La setta del digiuno. Centinaia di morti in Kenya

In Kenya, un predicatore ha convinto centinaia di seguaci a lasciarsi morire di fame “per incontrare Gesù”. Anche dei bambini tra le vittime

Sono centinaia le vittima di quella che è stata ribattezzata la Setta del digiuno che si sta diffondendo in Kenya.
Il gruppo, fedele al sedicente pastore Paul Mackenzie Nthenge, avrebbe avviato un’astinenza da cibo e acqua che, nelle parole del predicatore permetterebbe agli adepti di “poter vedere Gesù”.

La setta e il predicatore

Il predicatore ha 50 anni ed è leader e fondatore della Good News International Church (Chiesa internazionale della buona novella), un gruppo religioso di ispirazione cristiana evangelica.
Proviene da una famiglia modesta di Mombasa, e, prima di diventare predicatore era un tassista. Assieme a Ruth Kahindi, una donna che aveva incontrato in una chiesa battista, ha fondato il culto raggiungendo una certa fama grazie ai suoi sermoni trasmessi in tv.
Dopo essersi separato dalla donna, nel 2008, Mackenzie ha costruita una nuova chiesa nella periferia di Malindi.
Secondo alcune testimonianze, avrebbe spinto i seguaci a non farsi visitare dai medici e a non mandare i figli a scuola. Ha quindi fondato un istituto scolastico all’interno della chiesa e ha cominciato a curare la gente, millantando poteri divini.

Il “massacro di Shakahola”

Sono stati trovati 201 morti nelle ultime settimane, nella tenuta di Mackenzie, nella foresta di Shakahola, a ovest di Malindi. I corpi erano stati sepolti in decine di tombe e fosse comuni.
Ma le autorità stimano che siano almeno 600 ancora dispersi, in quello che è stata ribattezzato come il “massacro di Shakahola”.
Dalle prime autopsie, sembrerebbe che molte delle vittime siano morte per l’inedia. Su altri corpi sono però stati rilevati segni di strangolamento e colpi violenti, possibili causa delle morti.

L’arresto e la difesa

Il predicatore era già stato arrestato a marzo con l’accusa di essere coinvolto nella morte di alcune persone nella sua tenute per poi essere stato rilasciato su cauzione.
A metà aprile è stato nuovamente arrestato, dopo che la polizia aveva soccorso 11 dei suoi seguaci in fin di vita.
Attualmente è in custodia cautelare, accusato di aver convinto centinaia di persone, tra cui famiglie con bambini, a lasciarsi morire di fame.
Da parte sua, Paul Mackenzie Nthenge, si difende affermando di non aver mai di smettere di mangiare, ma di aver semplicemente predicato la fine del mondo descritta nell’Apocalisse di Giovanni.