Chi sono? Da dove vengo? I tanti interrogatavi degli adolescenti adottati

Durante i colloqui tra psicologi e adolescenti adottati, emerge spesso la sfiducia dei ragazzi che non si sentono più di appartenere a un progetto educativo. Ecco i consigli che i genitori dovrebbero seguire

Nel lavoro con le famiglie adottive, capita spesso che i genitori, nel periodo dell’adolescenza dei propri figli, raccontino delle difficoltà di questi ultimi a vivere la propria quotidianità e gestire le emozioni, l’emergere di comportamenti a rischio e di accesi conflitti familiari, di figli che li colgono impreparati, mettendo in discussione tutto ciò che, da genitori, si è fatto nella relazione con loro.
Appare importante, quindi, nella formazione delle coppie adottive e successivamente nell’accompagnamento delle famiglie, lavorare per preparare l’adolescenza al fine di prevenire il più possibile situazioni di rischio, dare ai genitori gli strumenti adatti a sostenere le debolezze e le insicurezze che spesso i ragazzi mostrano, guidarli affinché riescano a riconoscere i segni che si portano dentro e dare risposta ai loro bisogni.
Aiutarli affinché imparino a vedere l’adozione con gli occhi dei propri figli, perché vista dalla loro prospettiva l’adozione non è la stessa che appare ai genitori.

Partira dal passato per slanciarsi nel futuro

È importante considerare che i ragazzi adottati vanno ricercando risposte sulla storia e le esperienze vissute perché per crescere e proiettarsi nel futuro è necessario fare un bilancio del proprio passato.
Non dare spazio al prima, non considerare le perdite, i legami e gli affetti dispersi come fatiche sempre presenti, significa non comprendere appieno la storia e l’identità del proprio figlio, unica condizione per far sì che i ragazzi possano inserirsi nel presente delle famiglie adottive e requisito essenziale per costruire un valido rapporto affettivo, che durerà oltre i conflitti e le sfide dell’adolescenza.
La storia adottiva è perdita, dolore, esperienza traumatica. I vissuti che si accompagnano a questi trascorsi sono dentro i ragazzi, non hanno la stessa forza tutti i giorni, ma sono dentro di loro. Sopra ci sono le sfide della crescita, alcune specifiche dell’adolescenza adottiva, legate principalmente alla diversa origine biologica e alle esperienze vissute nel paese di origine, che rendono più complessi i compiti di sviluppo legati all’età.
Le domande «Chi sono?», «Da dove vengo?» e «Che senso ha la mia vita?» si presentano con maggiore intensità nei ragazzi adottati facendoli sentire diversi e scatenando emozioni difficili da spiegare.
La necessità di confrontarsi ed elaborare il rapporto con la famiglia adottiva che conoscono e rispetto alla quale devono ridefinirsi e distanziarsi e quello con la famiglia di origine che spesso non conoscono e che devono comprendere, capire e perdonare, indispensabile ai fini del processo di costruzione identitaria, riattiva nei ragazzi emozioni e pensieri luttuosi, conflitti di lealtà, vissuti di inadeguatezza, confusione e smarrimento che si correlano a difficoltà sul piano relazionale/interpersonale – sociale.

Accompagnare e condividere

La ricerca identitaria, che si sostanzia nel tentativo degli adolescenti adottati di mettere insieme quello che erano prima con il proprio presente, ha bisogno di tempo, accompagnamento e condivisione da parte dei genitori, che devono essere capaci di accogliere le difficoltà senza lasciarsi confondere, creare un contesto di comunicazione aperta in cui sia possibile “mettere parola” sulle difficili esperienze vissute dai ragazzi per favorirne l’elaborazione, chiedere aiuto, considerando, però, che i figli hanno bisogno di loro per cui, in questo periodo complesso, diviene più che mai necessario riconfermare l’appartenenza e legittimarsi al loro fianco con attendibilità e consapevolezza.

Marcella Griva
psicologa – psicoterapeuta e consulente di Ai.Bi. Sardegna

Suggerimento di lettura:
Anna Genni Miliotti, Adolescenti e adottati – Maneggiare con cura – Le Comete. FrancoAngeli 2013