Psicologia della Adozione. Uno dei momenti più delicati dell’adozione internazionale: il primo incontro

I bambini dovranno affidare la propria vita a persone sconosciute e questo, soprattutto per chi ha già subito almeno un abbandono può essere fonte di grande paura. Come aiutarli?

Il primo incontro con un figlio è spesso immaginato in modo idealizzato, sia che si tratti del momento del parto che del primo incontro con un figlio adottivo. I genitori vivono solitamente l’attesa con tale intensità emotiva, in un’alternanza di gioia, impazienza, timore, preoccupazione da arrivare al momento del primo incontro con l’aspettativa che sia un momento perfetto di coronamento di tutto questo trasporto emotivo.

Riconoscere le proprie paure permette di “empatizzare” più facilmente con quelle del bambino

Nell’adozione soprattutto, il vissuto è spesso quello di un punto di arrivo di un lungo percorso denso anche di frustrazioni, la conclusione dell’attesa dello sconosciuto, la conclusione degli interrogativi a cui non si può ancora dare risposta. La costruzione di un’immagine idealizzata di questo primo incontro ha quindi la funzione di allontanare i timori dal vissuto cosciente e dare espressione alla sola gioia. Tanto più i timori e le ambivalenze non sono riconosciuti e affrontati dagli aspiranti genitori, tanto più questa idealizzazione dell’incontro può essere rigida e può essere difficile aspettarsi e accettare che le cose non vadano come le si è immaginate e il bambino, ad esempio, si mostri poco entusiasta di incontrare la coppia. Se marito e moglie sono invece aperti a riconoscere le proprie paure e ambivalenze sarà per loro più facile empatizzare con le paure e le ambivalenze del figlio che incontrano per la prima volta.

Il primo incontro è per il bambino un vero terremoto emotivo

Per il bambino il momento del primo incontro è un vero e proprio terremoto emotivo, il momento che segna un cambiamento radicale nella sua vita e come tale può creargli davvero moltissime ambivalenze: spesso i bambino desiderano molto a lungo una mamma e un papà che li amino ma non sanno come saranno, dovranno affidare la propria vita a persone sconosciute e questo, soprattutto per bambini che hanno già subito almeno un abbandono e spesso maltrattamenti proprio da parte delle persone che si prendevano cura di loro, può essere fonte di grande paura.

Inoltre, nel caso dell’adozione internazionale, la differenza di lingua rende difficile per il bambino capire i nuovi genitori e si può affidare solo al linguaggio non verbale per intuire le loro intenzioni: se i genitori riusciranno a mostrarsi aperti e felici dell’incontro ma anche rispettosi delle reazioni del bambino, qualunque esse siano, il piccolo coglierà più facilmente il messaggio di attenzione e intenzione di conoscere e accogliere proprio lui, con le sue paure.

La preparazione del bambino all’adozione e al primo incontro può fare una grande differenza ma, purtroppo, non tutti i Paesi di origine dei bambini curano al meglio questo aspetto che dovrà quindi essere compensato dalla preparazione e sensibilità dei genitori che, mantenendo un contatto con le proprie emozioni potranno empatizzare con quelle del bambino.

Irene Castellina – Psicologa Ai.Bi. Amici dei Bambini

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