PSICOLOGIA DELL’ADOZIONE. La domanda che mi assilla è: “Riuscirò a far sentire a mio figlio che lo amo?”

ll genitore adottivo si trova a dover mettere in atto una funzione riparativa rispetto a chi lo ha preceduto nel ruolo. Ma come fare? Come “convincere” mio figlio che io non lo tradirò, non lo abbandonerò, non lo lascerò mai solo?

Molte sono le domande e i dubbi che affollano la mente dei genitori adottivi, sia nel periodo pre-adottivo, sia nella vita familiare con i propri figli.

Spesso questi dubbi sono più insistenti rispetto a quelli dei genitori non adottivi, perché i bambini adottati portano con sé quella famosa valigia della storia, che può essere molto pesante da prendere in carico.

“La ferita dei non amati”, citando un famoso libro di Peter Schellenbaum, (che non è certamente esclusivo appannaggio di chi è stato adottato), è una ferita che cicatrizza molto lentamente e “guarisce” solo se adeguatamente curata e anche “amata” da chi si ne prende cura.

Le ferite da curare

Molti di noi si sentono incompresi, soli, abbandonati, non amati o amati troppo poco. Questi sentimenti hanno spesso origini lontane, legati a esperienze vissute nell’infanzia con le proprie figure di riferimento, che si sono radicati così profondamente da influenzare tutte le successive relazioni affettive. Un bambino adottato, di fronte a una frustrazione o a un rifiuto, anche quando relativamente “leggero”, come può accadere nella relazione fra bambini per esempio, può collegare questa esperienza al rifiuto ben più importante vissuto rispetto alla propria famiglia di origine, in special modo rispetto alla figura materna. Frasi come “non mi vuole nessuno…”, “è andata male anche questa volta…”, sono frasi che possono essere pensate o pronunciate di frequente e sono il segno di una vecchia ferita mai rimarginata e ancora dolorosa.

La sensazione di tradimento

 Chiunque di noi abbia vissuto una qualche esperienza di “tradimento” può solo immaginare cosa possa significare subirla dalle proprie figure di riferimento.

Il genitore adottivo si trova perciò a dover mettere in atto una funzione riparativa rispetto a chi lo ha preceduto nel ruolo, perché solo così si potrà offrire ai propri figli una prospettiva diversa, più ampia, rispetto al proprio valore, che li possa proiettare in un futuro costruttivo e positivo.

Ma come fare? Come “convincere” mio figlio che io non lo tradirò, non lo abbandonerò, non lo lascerò mai solo? La sincerità è un elemento importantissimo da offrire a questi bambini, che sono comprensibilmente sfiduciati nei confronti degli altri, soprattutto degli adulti e che hanno bisogno di percepire il controllo di quello che accade, più di altri.

La pazienza necessaria

Bisogna provare e riprovare insieme a costruire un rapporto di fiducia reciproco, offrendo come genitore la disponibilità all’ascolto, anche del dolore più profondo, che spesso non ha parole, ma si esprime solo attraverso sensazioni incodificabili, che rendono complicato il poterle raccontare all’altro.

Infine, è fondamentale non aspettarsi di raggiungere un risultato: i bambini sono fortemente sensibili a ciò che percepiscono come aspettative genitoriali e questo può compromettere il percorso che farebbero più naturalmente.

Come essere umani e come genitori è possibile solo offrirsi onestamente con i propri limiti e con le proprie risorse: i bambini possono apprendere dal nostro esempio come trasformare le loro frustrazioni, come fare a “digerire” le delusioni, come imparare a stare con gli altri, in maniera il più funzionale possibile.

“Questo è il nostro obbligo nei confronti del bambino: dargli un raggio di luce, e seguire il nostro cammino.” (Maria Montessori) 

Francesca Berti

Psicoterapeuta, Esperta di adozione internazionale