Testamento annullato: i 20 milioni vanno al figlio. Quando una clausola non regge alla legge

La spiegazione su perché un tribunale abbia ritenuto nullo un testamento che assegnava l’intero patrimonio alla compagna di un imprenditore con “la clausola” che, alla morte di lei, passasse interamente al figlio

Ha fatto molto parlare la vicenda che ha visto “contrapposti” in tribunale una mamma e suo figlio minorenne per via di un testamento da 20 milioni di euro che il Tribunale di Varese (con conferma della Corte d’Appello di Milano della sentenza di primo grado) ha ritenuto nullo, destinando l’intera somma al figlio.

I contorni delle vicenda

Inizialmente, l’imprenditore autore del testamento aveva lasciato tutto il patrimonio alla compagna, madre del suo unico figlio, con la clausola, però, che alla morte della donna i beni sarebbero andati interamente al bambino e non ad altri eventuali eredi avuti nel frattempo dalla donna.
All’indomani della letture del testamento, era stato uno zio a sollevare la questione della legittimità di questa decisione. Da qui la causa che ha portato alla sentenza di annullamento, confermata in Appello.

Volontà e limiti di legge

Il punto decisivo è propri la clausola voluta dall’imprenditore con la quale, di fatto, chiedeva che la compagna amministrasse il patrimonio per poi nominare a sua volta unico erede il figlio. Una previsione che il Tribunale ha giudicato illegittima perché somigliante alla cosiddetta sostituzione fedecommissaria, una figura ammessa solo in casi particolari e molto limitati dalla legge

Il nodo tecnico

In parole semplici, il testatore non può imporre a una persona di ricevere un’eredità “a tempo” per poi trasmetterla obbligatoriamente a un’altra, se non nei casi previsti dalla legge. La sostituzione fedecommissaria è infatti consentita soltanto per tutelare soggetti giuridicamente incapaci o in situazioni eccezionali, mentre nel caso esaminato il figlio era minorenne ma in buona salute.
Proprio per questo i giudici hanno ritenuto nulla quella clausola, e con essa è caduto l’impianto complessivo delle disposizioni testamentarie.
La conseguenza è che l’intero patrimonio va ora al ragazzo, che ne potrà disporre liberamente nel momento in cui diventerà maggiorenne.
Questa storia insegna, ancora una volta, che le disposizione testamentarie non possono travalicare i confini fissati dalla legge, pena l’annullamento del testamento stesso.
Come più volte sottolineato da Ai.Bi. Amici dei Bambini, la cosa migliore è affidarsi sempre al supporto di un professionista.

A cura dell’Ufficio Diritti di AiBi Amici dei Bambini ETS

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