È giusto mantenere il legame tra fratelli adottati da famiglie diverse?

Quando fratelli e sorelle di fratrie numerose vengono adottati da famiglie diverse, è normale per i genitori chiedersi se privilegiare il mantenimento dei rapporti di fratellanza. Ecco la risposta di una delle psicologhe di Ai.Bi. esperta di adozione

Spesso, i minori che vengono adottati fanno parte di fratrie numerose. Non sempre è possibile che tutti vengano adottati da una stessa famiglia: a volte, chi viene adottato lascia fratelli e sorelle nel Paese d’origine. Altre volte, può capitare fratelli e sorelle vengono adottati da famiglie diverse, magari che si sono conosciute e hanno fatto parte del percorso insieme. Da qui la domanda: è giusto mantenere il legame tra fratelli adottati da famiglie diverse?
Eccola riflessione in merito di Cristina Micheletti, psicologa e referente sportello informativo Regione Marche – Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini

Per rispondere a questa domanda credo sia importante iniziare con una riflessione sul legame che esiste tra fratelli. La fratellanza è una delle relazioni più importanti nella crescita di un individuo e nella sua storia personale.
All’interno della famiglia i fratelli funzionano come un sottoinsieme, costituiscono l’uno per l’altro un’occasione unica per sviluppare le competenze sociali, per accrescere l’autonomia e per imparare la cooperazione e la negoziazione. La relazione fraterna risulta fondamentale per la costruzione della propria identità.
Ciò acquista molta più rilevanza in un contesto deprivante: in una famiglia problematica, il gruppo di fratelli diventa una risorse preziosa. Infatti dove il punto di riferimento genitoriale è carente o viene del tutto a mancare è il legame fraterno che consente di affrontare il trauma. Quando ci si trova immersi in una esperienza di frammentazione, la presenza di fratelli permette di sopportare e gestire gli eventi e, soprattutto, di disporre di un sostegno reciproco.
Tuttavia, in presenza di fratrie numerose, diventa ardua la ricerca di un solo nucleo adottivo in grado di accogliere e provvedere adeguatamente a più minori con storie e esigenze diverse; l’orientamento diventa quello di individuare più famiglie in grado di accogliere i minori.

Come gestire la relazione in questi casi?

Prima di tutto è fondamentale analizzare la storia di vita dei fratelli, il tipo di rapporto esistente tra loro e come si è instaurato, così da valutare la migliore modalità di inserimento in famiglia e di mantenimento del legame. Occorre valutare se è più opportuno dare priorità alla costruzione di un nuovo legame familiare o preservare a tutti i costi il legame affettivo esistente.
È relativamente recente l’approfondimento e l’attenzione al tema del diritto alla fratellanza. Possiamo dire che ha avuto maggiore rilievo avendo registrato nei bambini comportamenti simili al lutto, agiti per esprimere il dolore per la perdita del fratello nella consapevolezza che esiste ancora ma non è più vicino. Ciò ha sollevato la necessità di una rivisitazione della legge e di una formazione dei servizi e delle famiglie.

Cosa viene richiesto alle coppie adottive, allora?

Anzitutto la disponibilità a mantenere i contatti tra fratelli, cioè a farli incontrare con una certa frequenze e sentire in modo costante e continuativo; ma anche a instaurare loro stessi una relazione tra genitori. Ciascuna famiglia diventerà custode di un rapporto allargato di vicinanza e inclusione con e dell’altra, in modo da offrire la possibilità ai fratelli di crescere insieme e preservare l’esistenza del legame.
Non è da sottovalutare un altro aspetto che ricade sulle famiglie, cioè l’incontro di diversi modelli genitoriali, di storie e percorsi differenti. Questo potrebbe far insorgere delle criticità, è perciò indispensabile la conoscenza reciproca preventiva, ma anche prepararsi come coppia attraverso un percorso condiviso, farsi sostenere e guidare da professionisti nel tempo.
In conclusione, più che offrire una risposta definitiva, mi sento di proporre ciò che penso possa rivelarsi la strada migliore: valutare attentamente le esigenze di entrambe le parti prima di orientarsi verso una direzione, anzitutto per non provocare danni al minore, ma anche per non mettere i genitori in situazioni di difficoltà e sofferenza.

Cristina Micheletti
psicologa e referente sportello informativo Regione Marche – Ai.Bi.