Ancora un bambino abbandonato in strada: questa volta a Catania

Sta bene il bambino abbandonato in strada a Catania poche ore dopo il parto. Ai.Bi rinnova l’appello: “Parto in anonimato e culle per la vita per scongiurare l’abbandono dei neonati”

Sabato 28 maggio, a Catania, un neonato è stato ritrovato in una cesta, abbandonato poche ore dopo il parto con ancora il cordone ombelicale attaccato. Ad accorgersene è stata una donna che passava lungo al strada e ha immediatamente chiamato i carabinieri. Il bambino, cui è stato dato il nome Germano (il santo festeggiato nella giornata di sabato), sta bene e verosimilmente, come capita in casi come questi, troverà prestissimo una nuova famiglia in cui crescere, non appena verrà dichiarato il suo stato di abbandono e l’adottabilità.

Bambini non riconosciuti alla nascita: sono meno di 200 all’anno

Non è così raro che il ritrovamento di un neonato abbandonato finisca nelle pagine di cronaca, anche se, per fortuna, maggiore è il numero delle donne che usufruiscono di una possibilità che in Italia esiste proprio per evitare l’abbandono del figlio per strada: il parto in anonimato.
Secondo la legge (DPR 396/2000), infatti, qualsiasi donna può andare a partorire in ospedale, chiedendo di “non essere nominata”. Così facendo, tanto alla donna quanto al nascituro vengono garantite tutte le sicurezze dal punto di vista medico – sanitario, aprendo, poi, la strada verso una veloce adottabilità, da una parte, e verso la garanzia dell’anonimato fino a 100 anni dalla nascita del figlio, dall’altra.
Le ultime sentenze hanno stabilito che il figlio possa fare richiesta di conoscere l’identità della madre prima della scadenza dei 100 anni, ma è comunque la donna che deve decidere se accettare la richiesta o rifiutare e mantenere l’anonimato.
Nel caso di parto in anonimato, la donna ha anche 60 giorni di tempo per cambiare idea e riconoscere il figlio, anche se una sentenza del 2014 ha riconosciuto il diritto della madre a fermare la procedura di adottabilità anche oltre i due mesi previsti.
Diverso è quando il bambino viene abbandonato in strada, azione che si configura come un reato penale punibile, secondo la legge, dai 6 mesi ai 5 anni di reclusione, naturalmente dopo tutti gli accertamenti del caso.
Secondo i dati, i bambini non riconosciuti alla nascita e dichiarati adottabili sono stati 182 nel 2020, in leggero aumento rispetto ai 178 del 2019. In generale, però, dal 2006 a oggi il numero dei minori non riconosciuti alla nascita è calato del 50%, anche se non esistono studi e indagini che indaghino il motivo di questa diminuzione.

Il progetto delle Culle per la Vita

Bisogna ricordare che, oltre al parto in anonimato, c’è un’altra possibilità concessa alle donne che partoriscono un figlio che non vogliono tenere: quella delle culle per la vita, ovvero una stanza in cui poter lasciare il minore in totale anonimato sicuri che, non appena la porta si chiuderà alle spalle di chi lascia il bambino, questo verrà soccorso e accudito con tutte le cure del caso.
Quello delle Culle per la Vita è un progetto a cui Ai.Bi. lavora da tempo e per il quale ha presentato una proposta di legge che renda obbligatoria la presenza di una culla in ciascun comune d’Italia, visto che ad oggi ne esistono solo 60 mal distribuite geograficamente (10 sono solo in Lombardia). Una di queste culle per la vita è gestita da Ai.Bi. e si trova in via dei Pioppi, 4, nella frazione di Pedriano a San Giuliano Milanese.