione nella sua complessità procedendo con cautela e rispetto dei tempi di adattamento personali e specifici di ogni alunno.
Giovanna Buonocore
Psicologa della sede di Salerno di Ai.Bi.






