Siria. Nella guerra che non si ferma continua la strage di bambini: nel 2017 sono stati il 50 per cento in più rispetto all’anno prima

I dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani certificano che nel 20 per cento dei casi, le vittime del conflitto sono minori

Il Paese martoriato dalle violenze è tra i primi tre luoghi più pericolosi nel mondo in cui l’infanzia si trova a crescere, al punto che gli stessi piccoli ormai hanno troppa paura anche di andare a scuola, laddove queste strutture continuano a funzionare

siria, oltre il 50% di bambini morti in più nel 2017 rispetto all'anno primaSi continua a morire in Siria e, anzi, la conta dei morti, lungi dal diminuire o ridimensionarsi, nel tempo mostra di diventare sempre più pesante: è quanto certificato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani (OSDH), secondo il quale l’anno scorso i bambini rimasti vittime di bombardamenti, cecchini, sparatorie o altri drammatici epiloghi sono stati il 50 per cento in più rispetto al 2016.

Un numero che è tanto più triste se si affianca a quello secondo cui il 20 per cento delle vittime totali delle guerre che sono ancora ‘accese’ su tutto il territorio siriano sono proprio minori: un’infanzia perseguitata e insanguinata che non viene tenuta in alcun conto dai contendenti sul terreno.

Anzi, sempre secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, quasi 200 bambini sono stati uccisi nell’enclave ribelle della Ghouta orientale da quando, a partire dal 18 febbraio scorso, l’area alle porte di Damasco è sotto l’assedio del regime siriano. Ma i rischi per il mondo dei piccoli siriani non sono finiti affatto. Attualmente restano circa 3,3 milioni di bambini ancora esposti a ordigni esplosivi in ​​tutto il Paese, con migliaia di scuole, ospedali e strutture ludiche colpite dalle cannonate dei mortai. Solo nell’ultimo mese, i bombardamenti del regime hanno provocato la morte di almeno 1.139 civili e il ferimento di altre 4.400 persone.

Non è un caso che la Siria, con Afghanistan e Somalia, risulti essere lo Stato più pericoloso in cui crescere come bambino: tra il 2005 e il 2016 risultano essere stati portati a segno 15.375 attacchi a istituti scolastici e ospedali, tanto che ora i piccoli hanno paura di andare a scuola e i loro genitori si guardano bene dal mandarli, con la paura di vederli tornare in una bara o con mutilazioni.

La tragedia siriana è una ferita all’infanzia che sta a cuore ad Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini. Per questo, in collaborazione con il proprio partner siriano Kids Paradise, opera sul territorio dal 2013 e ha già portato a compimento numerosi progetti di cooperazione internazionale, anche grazie al contributo economico di Regione Lombardia e Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

In particolare, sono state distribuite coperte e ceste alimentari per i 2/3 andate ai bambini, la più vulnerabile delle categorie.

Ma i più piccoli e innocenti tra le centinaia di migliaia di sfollati, profughi e abitanti che ancora rischiano di morire non per una bomba, ma per fame, sete, malattie o stenti, hanno bisogno ancora adesso di sostegno, cibo, coperte calde e di cure mediche: con il sostegno al progetto di Ai.Bi. ‘Non Lasciamoli Soli‘, che si prende cura dei bambini e delle loro mamme, siamo impegnati a fornire un aiuto all’infanzia che soffre: il contributo concreto di ciascuno può essere decisivo per la vita di un bambino siriano ed è certamente il miglior modo per dire il proprio ‘basta’ al conflitto nel Paese.

Fonte: TPI