Marocco. La piaga dei matrimoni minorili : un trauma straziante che accompagnerà il minore per tutta la vita

Nel Paese africano un articolo del codice della famiglia consente l’unione tra un minorenne (nella stragrande maggioranza dei casi una femmina) e un adulto, quasi sempre molto più grande di età

Teoricamente questa pratica è vietata dal codice della famiglia approvato nel 2004, che ha innalzato l’età minima per spossarsi a 18 anni. Tuttavia, è prevista la possibilità di chiedere una deroga che, se autorizzata dal giudice, risulta irrevocabile.

Le conseguenze per questi minori ceduti in matrimonio sono pesanti, sia dal punto di vista fisico, specie per le ragazze, esposte alle complicanze dovute alle gravidanze e alla depressione post-partum; sia dal punto di vista psicologico, ritrovandosi a dover condurre una vita da adulti con tutto ciò che ne consegue: abbandono della scuola, lavori domestici, responsabilità, educazione dei figli, ecc.

Una violenza mascherata da matrimonio

Lo psicanalista Jouad Mabrouki si è speso a riguardo della questione e non ha risparmiato critiche feroci, chiedendosi quale sia la differenza tra uno stupro (giustamente condannato dalla legge) e quello di un matrimonio forzato per una ragazza “senza alcuna esperienza di sessualità, gravidanza, maternità, che tuttavia deve sottoporsi a tutti questi test provanti”.
Si tratta – continua a riferire il sito Hespress.com  – di un trauma straziante, che accompagnerà la ragazza per tutta la vita. Stupri con l’assistenza e la benedizione dei genitori, della famiglia, della società e della legge”


In un contesto del genere, sono fondamentali le iniziative che aiutano a orientare i ragazzi anche su queste tematiche e favoriscono l’inserimento sociale. Ne è un esempio il progetto portato avanti dagli operatori AiBi dello sportellò “care leavers” che, grazie al sostegno a distanza, ha permesso di accompagnare oltre 100 ragazzi nel loro percorso di autonomia.

Ai.Bi. – Amici dei Bambini è attiva in Marocco a sostegno dei minori in difficoltà in diversi istituti. Sostenerli e guidarli verso l’autonomia significa anche prevenire situazioni come quelle sopra descritte. Anche tu puoi fare molto, con una donazione alla campagna “#Continuiamodaibambini. L’accoglienza non si ferma“.

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