In Italia 75mila coppie si rivolgono al calvario della fecondazione assistita. E il tasso di successo è bassissimo

Importante informarsi sulle possibilità di adozione prima di iniziare l’iter della PMA

Fecondazione. Quella artificiale porta 8 coppie su 10 a una cocente delusioneSono 75mila le coppie che, in Italia, si rivolgono al calvario (vero e proprio) della PMA (Procreazione medicalmente assistita), prima di informarsi sulle possibilità di adottare un bambino. Addirittura, almeno stando a sentire diverse coppie che incontrano per la prima volta un ente autorizzato, come Ai.Bi. – Amici dei Bambini, pare che siano a volte gli stessi servizi o i medici a dire loro di provare prima a fare qualche tentativo con la PMA prima di considerare l’adozione.

Adozione che diventa così, tristemente, l’ultima spiaggia cui approdare per chi aspirasse a costruire una famiglia. Le motivazioni che spingono le coppie a dare retta a chi fornisce questa spiegazione sono semplici: si ritiene convenzionalmente che i tempi per l’adozione di un bambino che magari ha già una sua storia alle spalle siano troppo lunghi e che quindi convenga tentare prima le vie mediche. Molte, ancora, sono le coppie che, al primo appuntamento con un ente autorizzato, chiedono addirittura la differenza in termini di tempistiche tra adozione e PMA, per capire cosa convenga fare…

In realtà, però, la convinzione che la PMA sia “più semplice” è assolutamente infondata. I dati più recenti dimostrano come nel 2017, le percentuali di successo delle tecniche di PMA senza donazione di gameti, considerando come indicatore la percentuale di gravidanze ottenute su cicli iniziati, si attestino su un valore medio effettivo di due su 10: il 10,3% per le tecniche di I livello, il 17,6% per le tecniche di II e III livello, il 29,3% per le tecniche da scongelamento di embrioni e il 16,9% per le tecniche da scongelamento di ovociti.

Il tutto mentre, come spiega il presidente di Ai.Bi., Marco Griffini: “Nove su 10, con lo stesso termine di paragone, sono quelle che, dopo aver conferito l’incarico a un ente autorizzato, riescono a portare a termine l’adozione internazionale di un minore abbandonato”. Di più, la PMA è parzialmente responsabile del calo (le responsabilità sono in realtà anche molte altre) delle adozioni internazionali degli ultimi anni: nell’articolo “C’era una volta l’adozione internazionale”, pubblicato nella rivista Vita e Pensiero, Roberto Volpi insieme al collega Enrico Moretti hanno spiegato che “con riferimento all’Italia, la caduta delle adozioni comincia soltanto nel 2012, l’anno in cui più pesantemente si fa sentire la crisi economico-finanziaria, ma altresì quello del grande boom della PMA, alla quale si sottopongono, nel 2016, quasi 78 mila coppie”.

Nonostante questo e nonostante l’infinita bellezza e nobiltà sottintesa al gesto dell’adozione, mentre le cure PMA in alcune regioni italiane si pagano con ticket ospedaliero, ancora non è stato istituito un vero e proprio bonus per le coppie che adottano…