Repubblica Democratica del Congo. Ostacoli e resistenze nel contenimento dei contagi di Ebola

Gli operatori sanitari faticano a contenere l’Ebola nei campi profughi in Repubblica Democratica del Congo, mentre cresce la sfiducia. Prosegue l’impegno di Ai.Bi. nella lotta al virus

Prosegue l’emergenza Ebola in Repubblica Democratica del Congo, con operatori e funzionari che stanno cercando in ogni modo di contenere e limitare un contagio che si sta allargando sempre di più.
La malattia, infatti, è arrivata anche nel campo profughi di Kpangba, nella regione di Djugu nella provincia dell’Ituri, una zona già dilaniata dalla guerra e dove sono stati registrati due decessi per Ebola.

Interrompere le catene di trasmissione

Gli operatori sanitari del ministero della Salute provinciale, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di altre agenzie umanitarie si sono affrettati a rintracciare coloro che erano entrati in contatto con le vittime,per interrompere le catene di trasmissione. Purtroppo in moltissimi casi sono stati respinti da residenti inferociti, che negavano che le due donne fossero morte di Ebola
“A oggi, non siamo in grado di rintracciare i contatti di questi casi” – ha dichiarato il primario della zona sanitaria locale di Nizi, un’area mineraria densamente popolata.
Secondo un rapporto del Ministero della Salute congolese visionato da Reuters, la prima vittima, una donna di 60 anni residente nel campo, è risultata positiva all’Ebola il 30 maggio, a quel punto era già fuggita dalla quarantena e risultava irreperibile.

A rischio oltre 80mila persone

Questa situazione di stallo ha lasciato le autorità sanitarie alla cieca, mentre cercano di scongiurare un’ondata di casi di Ebola in questo campo di circa 30.000 persone, la maggior parte delle quali è fuggita dalle violenze interetniche nelle aree circostanti.
“Abbiamo 22 campi per sfollati nella zona sanitaria di Nizi – ha proseguito i medico –  con circa 81 mila residenti. Questa è la nostra grande preoccupazione, perché in questi campi non sono state adottate misure preventive, a parte alcuni messaggi informativi”.
Ma da quando è stata dichiarata l’epidemia, diversi centri di cura sono stati attaccati da residenti, arrabbiati per non poter seppellire i propri cari a causa delle precauzioni prese per impedire la diffusione del virus, o perché sono convinti che la storia dell’Ebola sia una bufala.

Scarse condizioni igienico sanitarie

La possibile ulteriore diffusione di Ebola, in un quadro che è già classificato come una delle più grandi epidemie del mondo, è facilitata dal fatto che, qui, centinaia di persone a volte condividono un solo bagno e la defecazione all’aperto è comune.
Tenendo conto che ci sono oltre 5 milioni di sfollati nelle tre province colpite dall’epidemia – Ituri, Sud Kivu e Nord Kivu – tutte devastate da decenni di conflitto, si capisce l’entità dell’emergenza.
Gli attacchi ai centri di cura per l’Ebola ricordano le diffuse violenze perpetrate da civili e gruppi armati contro le strutture sanitarie durante l’epidemia del 2018-2020 nella Repubblica Democratica del Congo orientale, che causò la morte di oltre 25 operatori sanitari.

Il tuo aiuto per l’emergenza Ebola in RDC

In questo scenario, come raccontato, continuano gli interventi per garantire la prevenzione dal contagio di Ebola e, nel contempo, per portare avanti in sicurezza le normali attività per i minori degli orfanotrofi, prima di tutto la scuola.
Le necessità sono tante e ogni giorno bisogna essere pronti ad affrontare eventuali emergenze che possono presentarsi su tutti i fronti. Per questo Ai.Bi. Amici dei Bambini ha lanciato una raccolta fondi dedicata all’emergenza Ebola in Repubblica Democratica del Congo. Oggi più che mai, c’è bisogno dell’aiuto di tutti.

A cura degli espatriati e dei referenti di Ai.Bi. presenti nel Paese. 
Amici dei Bambini opera in Repubblica Democratica del Congo dal 2008.