La crisi demografica in Cina: mancano all’appello più di tre milioni di bambini 

Per il quarto anno consecutivo la popolazione diminuisce, tra eredità della politica del figlio unico e calo dei matrimoni

La popolazione cinese continua a diminuire, segnando il quarto anno consecutivo di calo e confermando che il gigante asiatico è ormai bloccato in una drammatica fase di stagnazione demografica.

I dati

Lo scorso anno, i 7,92 milioni di bambini nati sono stati superati dai circa 11,31 milioni di decessi, con un saldo negativo di 3,39 milioni di persone. Il tasso di natalità ha toccato un nuovo minimo storico, 5,63 nascite ogni mille abitanti, sotto il già basso 6,39 del 2023. La popolazione totale si attesta ora a 1,4 miliardi, confermandosi seconda al mondo dopo l’India.

La politica del figlio unico

Le radici di questa crisi risalgono alla controversa politica del figlio unico, attiva per decenni. L’esperimento sociale, volto a frenare l’esplosione demografica, ha lasciato ferite profonde: aborti e sterilizzazioni forzate, bambini mai registrati e famiglie pesantemente multate. Nonostante Pechino abbia invertito la rotta, promuovendo politiche di sostegno alla natalità e stanziando 90 miliardi di yuan per sussidi all’infanzia, i risultati tardano ad arrivare. Lo stesso presidente Xi Jinping ha sottolineato la necessità di “mettere in sicurezza la popolazione” e di sviluppare una nuova cultura del matrimonio e della procreazione, ma le unioni continuano a calare: nel 2024 sono stati celebrati 6,1 milioni di matrimoni, con un calo del 20,5% rispetto all’anno precedente.

L’invecchiamento della popolazione

Il fenomeno, definito da Yi Fuxian, demografo dell’Università del Wisconsin-Madison, paragonabile al livello del 1738, è alimentato da un mix di fattori culturali, economici e storici. L’invecchiamento della popolazione è forse la sfida più urgente: gli over 60 sono oggi 323 milioni, pari al 23% del totale, e secondo le proiezioni delle Nazioni Unite metà dei cinesi potrebbe avere più di 60 anni entro il 2100. La quota di popolazione in età lavorativa è già calata dal 69,2% del 2012 al 62,6% del 2023.
Secondo il Mercator Institute for China Studies, questo calo demografico si tradurrà in carenza di manodopera, riduzione della produttività e maggiore pressione fiscale per pensioni e sanità. In altre parole, la capacità della Cina di sostenere i suoi piani di modernizzazione e di crescita economica a lungo termine è messa a rischio, evidenziando come il retaggio della politica del figlio unico continui a pesare sulla società e sull’economia del paese.