Il convegno L’adozione internazionale. Il percorso per un’accoglienza consapevole

Adozione Internazionale. Starita: “Manca una cabina di regia unica che governi tutto l’iter”

A Roma, durante il convegno dell’Associazione Nazionale Magistrati Minorili sulla formazione pre-mandato, il vicepresidente Starita ha fatto un accorato intervento sulla necessità della formazione e l’assurdità dei decreti vincolati

Si è svolto il 23 gennaio 2026 a Roma, presso la Camera dei Deputati – Sala della Regina, il convegno L’adozione internazionale. Il percorso per un’accoglienza consapevole, promosso della Associazione Nazionale Magistrati Minorili. Nel corso dell’iniziativa sono state presentate le Linee operative per i percorsi di formazione pre-mandato degli aspiranti genitori adottivi e il documento sulle buone prassi nell’ascolto degli aspiranti genitori adottivi in tribunale, strumenti centrali per rafforzare qualità, omogeneità e sostenibilità del sistema adottivo nazionale e internazionale.

Il bisogno di un “linguaggio comune”

Particolarmente interessante è stato l’intervento del vicepresidente della Commissione per le Adozioni Internazionali Vincenzo Starita, che, prossimo alla conclusione del suo mandato, è stato anche espressamente ringraziato dalla ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Maria Roccella, riconoscente per tutto il lavoro svolto.
Starita ha iniziato il suo intervento spiegando come, all’estero, il funzionamento del sistema italiano dell’Adozione sia visto come un po’ “schizofrenico”. Perché inizia con una fase in cui “la competenza è chiaramente della funzione giurisdizionale”, poi arriva una fase in cui la questione è completamente “nelle mani di enti autorizzati”, ma “sotto la vigilanza e il controllo di un organo amministrativo sistemato presso la presidenza del consiglio, quindi un organo governativo”. Dopodiché, quando tutto sembra concluso e viene emessa l’autorizzazione all’ingresso, tutto “passa nuovamente in mano a un tribunale che va a controllare quello che già è stato controllato dall’autorità amministrativa…”
Quello che sembra mancare “per rendere unitario il sistema – sottolinea Starita – è una cabina di regia unica che governi tutto l’iter”.
Un compito che la Commissione si è sempre assunto, cercando di creare un “linguaggio comune affinché ci fosse effettivamente una struttura di rete non soltanto sentita come tale, ma una rete, appunto, dialogante. E questo è un po’ il vulnus del nostro sistema: il fatto che per poter dialogare vi è bisogno della disponibilità all’ascolto e non sempre vi è la disponibilità all’ascolto perché ognuno si arrocca nella difesa delle proprie competenze”.
La CAI, dunque, conferma in maniera convinta la necessità di una formazione che funga da base comune, non nascondendo il desiderio, che diventa addirittura “necessità”, che quel “linguaggio comune interno possa divenire un linguaggio comune internazionale”.

ll problema dei “decreti vincolati”

Per farsi capire meglio, Starita dedica la seconda parte del suo intervento a un esempio concreto legato ai decreti vincolati. Perché – sottolinea – “il decreto deve essere spendibile all’estero, altrimenti quel decreto che si fonda su una valutazione astratta… è addirittura dannoso per la coppia di aspiranti genitori o il single che lo riceve”.
Anni fa, ha ricordato Starita, arrivò dalla Polonia una “accorata richiesta di integrazione di un decreto di idoneità” per una coppia che, inizialmente propensa all’adozione, si era poi “indirizzata verso forme di accoglienza diverse dall’adozione, ovvero l’affido, e poi era tornata sui propri passi”.
L’autorità polacca chiedeva di specificare se quel decreto “rappresentava un definitivo abbandono del desiderio di affidamento e una convinta direzione delle aspirazioni di quella coppia verso l’adozione”. Una necessità di precisazione che “per noi italiani è aberrante, perché è evidente che una coppia durante dei percorsi formativi si informa anche di possibilità di affido e poi, semmai, si indirizza verso l’adozione. In quel caso addirittura l’adozione di un minore portatore di bisogni speciali…”.
Ecco che, allora – è la conclusione di Starita: “Noi abbiamo il compito … di fare uno sforzo per creare un linguaggio comune con le autorità estere”. Da qui l’attivarsi per fare seminari di formazione congiunte anche con operatori stranieri.

Dalle considerazioni astratte alla realtà

Starita fa un altro esempio su cui Amici dei Bambini da tempo esprime perplessità: !Quando nei decreti vi sono delle indicazioni su un possibile sviluppo di patologie che possono compromettere in futuro l’autonomia. i quel minore che verrà adottato…  “Ecco, io mi rendo conto che probabilmente questo è rispondente a quelle che sono le richieste che provengono dalle famiglie … Però fare un decreto di questo tipo significa prenderla in giro [la famiglia] perché ovviamente in nessun Paese si potrà avere la garanzia che quel minore che non ha patologie in questo momento in futuro non potrà svilupparle. Ecco, questi eccessi devono essere assolutamente evitati”.
Il tutto, unicamente “per il miglioramento futuro del sistema di adozione internazionale.”