PSICOLOGIA DELL’ADOZIONE. Perché i bambini appena adottati mangiano tantissimo?

Impostare delle routine chiare e regolari è salutare per i bambini, perché risulta rassicurante. Bisogna garantire però grande flessibilità, nel rispetto del loro bisogno di tempo per stabilizzarsi

Quando arrivano nella famiglia adottiva, molto spesso i bambini provengono da un periodo più o meno lungo trascorso in contesti di istituzionalizzazione.

Il numero elevato di bambini presenti e la strutturazione interna di questi luoghi “impone” un’organizzazione molto rigida, nella quale non è possibile garantire attenzione esclusiva fornita da una figura di riferimento affettiva, come avviene in famiglia. Ciò che accade perciò è che i bambini si ritrovano a vivere regolati da routine rigide e asettiche, da regole ferree, spesso da punizioni, che incutono loro paura. Rispettano le regole del vivere comuni per PAURA.

La nuova vita in famiglia. Una relazione affettiva!

L’introiezione delle regole sociali in famiglia avviene invece secondo un apprendimento veicolato da una relazione affettiva, che permette gradualmente di fare proprie quelle regole, anche quando il genitore non è presente. I bambini così acquisiscono la capacità di autoregolarsi rispetto all’espressione delle emozioni e alla messa in atto di comportamenti adeguati al raggiungimento dei propri bisogni, in relazione al contesto.

I bambini che sono stati adottati da poco, affrontano un nuovo ambiente di vita, nel quale “improvvisamente” si chiede loro di avere comportamenti adeguati sul piano emotivo e comportamentale, senza aver potuto precedentemente costruirne le basi.

Molti genitori raccontano che i figli nei primi periodi in famiglia presentano una disregolazione su molti piani. Alcuni hanno forti reazioni emotive rispetto a stimoli apparentemente poco attivanti, altri una forte difficoltà a tollerare le frustrazioni, con conseguenti agiti, spesso aggressivi. Inoltre, molti presentano atteggiamenti che riguardano l’acquisizione di un senso di controllo e padronanza sull’ambiente di vita, come accendere e spegnere ripetutamente gli interruttori di casa o aprire cassetti e frigorifero in maniera afinalistica.

Mangiare tanto e voracemente, Perché?

Un’alta percentuale di bambini presenta anche una tendenza spiccata nel mangiare in maniera vorace, in quantità significative, quasi senza un criterio selettivo rispetto ai nuovi sapori. Sì, non ci scordiamo che l’affiliazione passa anche dalla condivisione di sapori nuovi, caratteristici della nuova cultura di appartenenza. È una immersione totale in una nuova vita, e la maggior parte dei bambini la affronta con apertura, risultando molto coinvolta nelle nuove scoperte.

Un “caos primordiale”, difficile da decodificare per i genitori, che cercano di dare un senso compiuto e logico ai comportamenti dei figli.

In molti casi questa “voracità” sembra avere una funzione compensativa, sia rispetto alle carenze vissute, sia rispetto al contenimento di elementi ansiosi che sono presenti molto frequentemente nei bambini che si stanno adattando alla nuova vita. Non in rari casi i genitori hanno ritrovato riserve di cibo nascoste in camera dai bambini, sotto il letto o in un cassetto, quasi a garantirsi qualcosa che ancora percepiscono come molto precario, da cogliere al volo, “ora o mai più”. I bambini rispondono a vecchie situazioni vissute, nelle quali non avevano a disposizione niente da gestire in maniera autonoma, secondo i propri bisogni. Né i giochi, né il cibo.

Ci vuole tempo per costruire la fiducia

Col tempo i bambini acquisiscono maggior fiducia nella coppia genitoriale e trovano rassicurazione nella scoperta del funzionamento del nuovo ambiente di vita. Iniziano a padroneggiare la nuova lingua, con conseguente sensazione di maggior autoefficacia e di maggiore facilità nella comunicazione con gli altri. Di pari passo con questa evoluzione interna, procede la riduzione di comportamenti sregolati, soprattutto legati alla fisiologia, come rispetto alla qualità del sonno o dell’alimentazione, sia rispetto a cosa mangiano, sia rispetto a come lo fanno. Dopo un primo periodo di tempo la discriminazione cresce e i bambini diventano più selettivi rispetto al cibo.

Come negli affetti: se in un primo momento infatti molti bambini si approcciano a tutti gli adulti presenti in maniera analoga, col tempo discriminano le figure di riferimento rispetto agli estranei o ai conoscenti. Il legame fra gli aspetti emotivi e quelli comportamentali è molto forte.

La regolazione della “voracità”, perciò, si persegue lavorando su entrambi i piani, ma soprattutto su quello emotivo. Impostare delle routine chiare e regolari è salutare per i bambini, perché risulta rassicurante. Bisogna garantire però grande flessibilità, nel rispetto del loro bisogno di tempo per stabilizzarsi. E soprattutto è importante garantire un forte contenimento emotivo, offrendo comprensione, consolazione, riconoscimento e permettere così ai bambini di procedere positivamente nel processo di affiliazione, elaborando il passaggio adottivo in un clima di amore e di accettazione.

“La suprema felicità della vita è essere amati per quello che si è o, meglio, di essere amati a dispetto di quello che si è.”
(Victor Hugo)

Francesca Berti, Psicologa – Psicoterapeuta Ai.Bi.