Come posso sostenere i careleavers in Italia?

Ogni anno circa 3mila ragazzi fuori famiglia diventano maggiorenni. Casa Giuseppe e gli altri alloggi per l’autonomia di Ai.Bi. servono a dare loro un luogo dove sentirsi accolti e venire accompagnati verso l’età adulta

Cari Amici di Ai.Bi.,
ho letto la news sui careleavers di “Casa Giuseppe” grazie alla vostra newsletter che mi è arrivata via mail: una comunità di accoglienza per questi giovani credo davvero che sia un grand dono. Nel mio piccolo, vorrei tanto contribuire a questa grande forma di accoglienza, pertanto vi chiedo cortesemente qualche informazione in più su questi ragazzi e su come poterli sostenere a distanza, se possibile.
Grazie
Adele

Cara Adele,
grazie per averci scritto e per averci posto questa domanda a cui rispondiamo volentieri, perché quello sui careleavers è un tema a noi molto caro.
Sono circa 3mila i ragazzi fuori famiglia in Italia che ogni anno diventano maggiorenni e sono costretti a lasciare le realtà di accoglienza che li hanno ospitati fino a quel momento. I due terzi di loro non rientrano più nelle famiglie di origine, diventando a tutti gli effetti ‘careleavers’: soli, a forte rischio di emarginazione e persino di delinquenza per riuscire a sopravvivere.
Un quadro a tinte scure, in cui non di rado le ragazze cadono in unioni infelici e in gravidanze precoci di figli nati nel disagio; mentre gli uomini, invece, hanno come prospettive frequenti droga, carcere, sfruttamento.
Va tenuto conto che in tutto sono quasi 28mila i minori fuori famiglia in Italia, di cui circa la metà sono in affidamento familiare (il 50% di questi in famiglie parentali) e per l’altra metà si dividono tra comunità e strutture di accoglienza. In questa cifra rientrano anche i minori stranieri non accompagnati, che sono circa il 40% del totale. Di questo ‘esercito’, solo una minima parte diventa ‘adottabile’. Le difficoltà, pertanto, sono acuite quando i ragazzi arrivano ai 14 anni o se il minore ha delle gravi patologie: in questo caso, il futuro si fa davvero buio.
“Casa Giuseppe” rappresenta una speranza per loro: un nuovo alloggio per l’autonomia, voluto da Ai.Bi. e AIBC per dare ai ragazzi che diventano maggiorenni un luogo per continuare a sentirsi accolti e venire accompagnati nel loro percorso verso l’essere adulti.
Ma questa non è l’unica realtà di questo tipo: come potrà vedere sul nostro sito, nella parte dedicata ai progetti in Italia, ci sono altre due strutture come “Casa Giuseppe” dedicate ai giovani adolescenti.

Pertanto, cara Adele, attivando un’Adozione a Distanza in Italia, lei potrà sostenere l’intero progetto Fame di Mamma, una campagna di Ai.Bi. e della Cooperativa AIBC per dire basta all’abbandono in Italia: La Campagna sostiene tutte le Comunità d’accoglienza e i Centri Servizi alla Famiglia (PDZ) attivi sul territorio italiano.
In questo caso si tratta di un sostegno all’intero intervento, non al singolo minore. Non è possibile infatti fare un sostegno personalizzato per tante ragioni: il rispetto della privacy, il fatto che spesso i bambini/ragazzi ospitati hanno situazioni problematiche alle spalle che vanno protette in maniera quasi “maniacale” e, infine, il fatto che il tempo di permanenza in queste strutture può variare ed essere breve, a volte anche solo pochi mesi, facendo venir meno, quindi, la possibilità di creare quel legame che per noi è una delle molle fondamentali del sostegno a distanza con un bambino!

Se volesse sostenere i careleavers italiani ospitati nelle nostre strutture, potrà farlo andando sulla pagina dedicata al sostegno in Italia, per cominciare a toccare con mano il suo prezioso contributo regalando una speranza a questi ragazzi.
Nel ringraziarla per averci scritto le ricordiamo che siamo sempre a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione.

Cordialmente
Staff Sostegno a Distanza