Maria Teresa Poggiato: “Ho aspettato 8 anni per adottare Artur”

canziIn occasione della serata di sensibilizzazione sul tema dell’accoglienza, organizzata da Ai.Bi. in collaborazione con il Comune di Villanuova, la Comunità Valle Sabbia e i Comuni di Gavardo, Roè Volciano e Vobarno (che si terrà venerdì 10 maggio alle ore 21.00, presso la sala Consiliare di Villanuova, a Brescia), abbiamo raggiunto telefonicamente la dott.ssa Maria Teresa Poggiato, giudice tutelare e una delle prime volontarie di Ai.Bi., che ha dato il via alla realizzazione del centro servizi alla famiglia Pan di Zucchero, progetto che verrà presentato proprio in questa occasione. Alla serata presenzierà anche Cristina Riccardi, delegato politico all’affido e servizi di accoglienza familiare temporanea.

Dott.ssa  Poggiato, Lei è mamma di Artur, un bimbo che ha adottato in Moldova, dopo aver avuto 2 figli biologici. Cosa l’ha spinta a pensare all’adozione internazionale dopo due parti naturali?

Questa dell’adozione era una scelta che io e mio marito avevamo preso ancor prima di sposarci. È una scelta a monte. Forse maturata anche grazie al fatto che entrambi siamo degli ex capi scout a Melegnano. Che avessimo avuto o meno dei figli naturali, noi avevamo già deciso di adottare un bambino. Quando i nostri due figli avevano quasi tre e quasi 5 anni abbiamo deciso di iniziare l’iter adottivo; era il mese di luglio 1998 e Artur era nato da pochi giorni!! Siamo andati a prenderlo purtroppo 8 anni dopo e lui dopo un po’ che era con noi ci ha detto “ma perché non siete venuti subito?” Questa è la risposta al Presidente del Tribunale di Roma che dice che i bambini grandicelli non devono essere adottati: al questionario di Ai.Bi. ho risposto che l’adozione deve essere una possibilità anche per quelli grandi!

Il suo grande impegno e il suo coinvolgimento nella realizzazione di un centro servizi alla famiglia in Valle Sabbia a cosa è dovuto? Cosa la motiva così tanto a lavorare per i bambini e le famiglie in difficoltà? 

È una mia passione personale per i bimbi abbandonati che ho sempre avuto, sin da giovane. Sono stata in Brasile con Ai.Bi. proprio per dare il mio contributo e aiutare come potevo i piccoli che si trovavano negli istituti. Dopo la condivisione dell’adozione, io e mio marito abbiamo sentito forte il desiderio di aprire un Gruppo Locale Famiglie che concretamente aiutasse i tanti minori che ancora vivono in istituto: il ricordo degli sguardi dei bambini che Artur ha salutato il giorno in cui ha lasciato l’istituto, era, ed è ancora, molto vivo! Questa passione, io e mio marito, l’abbiamo così condivisa con gli amici che hanno accettato di essere volontari per ai.Bi.: quello che il nostro GLF ha fatto e continuerà a fare è possibile solo perché ognuno di noi dà il proprio contributo…io e mio marito da soli non avremmo fatto nulla! Siamo riusciti nel nostro intento anche grazie a mio figlio Artur. Senza di lui non avremmo avuto l’adesione di tutti i nostri amici. Mi piace ricordare le parole di Carlo Maria Martini quando aveva detto che CHI E’ ORFANO DELLA CASA DEI DIRITTI, DIFFICILMENTE SARA’ FIGLIO DELLA CASA DEI DOVERI. Questo pensiero che non conoscevo è stato ricordato da Giuliano Pisapia alla morte del Cardinale è da me condiviso in pieno: anche da magistrato sono convinta che sia difficile chiedere il rispetto delle regole e un contributo a questo mondo a chi da questo mondo non ha avuto un aiuto.

Il centro servizi alla famiglia Pan di Zucchero mira a mettere in contatto da una parte le famiglie in difficoltà, dall’altra quelle volontarie disponibili all’accoglienza, al fine di colmare quella lacuna della prossimità famigliare ormai non più esistente nella nostra società; come siamo arrivati a questa mancanza? Quali sono secondo lei le cause che minano le fondamenta della stabilità del nucleo familiare?

Siamo troppo egoisti ed individualisti e ci preoccupiamo solo del nostro piccolo orticello, ci preoccupiamo solo che i nostri figli stiano bene, senza pensare ai bambini che hanno bisogno. Soprattutto poi in questo periodo di crisi economica che ha colpito anche la nostra zona. In questo egoismo, poi, i genitori di oggi sono più preoccupati di allontanare i bambini che sono in difficoltà piuttosto che cogliere l’occasione per educare i propri figli a crescere nella diversità, nella complementarietà e nell’uguaglianza; la scuola, ma anche le altre realtà educative, sono i luoghi in cui si esprime l’egoismo di noi adulti.

Fra le attività del progetto, sono previsti anche eventi di raccolta fondi. Avete già pensato a quali in particolare?

Sì, abbiamo già pensato alla raccolta fondi. Intanto, per la Festa della Mamma, domenica prossima, abbiamo organizzato una vendita di piantine il cui ricavato andrà totalmente al progetto. In autunno, invece, organizziamo uno “spiedo”, che è un piatto tipico bresciano. A questa cena, invitiamo i nostri amici che hanno il desiderio, oltre che la possibilità, di dare un contributo economico per sostenere i nostri progetti. La cena è un’occasione per raccontare cosa abbiamo fatto durante l’anno. In ultimo abbiamo, la domenica prima di Natale, la classica vendita dei panettoni.