Psicologia dell’Adozione. Quando e come il figlio adottivo si affiderà totalmente ai nuovi genitori?

“Ma io chi sono?”, “Perché sono stato abbandonato?”, “Qual è la mia storia?”, sono interrogativi più che domande che richiedono risposte non facili da formulare, ascoltare e capire ma che racchiudono un mondo pieno di contraddizioni

Una delle domande che spesso i genitori adottivi pongono è relativa alle modalità attraverso le quali si concretizzerà la narrazione e la rivelazione della storia dei propri figli.
Il vissuto, specifico e caratteristico di ogni bambino, reca con sé delle particolarità che non consentono di identificare o prevedere con certezza il quando e come avverrà l’affidare ed affidarsi alle figure genitoriali.

La creazione di una famiglia

Nella mia esperienza con la famiglia di Ai.Bi. ho costantemente l’opportunità, il privilegio e l’onore di accompagnare molte coppie verso la creazione della propria famiglia e gli interrogativi espressi e posti negli incontri, riportano costantemente a delle riflessioni e considerazioni circa il non poter presumere o anticipare alcuna tempistica o regola che identifichi una norma che non appartiene al genere umano tanto quanto al mondo meraviglioso dei bambini che snaturerebbe la sua unicità.
Le molteplici complessità e l’intensa diversità del passato di ogni bambino, intriso da ricordi più o meno consapevoli, si intrecciano con le differenti forme di accudimento esperite ed esplicitate da ogni genitore e solo dopo aver costruito e strutturato insieme un legame accogliente, amorevole e rassicurante il bambino sentirà di poter rinascere anche e soprattutto grazie alla ricostruzione del puzzle della propria vita consentendo una sorta di riparazione di alcuni suoi pezzi fondamentali.

Confrontarsi con il passato per crescere in modo sereno

Non esiste un troppo o troppo poco in questi casi e il prima e dopo si collegano sperando di creare una forma complementare unica per ogni famiglia.
I ricordi vengono narrati e condivisi per consentire al bambino di costruire un’idea di sé e della propria vita armoniosa.
Potersi confrontare con il proprio passato e poter accedere alle informazioni è fondamentale per crescere in modo sereno. Ci si può preparare in modo da non farsi cogliere alla sprovvista da quel giorno in cui, timidamente o con veemenza, i figli chiederanno che la propria storia sia accolta tra le braccia, nel cuore e nella testa della propria mamma e del proprio papà.
Conoscere è il primo passo fondamentale per poter dotare di senso ed attribuire valore e valenza ad eventi ed episodi difficili da comprendere. Ricercare ed esprimere le proprie origini è un passaggio psichico, emotivo ed affettivo indispensabile che sottende tante domande ed altrettante risposte e viceversa, causa ed effetto che invertono, spesso, la loro direzione e linearità.

Gli interrogativi sulla propria identità

“Ma io chi sono?”, “Perché sono stato abbandonato?”, “Qual è la mia storia?”, sono interrogativi più che domande che richiedono risposte non facili da formulare e ascoltare, da esprimere e capire ma che racchiudono un mondo pieno di contraddizioni.
Definire la propria identità, integrare le rappresentazioni di sé che, fra il prima ed il dopo, si succedono ed a volte possono indurre verso un non riconoscersi visti i cambiamenti talvolta estremi e radicali nella conduzione della propria vita quotidiana, affettiva e relazionale.
Le discontinuità di varia natura unite alle carenze e deprivazione non possono non creare confusione e smarrimento. Creare, alimentare e strutturare il senso di appartenenza (reciproca), in primis con la famiglia adottiva dà origine a un funzionale processo di integrazione partendo dalle radici-origini fino ad arrivare alla costruzione della storia personale-familiare.
Se il bambino percepisce che il confronto e la narrazione non spaventano la propria mamma e il proprio papà riuscirà a esprimersi anche quando il dolore prenderà il sopravvento perché sentirà, che tutte le parti di sé, sono accolte e accudite con cura e delicatezza non sperimentando nuovamente il rifiuto o sensazioni di esclusioni o inferiorità fin troppo familiari per lui.
I genitori rappresentano la possibilità per i bambini di scoprire la propria storia e, al tempo stesso, sentire il diritto di riappropriarsene offrendo loro un’altra visione della stessa, restituendo dignità e valore alla loro esistenza.
I ricordi, coscienti o meno, affioreranno attraverso i sogni, i disegni, i racconti e aspettano solo di avere un contenitore dove essere depositati, ripensati e riorganizzati insieme e la coppia genitoriale rappresenterà una sorta di cassa di risonanza emotiva adatta ad una nuova rielaborazione e ricostruzione.
Il tempo e l’ascolto rappresentano valori fondamentali e, gradatamente, le paure, i dubbi e le angosce del bambino sembrano maggiormente sopportabili. Nelle differenti fasi dello sviluppo, le narrazioni, i ricordi e le emozioni interconnesse serviranno a costruire una rappresentazione di sé sempre più solida e coerente fornendogli la certezza di essere rinato e finalmente figlio degno di essere amato.

Giovanna Buonocore

Psicologa della sede di Salerno di Ai.Bi.