Fine del taglio delle accise, ma il calo del prezzo del petrolio può attenuare l’effetto sui carburanti

È terminata la misura voluta dal Governo per calmierare il prezzo del carburante, rialzatosi per la guerra in Iran. Ma, oggi, le condizioni di mercato sono differenti e i rincari potrebbero essere mitigati da un calo generale del costo del petrolio

Da sabato 4 luglio non è più attivo il taglio delle accise sui carburanti, la misura introdotta nei mesi scorsi dal Governo per contenere i rincari dovuti alla guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz.
L’effetto di questo “stop” potrebbe gravare sui bilanci di famiglie e automobilisti, ma è vero anche che arriva in un momento in cui il contesto di mercato è notevolmente diverso rispetto al recente passato.

Cala il prezzo del petrolio

Il punto, infatti, è che il prezzo del petrolio sta scendendo. Secondo gli ultimi dati di mercato, infatti, il greggio non solo si è notevolmente abbassato rispetto ai recenti picchi (il costo di un barile di greggio era arrivato anche a toccare quota 126 dollari), ma si è riportato addirittura ai livelli precedenti l’intervento militare di USA e Israele. Secondo quanto riportato da Il Post, il 27 febbraio, ovvero il giorno prima dell’inizio dell’offensiva, il brent era quotato a 71,9 dollari al barile. Il 6 luglio, con l’accordo del cessate il fuoco ormai in vigore da diversi giorni, il prezzo era di 71,8 dollari al barile.

Cosa cambia adesso

Con la fine del taglio delle accise, nell’immediato il prezzo del carburante alla pompa di benzina tende naturalmente a salire di qualche centesimo al litro, ma, come detto, il differente contesto e la discesa dei prezzi della materia prima dovrebbero mitigare i rincari.
Più a lungo termine, sarà decisivo l’andamento del mercato che sicuramente rimane ancora incerto.
Anche in questo caso, però, le indicazioni sono ottimistiche, perché una ripresa delle ostilità non sembra essere nell’interesse di nessuno degli attori in campo e perché i principali Paesi produttori di petrolio hanno subito ripreso la produzione, immettendo sul mercato una notevole quantità di greggio.

Scenari a lungo termine

Sempre citando l’articolo de Il Post, la banca d’affari Morgan Stanley ha previsto che il prezzo del petrolio potrebbe stabilizzarsi sui 75 dollari al barile, per poi calare ancora verso la fine dell’anno. Altre ipotesi sono ancora più ottimistiche, ma gli ultimi sviluppi hanno fatto ben capire come ogni previsione possa essere facilmente ribaltata dagli eventi, in un senso (si pensi a chi aveva predetto addirittura la fine del carburante a disposizione per gli aerei prima dell’estate) come nell’altro.

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
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