Un momento dell'iniziativa "Ti racconto l'Affido", convegno organizzato da Ai.Bi. Amici dei Bambini e il comune di Quartu Sant'Elena per parlare di affido familiare in Sardegna

Affido familiare in Sardegna: la Regione lancia un piano d’azione

Confronto tra istituzioni, servizi e operatori territoriali al convegno “Ti racconto l’Affido”, organizzato da Ai.Bi. Amici dei Bambini e il Comune di Quartu Sant’Elena. Finora, nel 2026, solo 6 le famiglie affidatarie disponibili sul territorio

Un “tavolo regionale sull’affido familiare” per superare le vecchie linee guida, creando uno spazio di dialogo che metta insieme per la prima volta istituzioni, autorità giudiziaria, esperti dei servizi sociali e realtà del terzo settore. È questa la linea d’azione illustrata dalla Direzione generale delle Politiche sociali della Regione, rappresentata dalla funzionaria Carmela Corrias, nell’ambito del convegno “Ti racconto l’affido – Affido familiare: strumenti, esperienze e prospettive” che si è tenuto nella mattina di lunedì 25 maggio nella Sala Affreschi dell’ex Convento dei Cappuccini a Quartu Sant’Elena.

Confronto e promozione

Istituito nel 2025, il “tavolo” vuole essere un luogo di confronto privilegiato che presuppone la necessità di adattare gli strumenti ai mutamenti sociali e normativi. “Un percorso partecipato per ridisegnare gli indirizzi regionali sull’affidamento familiare”, ha detto Corrias, precisando che l’obiettivo è “la promozione dell’affido familiare come accoglienza temporanea alternativa all’inserimento in struttura”.
Per la Regione resta centrale “garantire l’omogeneità organizzativa e le pari opportunità di accesso ai servizi su tutto il territorio dell’Isola”, e quindi definire un piano che porti avanti azioni univoche, anche per la raccolta dati – allo stato attuale piuttosto carente -, la mappatura delle competenze istituzionali e individui i margini di miglioramento nell’accompagnamento della famiglia affidataria e nel sostegno alla famiglia d’origine.

Carenza di famiglie affidatarie

Nel corso della conferenza, organizzata da Ai.Bi. Amici dei Bambini, in collaborazione con l’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Quartu Sant’Elena, si sono confrontate non solo le istituzioni ma anche i servizi e gli operatori del territorio. Per la Garante regionale per l’Infanzia e l’adolescenza, Anna Cau, l’affido familiare resta la “principale misura di protezione per il minore” che attraversa un momento di fragilità familiare. La chiave di volta è il “consenso” della famiglia d’origine, che permette una gestione non traumatica del rapporto tra il minore, i servizi territoriali e le istituzioni chiamate a esprimersi in un percorso che è di corresponsabilità. Aspetto questo sottolineato anche da Maria Grazia Cilio, Giudice onoraria del Pool Affidi del Tribunale per i Minorenni di Cagliari, che ha individuato come centrale il lavoro dei servizi sociali nel valutare l’idoneità della famiglia affidataria come anche le condizioni di provenienza del minore. Per Cilio, “i territori sono spesso sprovvisti di strutture sociali adeguate”, cui si aggiunge il dramma della scarsa disponibilità di famiglie per l’affidamento. “Nel 2025 solo 15 – ha sottolineato l’esperta -, a maggio di quest’anno appena 6”.

Difficoltà e testimonianze positive

Luisa Roncari, docente del Master Affido “Adozione e nuove sfide par la genitorialità” ha insistito sull’importanza dell’affido come “massima espressione di generatività sociale” e l’importanza del “rapporto di cura” nel bilanciamento dei percorsi relazionali che portano all’affido e su cui incidono variabili sociali come il mutamento delle strutture familiari (oggi per quasi la metà monopersonali mentre nel 1994 erano il 30 per cento). Un tema sul quale si sono soffermate anche le assistenti sociali del comune di Quartu Sant’Elena, Silvia Scarparo e Alessandra Piras, che hanno voluto sottolineare il grande lavoro compiuto dalle amministrazioni della terza città della Sardegna, che oggi vanta 8 operatrici e operatori in forze ai Servizi sociali e che, in un periodo di crescente difficoltà delle famiglie, ha “in carico 486 nuclei con minori, con 57 genitori che si sono rivolti al servizio per chiedere aiuto”. Sul tema degli affidi, la divisione ha gestito 25 inserimenti in struttura, 30 a tempo parziale diurno e 11 affidi, di cui 7 intrafamiliari – presso parenti – e solo 4 eterofamiliari.
Dati eloquenti, che fanno il paio con quelli relativi agli incontri di sensibilizzazione e informativi per le famiglie affidatarie: dei 62 partecipanti iniziali, solo 18 sono passati agli incontri successivi e, di questi, solo 6 hanno concluso il percorso. Il dato curioso è che solo in un caso si tratta di una coppia: i restanti 5 sono famiglie monopersonali (single). È toccato alle operatrici di Ai.Bi., l’assistente sociale Rita Gungui e la psicologa Silvia Caredda, raccontare i meriti e le difficoltà del percorso di sensibilizzazione delle famiglie, che vengono preparate anche alla gestione dei casi più delicati, come l’insorgenza di patologie psicologiche nei minori con alle spalle storie difficili o la sussistenza di vere e proprie disabilità.
Importante, in chiusura dei lavori, la testimonianza di Noemi e Gabriele – 34 anni lei, 35 lui – che hanno dato prova di come la voglia di mettersi in gioco e l’inclinazione alla cultura dell’accoglienza, coltivata anche in altri ambiti della loro vita, possa essere messa al servizio di bambine e bambini bisognosi di continuità affettiva.

Informazioni e richieste sull’affido familiare

Se anche tu vuoi essere una risorsa per un bambino in difficoltà, vuoi approfondire la conoscenza dell’affido familiare e riflettere sulla disponibilità a intraprendere questo percorso, puoi partecipare agli incontri organizzati da Amici dei Bambini
Tutte le informazioni si trovano alla pagina dedicata del sito.