Denatalità: 2020 l’annus horribilis. l’Istat stima più di 700 mila morti e meno di 400 mila nati in Italia

Ci sarà un posto di rilievo nel “recovery fund” per un serio programma di contrasto alla denatalità che comprenda anche il rilancio dell’ adozione internazionale, che deve essere, finalmente, totalmente gratuita?

 In attesa del rapporto definitivo che l’Istat renderà pubblico a breve, Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat, ha reso noto lunedì 1 febbraio un documento in cui fornisce alcuni chiari e dettagliati primi riscontri sul bilancio demografico del 2020, disegnando un quadro dell’ annus horribilis appena trascorso, tutt’altro che confortante.

Eravamo già al corrente, ormai da molti anni, dell’andamento negativo delle  nascite in Italia, ma il 2020 sembrerebbe non solo confermare tale trend, bensì condurlo a livelli estremamente preoccupanti.

Nella demografia di questa Italia del 2020, due sembrano essere i confini simbolici destinati a infrangersi sotto i colpi del Covid-19 e dei suoi effetti, diretti e indiretti – spiega il presidente Istat –  il margine superiore dei 700 mila morti, oltre il quale nell’arco degli ultimi cent’anni ci si è spinti giusto all’inizio (1920) e quindi nel pieno dell’ultimo conflitto mondiale (1942-1944), e il limite inferiore dei 400 mila nati, una soglia mai raggiunta negli oltre 150 anni di Unità Nazionale. Si tratta di due sconfinamenti che, di riflesso, spingerebbero il valore negativo del saldo naturale oltre le 300 mila unità; un risultato che, nella storia del nostro Paese, si era visto unicamente nel 1918, allorché l’epidemia di spagnola, contribuì a determinare circa metà degli 1,3 milioni dei decessi registrati in quel catastrofico anno”.


Sembra essere quasi certo, il superamento, per il 2020 dei 700 mila decessi ma anche la situazione sul versante nascite sembra essere tutt’altro che rosea, stimandosi un numero di nascite che non sembra arrivare a toccare le 400 mila unità e non solamente a causa del coronavirus. La pandemia nel nostro Paese ha fatto infatti la sua drammatica comparsa nel mese di marzo e quindi le prime nascite in “era covid” sono da collocarsi solo a partire dal mese di dicembre.

Diminuiscono anche migrazioni e matrimoni

Anche le migrazioni nel nostro Paese, nel 2020, sembrerebbero aver subito un brusco calo, dalle prime analisi si parla di un – 17,4% nei primi otto mesi dell’anno.

Sul fronte delle unioni matrimoniali non va meglio:

In base ai dati disponibili, in via provvisoria, per il periodo gennaio-ottobre, si calcola siano stati celebrati  “circa 85 mila matrimoni, a fronte dei 170 mila nei primi dieci mesi del 2019 e dei 182 mila nello stesso intervallo del 2018. La variazione negativa del numero di matrimoni è stata nel complesso del 50,3%, rispetto al 2019, ma il calo raggiunge la punta del 69,6% se ci si limita a quelli religiosi – si legge nel documento – Questi ultimi rappresentavano il 49,5% del totale delle unioni nei primi dieci mesi del 2019 (erano il 51,8% nello stesso periodo del 2018) e sono scesi al 30,3% nel 2020”.

 Un problema importante, dovuto anche alle limitazioni legate al coronavirus e che secondo il presidente Istat, potrebbe contribuire ad aggravare il calo di natalità anche nell’immediato futuro: stante la persistente diffusione delle nascite provenienti da coppie coniugate (pari a 2/3 del totale secondo i dati del 2019)”.

 Serve sostegno alla natalità

“Se oltre a ciò mettiamo in conto il prosieguo degli effetti del rinvio dei concepimenti, qui valutati sui nati di dicembre (e in parte di novembre) ma verosimilmente destinati a protrarsi nel corso del 2021 (almeno nei primi mesi) – sottolinea Gian Carlo Blangiardo, – si forma la piena convinzione che, a meno di inaspettati e improbabili fattori a supporto della fecondità, difficilmente si ci potrà sollevare in tempi brevi dalla soglia dei 400 mila nati toccata nel 2020. In realtà, il timore è che il confine possa ancor più discostarsi, sempre al ribasso, nel bilancio finale del 2021”.

Un campanello d’allarme che deve essere preso molto sul serio anche dalla nostra politica. Servono misure chiare, decisive ed importanti  a sostegno della famiglia e della natalità e servono subito.

E allora ci chiediamo: ci sarà un posto di rilievo nel “recovery fund” per un serio programma di contrasto alla denatalità che comprenda anche il rilancio dell’ adozione internazionale, che deve essere, finalmente, totalmente gratuita?

Per il report completo: https://www.istat.it/it/files//2020/04/Riscontri-e-Riflessioni_Bilancio-demografico-2020.pdf