Psicologia dell’Adozione. I ragazzi adottati, avendo spesso anche un aspetto fisico diverso dai genitori, non rischiano di sentirsi sempre stranieri?

Ecco come i genitori possono aiutare i figli adottati a sentirsi accettati e integrati nella società italiana

La differenza nell’adozione è la differenza di origine, di comportamento, quella somatica, etnica e culturale.
È indubbio che la differenza etnica rappresenti una variabile che influisce sull’esperienza adottiva, rendendola più complessa, non solo perché appartenere ad alcune etnie che non godono di un’immagine positiva nella nostra società può esporre il ragazzo adottato a messaggi squalificanti con attribuzioni di caratteristiche negative aventi  effetto stigmatizzante, ma, anche, perché l’impossibilità per il ragazzo di riconoscersi fisicamente simile ai genitori adottivi può determinare un indebolimento del senso di vicinanza e appartenenza alla nuova famiglia.

Il disagio dei ragazzi adottati

In una società, come quella italiana, in cui la multiculturalità non è ancora un valore acquisito, può capitare che i ragazzi che sono stati adottati si sentano a disagio nel proprio corpo diverso, che li espone quotidianamente a sguardi e domande non richieste, generando turbamenti, poiché in grado di rendere concreta e visibile l’origine “altra”, rafforzando eventuali vissuti di estraneità.
Va considerato, inoltre, che i ragazzi adottati possono vivere eventi critici causati dalle reazioni degli altri alla percezione del colore della pelle e dei tratti somatici diversi da quelli prevalenti nel contesto di vita e dall’incontro con stereotipi e pregiudizi negativi, diffusi nel proprio ambiente sociale verso certe differenze.
Essi possono quindi faticare a sentirsi “inseriti” nella propria famiglia, tra i coetanei, a scuola, nella comunità, nel Paese di accoglienza. Si tratta di una forma di perdita connessa all’adozione che può indebolire i legami di affetto e il senso di sicurezza nei confronti non solo dei familiari, ma anche di altre fonti di supporto emotivo, che ha risvolti importanti sul piano dell’autostima e della capacità di adattamento.

La paura di essere considerati stranieri

Nell’incontro con gli altri, emerge il timore di essere considerati stranieri dagli italiani, stranieri dagli stranieri, simili e connazionali da persone sconosciute con le quali si condividono le origini o i tratti somatici.
Per questi motivi, la funzione di mediazione e sostegno dei genitori è importantissima e a loro spetta il compito di individuare percorsi di socializzazione culturali sostenibili e offrire ai figli strategie concrete per fronteggiare sia l’inserimento sociale, sia le difficoltà che essi possono incontrare in relazione alla percezione della diversità socioculturale, che può confermare i vissuti di sradicamento e di estraneità talvolta percepiti dai ragazzi con background adottivo.

Marcella Griva
Psicologa e psicoterapeuta Ai.Bi.

Il servizio di Faris per le famiglie

Proprio per dare un sostegno alla persona e alle famiglie che possono trovare di fronte a simili ostacoli, nei diversi ambiti di vita Ai.Bi., ha costituito FARIS – Family Relationship International School.
Il servizio offre formazione, consulenza e accompagnamento, alla persona e alle famiglie, attraverso webinar e corsi online.
Per avere maggiori informazioni a riguardo, potete consultare la pagina dedicata del sito Faris, o scrivere una mail a faris@fondazioneaibi.it.