Etiopia: la CAI spegne le speranze delle famiglie. Procedure adottive in corso sono ferme

Griffini (Ai.Bi.) “Rilanciare relazioni internazionali Commissione: da sei anni non si apre un nuovo Paese…”

adozioni etiopiaSi spengono forse definitivamente le speranze per le famiglie che speravano di adottare in Etiopia. Con un breve comunicato stampa la CAI – Commissione Adozioni Internazionali, ha di fatto chiuso ogni possibilità di proseguire con le pratiche per le famiglie che attendevano l’evolversi della situazione in seguito all’approvazione, da parte del parlamento etiope, di una legge che di fatto ha vietato le adozioni internazionali.

La Commissione per le Adozioni Internazionali – si legge nella nota rilasciata dalla CAI – all’indomani dell’approvazione della legge sulle adozioni internazionali emanata dal Parlamento etiope, si è attivata per porre in essere ogni azione anche a livello diplomatico per cercare una positiva soluzione nell’interesse primario dei minori abbandonati e delle coppie italiane instradate in Etiopia. La Commissione, tra l’altro, ha organizzato ad aprile 2018 un incontro con alti rappresentanti del MOWA (Ministero delle Politiche Femminili, ndr) a seguito del quale è stata inviata una comunicazione alle Autorità etiopi, contenente l’elenco delle famiglie la cui procedura risultava avviata nel Paese, per le quali si auspicava una positiva conclusione. Nonostante gli sforzi profusi ad oggi, nessuna risposta è giunta dal MOWA. Si ritiene pertanto, allo stato, estremamente residuale la possibilità di concludere le procedure adottive in corso”.

Eppure l’Etiopia è un Paese storicamente legato all’Italia da importanti relazioni. Nei primi quattro mesi del 2018 sono entrati in Italia dall’Etiopia 26 minori, pubblicati dalla CAI, nel 2017 erano stati 44 e 79 nel 2016.

Un duro colpo per le famiglie – commenta il presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffinima questo deve essere anche uno stimolo per un rilancio del prezioso strumento della Commissione per le Adozioni Internazionali, che deve assolutamente intrattenere rapporti stretti e proficui con altri Paesi, organizzando missioni, delegazioni. Il rilancio delle adozioni internazionali non può che passare da questo processo. E’ da ormai sei anni che non si apre un nuovo Paese. Non solo, ma ad oggi tutte le domande presentate dagli enti autorizzati per aprire nuovi Paesi sono state sistematicamente respinte”.