Il cambiamento climatico mette a rischio i diritti dei bambini, soprattutto quelli senza famiglia

Un’analisi tra Bangladesh, Haiti e Sud Sudan sulle nuove sfide per la protezione dell’infanzia. Perché i bambini, di fronte a ogni emergenza, sono sempre la parte più vulnerabile

I bambini sono tra i soggetti più vulnerabili agli effetti devastanti del cambiamento climatico, con gravi conseguenze sulla loro salute, sicurezza e sul loro benessere complessivo. Secondo l’UNICEF, circa un miliardo di bambini vive in Paesi ad altissimo rischio climatico e oltre il 99% è esposto ad almeno un disastro ambientale, come inondazioni o siccità.

I diritti dell’infanzia

Il cambiamento climatico non colpisce solo l’ambiente naturale, ma ha un impatto diretto sulle persone e sta alimentando una vera e propria crisi dei diritti dell’infanzia. In particolare, aumenta il rischio di separazione familiare e lascia un numero crescente di minori senza cure parentali, esponendoli a sfruttamento, violenza e migrazione non accompagnata.
È quanto emerge da un recente studio dell’International Social Service (ISS), che analizza l’impatto del clima sui bambini privi di cure genitoriali in tre diverse aree geografiche: Bangladesh, Haiti e Sud Sudan. In tutti e tre i Paesi, eventi climatici estremi come inondazioni, cicloni, siccità e ondate di calore aggravano povertà, insicurezza alimentare e instabilità sociale, portando molte famiglie alla separazione e/o all’abbandono forzato dei figli.

Lo studio

In Bangladesh, l’innalzamento del livello del mare e le frequenti inondazioni spingono sempre più bambini a migrare da soli verso le città, dove finiscono spesso intrappolati nel lavoro minorile.
In Haiti, uragani e siccità, insieme alle conseguenze ancora presenti del recente terremoto, alimentano la separazione familiare e favoriscono sistemi di sfruttamento come il restavèk
Si tratta di una pratica diffusa in Haiti che consiste nell’affidare bambini provenienti da famiglie estremamente povere a nuclei più benestanti, con la promessa di cibo, alloggio e istruzione. Il termine deriva dal francese rester avec(“restare con”). Nella realtà, il restavèkè riconosciuto come una forma di schiavitù moderna: i bambini sono spesso costretti a svolgere lavori domestici pesanti, esclusi dalla scuola ed esposti ad abusi fisici, psicologici e sessuali).
In Sud Sudan, caldo estremo e alluvioni si sommano a conflitti armati e carestie, lasciando migliaia di minori soli per strada o costretti a matrimoni precoci.
Il rapporto sottolinea come i bambini senza famiglia subiscano un impatto climatico ancora più grave rispetto agli altri: le strutture di accoglienza sono sovraffollate, le famiglie affidatarie sempre meno e più fragili, e i minori non accompagnati restano spesso esclusi dagli aiuti umanitari.

Politiche climatiche e protezione dell’infanzia

L’ISS e le organizzazioni partner chiedono che i bambini, e in particolare quelli privi di cure genitoriali, siano esplicitamente inclusi nelle politiche climatiche. Tra le principali raccomandazioni figurano il rafforzamento dei sistemi di protezione dell’infanzia, la formazione dei servizi sociali sui rischi legati al clima e il coinvolgimento diretto dei minori nei processi decisionali.
Senza interventi mirati, avverte il rapporto, il cambiamento climatico rischia di trasformarsi in uno dei principali moltiplicatori di disuguaglianze e violazioni dei diritti dei bambini più vulnerabili.

Fonte
“Childhood at Risk on a Heating Planet. Exploring the impact of Climate Change on children without parental care. Policy and practice brief” – International Social Service (ISS), con dati UNICEF, Save the Children e IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change).