BAMBINIxLAPACE. Storie di bambini ucraini che vivono la guerra

4 anni di guerra; quasi 700 minori uccisi, oltre 2400 feriti… Ma dietro questi numeri, terribili, della guerra in Ucraina, ci sono migliaia di storie di ragazze e ragazzi che provano a non perdere la speranza nel futuro

Quando si parla di guerra in Ucraina, (ma succede così per tutti i grandi fatti della storia che coinvolgono milioni di persone) ci si sofferma sui numeri che, nella loro fredda precisione aiutano a dare un’idea della dimensione del conflitto e delle sue conseguenze. Così si parla di “oltre 4 anni” di guerra, di “milioni di sfollati”, di 690 bambini ucraini morti, di 2.406 minori feriti (secondo il conteggio dell’ufficio del procuratore generale, aggiornato al 24 marzo 2026)… Il problema dei numeri, però, è che nella loro precisione rischiano di far dimenticare come, dietro ciascuno di essi, ci siano delle storie reali. Ci siano paure, sogni infranti, speranze, difficoltà quotidiane che dai numeri non traspaiono, ma che costituiscono il vero dramma di ogni emergenza e, a maggior ragione, di ogni guerra.
Sky News UK ha provato a raccontare proprio queste storie, raccogliendo le dichiarazioni di alcuni bambini che, dall’Ucraina, spiegano cosa significhi, nel concreto, crescere durante un conflitto di questa portata.

Andata e ritorno

C’è Kateryna, per esempio, oggi quattordicenne di Černihiv, una città nel nord dell’Ucraina vicino al confine con la Bielorussia, che allo scoppio della guerra aveva 10 anni e non riusciva nemmeno a immaginare cosa significasse davvero quella parola. Poi, un giorno, si è trovata i carri armati che sfilavano per la strada davanti a casa: non li aveva mai visti prima. Le prime tre notti, con la famiglia, è rimasta nascosta in cantina, contando le esplosioni e cercando di dormire; ma ai primi di marzo, proprio nel giorno del suo compleanno, è stata costretta a scappare. La prima notte ha dormito, con la famiglia, ospite di una gentile famiglia di Brovary, città circa 120 chilometri più a sud di Cernihiv, nella periferia est di Kiev. La notte successiva a Khmelnytskyi, ad altri 350 chilometri di distanza, nell’Ucraina orientale. Qui è stato detto alla famiglia di fermarsi solo in luoghi bui, perché gli elicotteri russi potevano sorvolare la zona.
La terza notte si sono sistemati in un asilo dall’altra parte del paese, dove Kateryna e la sua famiglia sono rimasti per 40 giorni prima di poter tornare a casa. “È stato il periodo più difficile della mia vita”, racconta.
Oggi, dice di aver scoperto l’importanza della “creatività”: scrivere aiuta Kateryna a non pensare in continuazione alla guerra, funzionando come una sorta di “terapia” che la aiuta a restare forte.

Non perdere la volontà di dare un senso al tutto

Dello stesso tenore il racconto di Hanna, che nel 2022, quando aveva 14 anni, ha visto il palazzo in cui viveva, a Zaporizhzhia, crollare sotto i colpi dei missili. Tutti sono sopravvissuti, ma fare i conti con il fatto che la propria casa non c’era più non è stato semplice. Lei ha reagito, consapevole che “la minaccia non poteva distruggere” il fatto di dare un senso e uno scopo alla sua vita. Così si è impegnata nel volontariato, in progetti culturali in città…venendo in contatto con moltissime persone. Certo, avrebbe preferito che l’invasione non fosse mai avvenuta, ma ha imparato a convivere con quella realtà e ad affrontare gli ostacoli giorno per giorno. Ai droni che ronzano in sottofondo “sono ormai abituata” – dice – ma anche a imbattersi in esempi di resilienza a ogni angolo, come quando ha ritrovato un bar, sistemato e riaperto una settimana dopo che un terribile attacco russo lo aveva distrutto.

La speranza dei bambini ucraini è appesa a un filo

Quelli raccontati sono solo due esempi delle infinite storie “nascoste” dietro i numeri. Storie che aiutano a tenere annodato quel “filo della speranza” che lega ragazze e ragazzi dell’Ucraina a un futuro diverso.
Ai.Bi. Amici dei Bambini con il progetto BAMBINIxLAPACE ogni giorno porta ai minori e le loro famiglie aiuto concreto, supporto psicologico e attimi di vita “normale”, in un tempo che normale non è.
Ecco perché oggi più che mai c’è bisogno del tuo aiuto: per non far spezzare il filo della speranza. EMERGENZA UCRAINA