Ucraina. Finché le persone parlano, c’è ancora la speranza di un po’ di giustizia

La giornalista Natalya Gumenyuk parla del Reckoning Project, iniziativa nata per dare testimonianza dei crimini di guerra commessi in Ucraina e per non dimenticare le storie delle persone che i “numeri” non possono raccontare

Quando si parla della guerra in Ucraina, ma, più in generale, di tutte le guerre, l’inevitabile necessità di sintetizzare e di dare un senso immediato ai fatti porta a utilizzare la scorciatoia dei numeri. Così, si denunciano notti con 7 missili e 300 droni; si parla di 691 minori morti e 2426 feriti; si racconta di “migliaia” di sfollati.
Il fatto, però, è che dietro a ogni singola cifra di quei numeri ci sono delle storie e delle vite che rimarranno, finché dura, solo nella memoria di pochi.

Il dovere di raccontare

È da questa consapevolezza che è nato il Reckoning Project, un’iniziativa pensata in risposta all’invasione russa dell’Ucraina proprio per “porre fine al ciclo” che vede i crimini di guerra restare impuniti, nascosti dietro numeri generici, e la violenza ritornare sempre. Reckoning Project vuole colmare “il divario tra le atrocità e la responsabilità, al fine di costruire un mondo più sicuro e più giusto”.
La strumento è proprio quello del racconto, sostenuto fornendo a ricercatori e giornalisti gli strumenti necessari a documentare i crimini di guerra e trasformarli in testimonianze. Come recita il sito: “Unendo il rigore giuridico alla forza della narrazione umana, il Reckoning Project garantisce che la verità venga preservata, sia nei tribunali sia nell’opinione pubblica”.
Questo progetto è a sua volta nato all’interno dell’Institute for War & Peace Reporting, un’organizzazione internazionale non profit che sostiene giornalismo e società civile nelle aree di conflitto, crisi e transizione politica. The Reckoning Project: Ukraine Testifies è nato come progetto sostenuto e incubato da IWPR nel primo anno di attività, per formare giornalisti di guerra ucraini a raccogliere testimonianze utilizzabili anche in sede giudiziaria.

Per non dimenticare

Tra le testimonianze riportate c’è quella della giornalista Natalya Gumenyuk, che ha raccontato come, per lei, la guerra sia iniziata nel 2013, mentre con i redattori del suo giornale stava assistendo al giuramento del nuovo governo insediato dopo la vittoria della rivoluzione e la caduta del precedente governo autoritario. Ma non avevano fatto in tempo a scrivere un appello affinché il nuovo governo si impegnasse a mantenere le promesse della rivoluzione, che la Russia invase la Crimea. “Così è iniziatala guerra – racconta Gumenyuk – e il il nostro team del Public Interest Journalism Lab ne ha dato notizia per tutto questo tempo”.
Poi, con l’invasione su larga scala del 2022, le cose sono cambiate ed è iniziata la lotta per far sì che i crimini di guerra commessi non venissero dimenticati. Poiché la Russia cerca di cancellare quelle storie – prosegue la giornalista: “il mio compito era quello di trovare giornalisti in grado di registrare le storie in modo che rimanessero per sempre… È stato l’inizio di qualcosa di nuovo”. Quello che, appunto, sarebbe poi diventato il Reckoning Project e la ricerca di un po’ di giustizia per l’Ucraina.

Non vendetta, ma giustizia per l’Ucraina

All’inizio del progetto, lo stesso suo senso non era del tutto chiaro agli ideatori, fino a quando una signora di Kramatorsk, Olenna, non confidò a Natalya Gumenyuk, insieme alla sua storia, una riflessione: “La mia vita è rovinata – disse – ma non credo nella vendetta. Penso che quelli che hanno fatto questo a mio marito dovevano essere fermati, affinché la vita di qualcun altro non venisse distrutta”.
Da allora, il team del Reckoning Project ha raccolto circa 600 testimonianze. Almeno la metà delle persone che le hanno raccontate vivono sotto occupazione, mentre l’altra metà è riuscita a fuggire. “Nonostante tutto questo orrore – conclude Gumenyuk – continuo a pensare che nell’Ucraina liberata la vita sia ancora possibile… [e] finché le persone parlano, finché le loro voci ci sono, penso che stiamo portando un po’ di giustizia”.

Il tuo messaggio di speranza ai bambini dell’Ucraina

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