La guerra che rimane negli occhi dei bambini

Nastea e Nicole sono due bambine scappate dall’Ucraina e arrivate in Moldova. Sono “fortunate”, perché ce l’hanno fatta, perché sono con le loro mamme e perché sono state accolte e possono giocare nella ludoteca del Moldexpo, a Chisinau. Ma nei loro occhi smarriti rimane l’orrore della guerra e il vuoto di un’infanzia perduta sotto le bombe, in una città come tante del Donbass

Questa volta, dal campo per i profughi scappati dall’Ucraina di MoldExpo, in Moldova, non arrivano storie particolari di iniziative portate avanti, di nuovi bandi cui aderire, di autorità o personaggi noti venuti in visita. Non ci sono dichiarazioni di politici né, per fortuna, rinnovati allarmi di un futuro sempre più incerto.

Negli occhi dei bambini

Questa volta, da quell’isola di gioco e di precaria serenità, aggrappata con caparbietà ai sorrisi dei bambini e l’entusiasmo degli animatori come agli scogli che proteggono dal turbolento mare che c’è tutt’intorno, arrivano semplicemente i volti di due bambine: Nastea e Nicole.
Sono due amiche, che fino a pochi giorni fa vivevano nella regione di Nikolaev, nel sud dell’Ucraina. Una regione che si trova tra le città di Cherson e Odessa, proprio in quei territori dove, oggi, si concentrano le offensive più dure dell’esercito russo.
Nastea e Nicole sono arrivate in Moldova insieme alle loro madri e non le perdono di vista un istante, per paura di rimanere sole.
Così, anche quando hanno visto la Ludoteca colorata all’interno del MoldExpo, con i giochi, i disegni e tutti gli oggetti che richiamavano loro quell’infanzia improvvisamente abbandonata da qualche parte tra le pianure del Donbass e la anse dei fiumi Ingul e Bug che bagnano Nikolaev, hanno frenato il loro istinto di corrervi dentro, fermandosi sulla soglia e chiamando le loro madri.

Una ludoteca da cui ripartire

Ed è con le loro madri, quindi, che hanno passato un’intera giornata nella ludoteca, vicino agli altri bambini ma senza interagire con loro. I minori che sono da più tempo nel campo ormai si conoscono e, con gli animatori, giocano, gridano, scherzano, ballano. Nastea e Nicole ancora no.
Aggrappate alle mani delle loro mamme sono rimaste zitte, guardando tutto quel correre e giocare che, dopo una fuga precipitosa, dopo il rumore delle bombe, dopo aver lasciato, chissà dove, amici e parenti, persino ai loro occhi di bambine fa fatica a sembrare del tutto normale.
Tornerà il tempo di giocare, di mollare le mani delle mamme e correre con gli altri bambini. Ma non ora. Gli animatori hanno capito il loro disagio e hanno lasciato alle bambine il tempo e lo spazio per adattarsi: non sarà facile, lo sappiamo, ma, per adesso, questo è tutto quello che si può fare per loro. Ed è tutto quello da cui Nastea e Nicole possono provare a ripartire.

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