Adozione internazionale in crisi. Roma. La nostra attesa infinita di 3 anni e mezzo (6)

Nuova puntata dell’inchiesta di Ai.Bi. sull’Adozione Internazionale: il racconto di una coppia che ancora attende una risposta alla domanda di idoneità presentata nel giugno del 2019.
L’accorata esortazione del Presidente di Ai.Bi. a tutti i genitori in attesa: non perdete la speranza!

L’inchiesta sull’Adozione Internazionale portata avanti da AiBiNews sta suscitando sempre più interesse e sta raccogliendo sempre più racconti di coppie che stanno affrontando (o hanno affrontato) percorsi adottivi lunghi, difficili, molto spesso incomprensibili nelle loro dinamiche e frustranti. Perché, in questo cammino, ogni intoppo è un ostacolo che viene posto non tanto verso il “semplice” raggiungimento di un obbiettivo, ma verso il compimento di una vocazione e la soddisfazione di un diritto: quello di ogni bambino di essere figlio.
Lo racconta molto bene la lettera che pubblichiamo sotto: quella di una coppia che attende una risposta alla propria domanda di idoneità da ormai 3 anni e mezzo.
Chiunque può continuare a mandare la propria testimonianza all’indirizzo ufficiostampa@aibi.it.
Per rispetto dell’anonimato, la redazione ha scelto di non pubblicare i nominativi dei protagonisti così come di Tribunali e servizi sociali coinvolti, pur avendo preso nota di tutti i dati comunicati. Ogni lettera (firmata) viene segnalata, mantenendo l’anonimato, alla Ministra Roccella, in quanto titolare del Ministero della Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, nonché Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali.
Le altre puntate dell’inchiesta si trovano qui
prima puntata
seconda puntata
terza puntata
quarta puntata
quinta puntata

Tre anni e mezzo in attesa di decreto

Buongiorno,
ho visto il vostro articolo in merito alle estenuanti e ormai infinite attese per avere risposta alla richiesta di disponibilità alle adozioni internazionali, e ho pensato di raccontare brevemente la nostra triste e infinita vicenda.
Siamo purtroppo vittime del terribile tribunale di Roma, dove abbiamo presentato domanda nel giugno del 2019 e da cui ancora attendiamo risposta definitiva sull’idoneità.
Siamo stati seguiti, ahimè, da una coppia di assistente sociale e psicologa che ha minato anche la nostra stabilità mentale, oltre che emotiva, con indagini tremende e prive di senso e una prima relazione che non deponeva a nostro favore ma lasciava un punto interrogativo su alcuni aspetti problematici relativi alla famiglia di mio marito (ebbene sì, a 40 anni in Italia bisogna ancora tirare in ballo i propri genitori e le loro problematiche per proporsi come genitori adottivi).
Il giudice ha deciso di proporci un percorso di incontri con una psicologa della ASL, con l’obiettivo di colmare alcune lacune evidenziate dalla relazione su di noi. Abbiamo seguito il percorso e, nell’ottobre del 2021, ci è stato fissato un colloquio per una seconda relazione, sempre dalla coppia di professioniste che avevano scritto la prima. Il tutto è stato depositato al tribunale, ma nessuno ci ha mai più contattati. Abbiamo fatto un sollecito a luglio del 2022 ma è finito nel vuoto, e non c’è modo di chiedere un colloquio con il giudice che seguiva il nostro caso.

Esausti e ormai molto demotivati
(lettera firmata)

La risposta di Marco Griffini, Presidente di Ai.Bi.

Carissimi,
ho letto con attenzione e profonda amarezza la vostra puntuale testimonianza, della quale, prima di tutto, vi ringrazio sentitamente: sono convinto che solo raccontando i tanti episodi che toccano da vicino le coppie come la vostra si possa provare a far capire cosa significhi, realmente, vivere per così tanto tempo nell’attesa, senza avere una risposta e dovendo tenere a freno quella speranza e quella vocazione alla genitorialità che vi ha mosso.
Per questo, la prima cosa che vorrei dirvi è di non perdere mai la speranza: se vi sentite madre e padre di un figlio non vostro, andate avanti! Combattete già fin d’ora per vostro figlio: lui c’è già, da qualche parte nel mondo, vi sta aspettando e anche lui, come voi, sta combattendo per non perdere la speranza di ritornare un giorno a essere figlio! E se siete credenti, mano nella mano, affidate la vostra pena a San Giuseppe, il padre adottivo di Gesù: lui vi aiuterà a mantenere viva la vostra speranza.
Nel frattempo, noi non staremo a guardare. Oltre ad affidare ai nostri gruppi di preghiera il vostro affanno e quello espresso in altre lettere simili alla vostra, sempre rispettando l’anonimato abbiamo già fatto pervenire alla Ministra della Famiglia e Presidente della CAI Eugenia Roccella il vostro caso, che cercheremo di seguire con i nostri contatti.

Marco Griffini
Presidente di Ai.Bi. – Amici dei Bambini