Il batterio che attacca il cervello dei neonati dell’ospedale di Verona

Dopo tre mesi di chiusura, Il 1 settembre riapre l’Ospedale della Donna e del Bambino, chiuso per procedere alla sanificazione dal batterio killer.

Il primo settembre riaprono le porte dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento a Verona, che si attesta con 3.500 parti l’anno il centro nascite più importante del Veneto.

La struttura era stata costretta a chiudere il 12 giugno scorso per sanificare i locali dopo la scoperta della presenza di un batterio killer, il citrobacter che nel 2019 aveva portato alla morte una bimba di quasi 7 mesi, la piccola Nina.

La mamma Francesca, biologa, affida alle pagine del corriere della Sera i suoi disperati ricordi: “ La mia Nina ha sofferto in modo indicibile, il citrobacter si è preso di lei tutto quello che ha potuto. L’hanno intubata, volevano operarla, non hanno mai usato cure compassionevoli, nessuna terapia del dolore, – racconta Francesca- Io continuavo a ripetere che non avrei voluto una vita da vegetale per lei. Ma loro niente: volevano operarla per stabilizzarla. Sono arrivati a dirmi: ‘magari poi la può dare in adozione’ – continua – poi finalmente sono riuscita a portarla via, al Gaslini di Genova. Ha passato i suoi ultimi giorni in un hospice, serena. Se n’è andata senza urlare di dolore”.


L’infezione ha purtroppo intaccato il cervello della bimba senza darle scampo: “ Ho filmati e prove di condizioni igieniche a dir poco preoccupanti nel reparto di terapia intensiva in cui era mia figlia”- sottolinea la biologa.

Quello di Nina non è stato un caso isolato

Quello della piccola Nina non sembra essere stato l’unico caso all’interno della struttura: “Quando la mia storia è diventata nota – racconta Francesca al Corriere della Sera – mi hanno contattato molte mamme e so di almeno una quindicina di casi di bambini morti o con danni neurologici gravi a causa del batterio”.

La procura di Verona ha aperto un’inchiesta sull’accaduto. Si cercherà di capire che cosa sia successo e se l’ospedale sarebbe potuto essere chiuso prima, dato che il primo caso da citrobacter sembrerebbe risalire già al 2018.