Non posso accogliere in casa mia un bambino abbandonato, va bene ugualmente un’adozione a distanza?

Attivando un’Adozione a Distanza di un orfanotrofio è possibile garantire, un futuro come figlio ad ognuno dei bambini colpiti dal grande male dell’abbandono

 

Cari Amici di Ai.Bi.,

è da giorni che penso all’appello del Papa sull’Adozione che devo mi dire mi ha colpito molto. Purtroppo per una serie di gravi motivi, non posso adottare un bambino né prendere uno in affido, ma vorrei comunque fare qualcosa di concreto per dare il mio piccolo aiuto ad un bambino abbandonato perché venga accolto in una famiglia. Ho letto sul vostro sito che grazie all’Adozione a Distanza si possono veramente aiutare questi bambini. Vorrei capire cortesemente in che modo?

Grazie, Marcella

Cara Marcella

Grazie per averci scritto e per aver posto al centro dell’attenzione uno dei nostri interventi più importanti e cioè il reinserimento familiare di un bambino.

I minori beneficiari dell’Adozione a Distanza sono bambini abbandonati o in grave difficoltà familiare.

Ci sono purtroppo anche bambini orfani che non hanno mai conosciuto i genitori perché sono morti o quelli che sono stati abbandonati alla nascita; e in ultimo, ci sono i care leaver, cioè quei ragazzi adolescenti che sono cresciuti negli istituti o nei centri di accoglienza e che non sono mai stati adottati e quindi non sono mai diventati figli.

Ed è per questo che l’Adozione a Distanza diventa la loro àncora di salvezza, perché diventa non solo la risposta ai loro bisogni materiali per una crescita armoniosa, ma un progetto di vita personalizzato per far sì che possano essere accolti in una famiglia adottiva o ritornare a vivere nella propria famiglia d’origine.

In Bolivia per esempio L’equipe di Ai.Bi. svolge all’interno di diversi istituti di La Paz un lavoro volto ad analizzare e valutare la situazione dei minori ospitati nei centri di accoglienza, pianificando e organizzando le attività con gli operatori dello Stato e del Comune.

Dopo questa prima fase, l’equipe di Ai.Bi. Bolivia accompagna gli investigatori sociali nella visita alle famiglie dei minori residenti nei centri di accoglienza con lo scopo di parlare con i loro genitori e/o la famiglia allargata.

In un secondo momento, poi, si analizza la possibilità o meno del reinserimento familiare. Normalmente, le famiglie chiedono il reinserimento anche se, molto spesso, non ci sono le condizioni psicologiche e/o economiche per concretizzarlo.

Siamo tutti d’accordo che rispetto all’istituzionalizzazione sarebbe meglio procedere con il reinserimento familiare; tuttavia, è necessario svolgere un reale accompagnamento alla famiglia, suggerendo ai genitori strategie concrete per migliorare la loro economica domestica.

La invitiamo a leggere una delle ultime news pubblicate sul nostro sito su una storia di reinserimento familiare

Ma anche in Kenya per esempio tra le molteplici attività svolte ogni giorno dagli operatori di Ai.Bi., a favore dei minori accolti all’interno degli orfanotrofi sostenuti dall’associazione, un ruolo molto importante lo svolgono tutte quelle indirizzate al reintegro dei minori nel proprio contesto familiare di origine. Anche sul Kenya la invitiamo a leggere una news pubblicata sul nostro sito.

Insomma Cara Marcella come potrà ben intendere l’intervento per il reinserimento familiare che Ai.Bi. porta avanti in diversi progetti di Cooperazione è un’attività davvero importante, ma le ricerche spesso richiedono tempo e risorse economiche.

Pertanto, rispondendo alla sua domanda iniziale, anche lei potrà aiutarci in questo difficile ma fondamentale compito attivando un’Adozione a distanza di un orfanotrofio. Bastano 25 euro al mese per garantire, ce lo auguriamo tutti, un futuro come figlio ad ognuno dei bambini colpiti dal grande male dell’abbandono.

Grazie ancora per averci scritto e un caro saluto dallo staff di Ai.Bi.