Affido di fratelli: quando l’accoglienza protegge un legame che vale una vita

Accogliere una fratria è una sfida che richiede impegno e sensibilità, ma offre ai bambini la possibilità di crescere insieme, conservando il legame più prezioso e scoprendo la bellezza di una famiglia che sceglie di prendersi cura di loro

Parliamo ancora di accoglienza di fratrie, cioè di quei bambini accolti in famiglia affidataria insieme ai loro fratellini.

Accogliere in affido una fratria significa ospitare non solo più bambini, ma anche il rapporto che li unisce, spesso costruito attraverso esperienze molto intense vissute insieme. I fratelli portano con sé una storia condivisa di emozioni, difficoltà, paure e forme di protezione reciproca nate nel tempo. Per questo motivo l’affido di fratelli rappresenta un’esperienza delicata e impegnativa, ma anche profondamente significativa sul piano umano.

Affido di fratrie: l’importanza del legame familiare

Molte volte il legame fraterno costituisce l’unica vera sicurezza nella vita dei bambini. Dopo situazioni di instabilità, trascuratezza o eventi traumatici, i fratelli diventano un riferimento affettivo fondamentale l’uno per l’altro. Tenere unita la fratria permette quindi di conservare una parte essenziale della loro identità e della loro memoria emotiva.

Tuttavia, l’accoglienza di più fratelli può presentare difficoltà particolari. Nei primi tempi possono manifestarsi rivalità per ottenere attenzione dagli adulti, gelosie, conflitti oppure ruoli familiari ormai consolidati. A volte uno dei bambini tende ad assumersi responsabilità troppo grandi, comportandosi quasi come un genitore verso gli altri fratelli, soprattutto se nella famiglia d’origine sono mancate figure adulte adeguate. In questi casi la famiglia affidataria deve aiutare ogni bambino a ritrovare il proprio ruolo, rispettando allo stesso tempo il loro legame affettivo.

Anche la quotidianità richiede molte energie: età differenti, bisogni emotivi diversi, possibili problemi scolastici o comportamentali e la gestione dei rapporti con la famiglia biologica e con i servizi sociali. Per questo il supporto degli operatori e delle reti di famiglie affidatarie risulta spesso fondamentale.

Accanto alle difficoltà emergono però anche aspetti positivi. I fratelli possono sostenersi a vicenda durante il percorso di inserimento, condividere ricordi e affrontare insieme il cambiamento, sentendosi meno soli. Se accompagnati con attenzione, nel tempo possono costruire relazioni più equilibrate e serene, sviluppando fiducia verso gli adulti e nuove modalità affettive.

Accogliere una fratria significa entrare in una relazione già costruita, fatta di fragilità ma anche di grandi risorse affettive. È un’esperienza complessa che può offrire ai bambini continuità emotiva e sicurezza, mantenendo vivo il legame più significativo della loro vita: quello tra fratelli.

L’importanza dell’affido: la storia di Giovanna e Michela

Giovanna e Michela, due sorelle di 6 e 8 anni, vivono con la loro mamma Isadora e vedono il papà Norberto in carcere, dove sta scontando una pena detentiva.

Isadora dimostra molte fragilità nella cura delle bambine pur volendo loro molto bene. Si fa aiutare dai servizi sociali per quanto possibile, ma si ammala gravemente. I servizi sociali del Comune iniziano quindi a cercare una famiglia disponibile ad accogliere le bambine, anche perché la donna non ha alcuna rete familiare su cui contare ed è ormai sfinita dalle cure.

La richiesta arriva in Ai.Bi., dove Gloria e Alberto, una coppia con un figlio biologico di 10 anni di nome Simone, hanno da poco concluso il percorso formativo. I due coniugi sono molto indecisi: l’accoglienza non di uno, ma di due bambini sembra loro troppo impegnativa, soprattutto trattandosi della prima esperienza di affido. Simone, però, interviene con fermezza: “Se ci hanno chiesto di fare questa cosa, vuol dire che ce n’è bisogno. E che noi lo possiamo fare. Facciamolo!”. Di fronte a parole così decise, dette da un bambino di soli 10 anni, Gloria e Alberto si sentono spronati e danno la loro disponibilità.

Le due bambine arrivano nella nuova casa nel corso dell’anno scolastico e vengono inserite rispettivamente in prima e terza elementare. L’inserimento nelle nuove classi avviene in modo abbastanza semplice e le bambine vengono accolte positivamente dai compagni.

Giovanna e Michela: il sole, la luna e l’importanza dell’equipe di supporto

In famiglia, però, le differenze caratteriali emergono subito. Una delle due tende ad adattarsi molto rapidamente al nuovo stile di vita proposto dalla famiglia affidataria; l’altra, invece, vive in un mondo tutto suo e sembra spesso irraggiungibile. Simone, dal canto suo, vive con entusiasmo il ruolo di fratello maggiore e fa di tutto per favorire un clima sereno tra tutti.

La coppia può contare sull’accompagnamento costante dell’équipe professionale di AiBi. In particolare, il supporto psicologico si rivela prezioso per aiutare i genitori affidatari a comprendere meglio i comportamenti delle bambine.

Le piccole vedono la mamma settimanalmente, anche se con il passare dei mesi gli incontri diventano sempre più brevi, perché le condizioni di Isadora peggiorano notevolmente. I servizi sociali ritengono importante attivare per entrambe due percorsi separati di terapia psicologica presso un centro specializzato in psicoterapia infantile. Questo sostegno si rivela ancora più importante quando, dopo qualche mese, Isadora viene a mancare e le bambine devono affrontare il lutto e la sua elaborazione.

I successi dell’affido. Michela e Giovanna si ricongiungono con papà Norberto

Nel corso degli anni successivi, Norberto termina di scontare la sua pena ed esce dal carcere, iniziando gli incontri in spazio neutro con le figlie. L’uomo si dimostra affettuoso e premuroso con le bambine. Grazie all’aiuto dei servizi sociali trova una sistemazione abitativa e un lavoro stabile. Inoltre segue con costanza un percorso di sostegno alla genitorialità.

Passano tre anni durante i quali Norberto riesce a consolidare la propria situazione personale e familiare. Finalmente diventa possibile effettuare il ricongiungimento familiare. È un momento bello, anche se inevitabilmente faticoso: vedere le bambine rientrare nella loro famiglia d’origine dona un senso profondo di compiutezza all’accoglienza vissuta dalla famiglia affidataria.

Oggi, a distanza di anni, Giovanna e Michela sono due splendide donne. Entrambe convivono stabilmente con i loro compagni, lavorano e una di loro è diventata mamma di un bellissimo bambino. Mantengono un buon legame fra loro anche se, proprio come da piccole, continuano a essere il sole e la luna.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.

Informazioni e richieste sull’affido familiare

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