Affido familiare. Accogliere cambia le storie

Il Tavolo Nazionale Affido lancia un appello per rilanciare l’accoglienza: tra prevenzione, buone pratiche, la necessità di risorse stabili per tutelare il futuro dei minori e l’istituzione di una Giornata Nazionale dell’Affidamento Familiare

Nel quarantesimo anniversario della Legge 184/1983, il Tavolo Nazionale Affido ha riunito a Roma istituzioni, studiosi, famiglie e operatori nell’incontro “Accogliere Cambia le Storie”, con l’obiettivo di rilanciare l’affidamento familiare come risposta concreta ai bisogni dei minori e delle famiglie fragili. Al centro del confronto, una visione dell’affido non più come misura residuale, ma come strumento preventivo, capace di intervenire prima che la crisi familiare diventi rottura.

Affido: atto di fiducia comunitario

A introdurre la riflessione è stata la professoressa Raffaella Iafrate, che ha invitato a leggere l’affido come una forma di reciprocità e non di semplice aiuto unidirezionale. Secondo la docente di psicologia sociale, delegata pari opportunità dell’Università Cattolica di Milano, l’esperienza affidataria è un “atto di fiducia comunitaria” che coinvolge famiglie, servizi, scuola, tribunali e reti sociali, e che funziona davvero solo se ciascun attore riconosce il valore dell’altro e opera per il bene del bambino. Iafrate ha inoltre sottolineato che l’affido protegge l’“essere figli”, cioè il legame del minore con la propria storia, sostenendo ciò che manca senza cancellare ciò che esiste.

Non “eroismo” ma gesto radicato nella cultura italiana

La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella ha richiamato il valore umano e comunitario dell’accoglienza, definendo l’affido un gesto naturale della cultura italiana e non un atto eroico isolato. Nel suo intervento ha ricordato che le politiche pubbliche devono ricostruire reti e non sostituire le famiglie, e ha indicato nella legge 37/2026 un primo passo verso una politica organica sull’affido, con registri nazionali e territoriali e un Osservatorio nazionale dedicato. La ministra ha anche richiamato le quattro azioni previste nel Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza:
– promozione della cultura dell’accoglienza
– rafforzamento della funzione preventiva dell’affido
– sostegno alle famiglie
– monitoraggio delle pratiche.

A tutte le età

Il documento presentato dal Tavolo Nazionale Affido insiste anche sull’urgenza di intervenire prima della crisi, con un affidamento preventivo che rafforzi le competenze dei genitori biologici e tuteli la continuità affettiva dei minori. Grande attenzione è stata dedicata ai bambini più piccoli, soprattutto nella fascia 0-5 anni, per i quali i ritardi burocratici possono trasformarsi in danni permanenti nei primi mille giorni di vita.
L’incontro ha ribadito inoltre che l’affido non può esaurirsi con la maggiore età: il prosieguo amministrativo resta essenziale per neomaggiorenni, minori stranieri non accompagnati e ragazzi con disabilità o bisogni speciali. Da qui la richiesta di rafforzare la rete tra pubblico e Terzo Settore, rendere omogenei i diritti sul territorio nazionale, stabilizzare le risorse per i Centri Affidi e promuovere una narrazione positiva dell’accoglienza anche attraverso i media.

Atto di responsabilità collettiva

Durante la giornata si sono susseguiti altri interventi, sia da parte delle istituzioni, con Maria Teresa Bellucci, viceministro del lavoro e delle politiche sociali, Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e per l’adolescenza, Pasqualina Straface, conferenza delle regioni – commissione politiche sociali; Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia – delegata ANCI; sia di esperti come Arianna Saulini, coordinatrice gruppo di lavoro per la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – gruppo CRC.
In generale, è stato sottolineato, in tema con il titolo dato all’incontro, come l’accoglienza “cambi” le storie delle persone e delle famiglie. L’affido, in questo senso, è un gesto forte che cambia non solo la vita di un bambino e delle due famiglie coinvolte (quella d’origine e quella affidataria), ma modifica la comunità che lo accoglie. In un tempo segnato da sfiducia e polarizzazione, l’affido torna a essere un atto di responsabilità collettiva, un investimento sul futuro, un modo concreto per proteggere l’infanzia.
Da qui l’impegno delle istituzioni per rivalutare e rivalorizzare in ogni istante e ambito l’affido familiare, garantendo la piena attuazione delle linee di indirizzo per l’Affidamento Familiare e sostenendo l’istituzione della Giornata Nazionale dell’Affido, quale segno concreto di riconoscimento e responsabilità che impegni la collettività a sostenere una narrazione positiva di questo fondamentale istituto.

Informazioni e richieste sull’affido familiare

Chiunque volesse approfondire la conoscenza dell’affido familiare e riflettere sulla propria disponibilità a intraprendere questo percorso, può partecipare agli incontri organizzati da Ai.Bi. Tutte le informazioni si trovano alla pagina dedicata del sito dell’Associazione.