Bambini in alto mare
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Minori stranieri non accompagnati. Regioni italiani alle prese con gli albi per i tutori legali volontari ma molto resta ancora da fare sull’affido familiare

Un percorso personalizzato per ogni minore non accompagnato arrivato in Italia è uno degli obiettivi della  legge per la protezione dei minori stranieri non accompagnati (legge Zampa) che, oltre a sancire la priorità dell’affidamento familiare dei minori stranieri non accompagnati rispetto al ricovero in una struttura di accoglienza, ha  stabilito che ogni Regione si attivasse – entro 3 mesi dall’approvazione della stessa – per costituire un elenco di volontari disponibili ad assumere la tutela dei minori stranieri non accompagnati. Le famiglie che desiderano candidarsi a diventare tutore di un minore non accompagnato dovranno della propria regione di residenza.

Oggi i ragazzi sono seguiti da figure istituzionali che non riescono a dedicargli le giuste attenzioni ed è proprio per ovviare al problema che le Regioni hanno provveduto ad avviare corsi di formazione per consentire ai volontari che vorranno prendere in carica un minore di fornire loro la migliore assistenza.

L’obiettivo, ha sottolineato la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza Filomena Albano, è creare “un modello di cittadinanza attiva e di genitorialità sociale”.

Che sia nei tempi previsti o con un po’ di ritardo, tutte le Regioni stanno istituendo gli albi e lanciando appelli alla cittadinanza purché possano diventare tutori legali dei misna: Friuli Venezia Giulia ,Basilicata, Puglia, Sicilia, Emilia Romagna e Veneto non hanno ancora pubblicato il bando per individuare i tutori legali volontari ma assicurano che lo faranno “a brevissimo”. Le altre regioni sono invece in regola. L’Emilia Romagna ha avviato i primi corsi di formazione nel 2014 e in Sicilia dal 2013 sono stati messi a disposizione del tribunale dei minori oltre 150 tutori.

Per prassi, fino ad oggi il tutore era una figura istituzionale e cioè un sindaco, un assessore o un ente locale di residenza del minore: il risultato è che in alcuni Comuni una sola persona si ritrovava a essere responsabile legale di centinaia di minori senza riuscire, inevitabilmente, a seguire l’iter di regolarizzazione di ciascuno finendo così a dover delegare il lavoro agli assistenti sociali dei ragazzi, spesso già sovraccarichi. Con questo progetto invece, si ricerca il tutore all’interno della società civile. L’idea è che a ogni tutore venga affidato un solo minore, in modo da creare percorsi personalizzati. Garanti regionali e tribunali dei minorenni dovranno fare riferimento a linee guida nazionali e operare in sinergia, con la supervisione dell’Autorità Garante. Ben più di un rappresentate legale dunque: compito del tutore sarà seguire il minore nel suo percorso educativo e di integrazione, interpretarne i bisogni, preoccuparsi del suo benessere psico-fisico ed eventualmente amministrarne il patrimonio. Un vice-genitore, insomma, che non accoglie in casa ma è presente nei momenti cruciali della crescita. La domanda per candidarsi come tutori si può scaricare sul sito dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza (www.garanteinfanzia.org) e va inviata all’indirizzo: tutorivolontari@garanteinfanzia.org.

Nel 2016 sono arrivati in Italia 25.846 minori stranieri non accompagnati. Di moltissimi – oltre la metà – si sono perse le tracce. A dicembre 2016 i minori presenti sul territorio erano poco più di 17mila.

L’auspicio è che con i nuovi albi regionali si accorcino i tempi per l’assegnazione dei tutori e che tutte le regioni – come stabilito dalla legge Zampa – diano priorità all’affidamento familiare dei minori stranieri non accompagnati rispetto al ricovero in una struttura di accoglienza.

“Resta fondamentale il ruolo delle Famiglie affidatarie, quale prima misura di accoglienza” – commenta il responsabile della  campagna Bambini in Alto Mare, Diego Moretti –  “in quanto il tutore non sostituisce la possibile famiglia affidataria e l’affidamento familiare è l’unica misura che garantisce un’accoglienza giusta, diffusa e di tipo familiare”.

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