Le vane promesse del ministro Bonetti. Enti autorizzati lasciati soli ad affrontare la crisi dell’Adozione Internazionale

Nel primo semestre 2020 le adozioni completate sono meno della metà di quelle del 2019, anche a causa della pandemia. Eppure dal Governo italiano, nonostante il sostegno a parole, i fatti continuano a latitare. E la crisi è ormai spaventosa

“Ma quali vacanze. Per gli enti autorizzati all’Adozione Internazionale sarà un agosto di sofferenza. Le vane promesse del ministro della Famiglia, Elena Bonetti, su un sostegno annunciato con tanta enfasi e che sarebbe dovuto arrivare agli enti, alle prese con una crisi senza precedenti dell’istituto adottivo internazionale aggravata fortemente dalla pandemia, al momento sono rimaste tali”. Il commento è del presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini, Marco Griffini, in riferimento alla difficilissima situazione dell’Adozione Internazionale in Italia, entrata in una spirale negativa che sembra ormai irreversibile.

Le promesse del ministro Bonetti e la crisi dell’Adozione Internazionale

Recentemente la CAI – Commissione Adozioni Internazionali, ha infatti pubblicato i dati aggregati delle adozioni internazionali relativi al primo semestre 2020: nel periodo in esame sono state rilasciate solamente 217 autorizzazioni all’ingresso corrispondenti a 269 minori, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente erano stati 570. “Se consideriamo che il crollo verticale rispetto ai dati dello scorso anno, quando pure si era scesi sotto la soglia psicologica delle mille adozioni annuali – prosegue Griffini – possiamo vedere come il 2020 rischi di essere un punto di non ritorno per gli enti autorizzati e l’Adozione Internazionale, che nel 2010, quando l’Italia aveva un Governo che credeva in questo forma di accoglienza, garantiva l’ingresso di oltre 4mila bimbi abbandonati nel nostro Paese, consentendo loro di essere accolti da famiglie italiane”.

Le promesse del ministro Bonetti anche prima della pandemia

A fronte di questa situazione il ministro Bonetti, che a più riprese prima della pandemia aveva segnalato la necessità di rilanciare l’Adozione Internazionale, aveva firmato un decreto per sostenere, con 2,3 milioni di euro, le spese straordinarie sostenute dagli enti durante la fase di emergenza, una cifra largamente inferiore rispetto alle attese. “Eppure – prosegue Griffini – ancora non si è visto nulla. E, nel frattempo, la dottoressa Laura Laera, che negli ultimi anni ha ricoperto con grande caparbietà il ruolo di vicepresidente della CAI, non è stata rinnovata anche se sarebbe rimasta come volontaria, quindi senza incidere sul bilancio dello Stato. Eppure non si è riusciti a trovare una via per confermarla, restando imbrigliati nella rigidità delle normative. In questo modo gli enti autorizzati, come già era accaduto durante lo sciagurato periodo di Silvia della Monica alla vicepresidenza CAI, sono stati lasciati soli ad affrontare questa crisi spaventosa. Non solo, durante il lockdown i tribunali per i minorenni e servizi sociali locali sono rimasti bloccati, mentre sono sempre meno le famiglie che dichiarano la disponibilità ad accogliere: nel 2018 erano solo 2600, oggi, con questa crisi, chissà”.


“Per alleviare questa crisi – conclude Griffini – si dovrebbero contattare i Paesi di origine, i quali sono disponibilissimi ad agevolare in tutti i modi le procedure adottive con i servizi online, con abbinamenti online, con sentenze online, accompagnando con i loro operatori i minori adottati fino alle nostre frontiere, con funzionari che rappresentano in tribunale le coppie. Il tutto al fine di far risparmiare un viaggio a queste ultime. Ma, a fronte di questa disponibilità, c’è l’inerzia del Ministero della Famiglia italiano che, evidentemente, non considera le famiglie adottive alla stregua delle altre”.