Adozione Internazionale. Come fanno questi bambini a sorridere nonostante quello che hanno passato?”

Le reazioni di un partecipante al corso informativo di Ai.Bi. rivelano come conoscere la realtà degli istituti trasformi la percezione dell’accoglienza e ricordi l’importanza di dare una risposta al diritto di ogni minore di avere una famiglia

Chiunque entri in contatto con la realtà dei bambini che vivono in istituto, soprattutto se si sta preparando alla loro accoglienza in famiglia, non può che uscirne trasformato. Almeno dal punto di vista della percezione di un’emergenza che riguarda milioni di bambine, bambini e adolescenti nel mondo.

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È possibile guardare oltre lo schermo?

È accaduto durante uno dei corsi informativi di Ai.Bi. sull’adozione internazionale, percorsi che innanzitutto aiutano persone singole e coppie a intraprendere un cammino di consapevolezza, prima di potere diventare reale risorsa per quei minori che vivono in istituto. È un cammino che spinge a superare idee preconcette e ad aprire lo sguardo sui bisogni reali di bambini e ragazzi spesso definiti “grandi”, ma che di “grande”, anzi di enorme, hanno solo il desiderio di affetto e futuro.
La testimonianza di cui parliamo oggi appartiene a un partecipante single di 50 anni: una testimonianza inviata ad Ai.Bi. al termine della visione di alcuni video trasmessi durante il corso, in cui erano protagonisti bambini grandicelli, vicini all’adolescenza o già adolescenti.

Senza perdere il sorriso

Il primo elemento ad emergere è la resilienza dei minori, abituati a sopravvivere in contesti privi di relazioni fondamentali.
“Mi chiedo – scrive il partecipante: ma come fanno questi bambini a essere sorridenti nonostante quello che hanno passato?”
Nel ripercorrere le immagini dei ragazzi, il racconto si fa preciso e partecipe, in quanto a poco a poco emerge la loro storia: ed è da qui in avanti che il coinvolgimento si fa più profondo. Di fronte a ragazzini di 14 e 12 anni, il partecipante coglie da un lato le loro sofferenze pregresse, ma dall’altro non può fare a meno di notare che uno di loro “ha un viso da strapazzare, fa venire voglia di strapazzarlo di coccole, troppo simpatico con quei dentoni in bella vista!”

Il dramma dei care leavers

L’attenzione si sposta poi su un giovane neo maggiorenne, esempio e simbolo di chi, avendo vissuto senza alcuna famiglia, rischia di uscire dai circuiti di tutela e protezione e di dover trovare da solo la sua strada nella vita.
“Quel giovane non è riuscito a trovare una famiglia mentre era minore ed ora deve lasciare l’istituto che era il suo unico punto di riferimento. Mi si stringe il cuore”.

Bisogno di certezza e stabilità

Per quanto si tratti di impressioni scritte a caldo dopo un forte coinvolgimento emotivo, l’aspirante genitore si rende conto che potrebbe crescere in lui la disponibilità ad accogliere ragazzi di fasce d’età spesso considerate complesse, che impauriscono.
“L’età difficile dei 14/16 anni è quella dei contrasti e delle ribellioni – scrive – ma credo che questi ragazzi abbiano bisogno prima di tutto di un punto di riferimento familiare”. E quindi di certezze, di stabilità affettiva, di cura.

Informarsi per crescere e per conoscere

Il percorso che inizia, grazie agli incontri informativi, rappresenta uno strumento utile per l’evoluzione personale, in cui il sogno e “la speranza di poter un giorno diventare genitore e aiutare qualcuno di questi ragazzi” si sono accesi.
E se all’inizio l’idea era di poter essere genitore di un solo minore, dopo questo incontro la disponibilità si è allargata, almeno nelle intenzioni.
Questa voce dimostra come l’informazione e la conoscenza diretta della realtà degli istituti possano trasformare la percezione dell’accoglienza, ricordando l’importanza di dare una risposta immediata e concreta al diritto che ogni minore ha di crescere nell’amore di una famiglia.

A cura del team di Adozione Internazionale di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.
Ai.Bi. organizza periodicamente anche dei corsi pensati per dare alle coppie che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’adozione, dando loro le nozioni base sulla normativa di riferimento, le procedure da espletare, la presentazione della domanda di idoneità, ecc. A questo link si possono trovare tutte le informazioni relative al prossimo corso online “Primi passi nel mondo dell’Adozione Internazionale”.

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