Adozione Internazionale. Adottare bambini grandi

L’adozione di bambini grandi non è per tutti, ma rappresenta una reale opportunità di costruzione familiare fondata su consapevolezza, responsabilità e fiducia reciproca

L’adozione di bambini grandi è un percorso serio e complesso, che richiede un’accurata preparazione sia del minore sia dei futuri genitori, nel rispetto dell’ascolto e del consenso del bambino.

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Nella rubrica di Ai.Bi. “Figli in attesa”, molti lettori pongono ai nostri operatori quesiti e dubbi su questa tipologia di adozione e a volte, alcuni di questi commenti innescano accesi dibattiti che dimostrano il vivo interesse a conoscere e approfondire la tematica.

È fondamentale riconoscere e valorizzare la storia, la cultura e il Paese d’origine del minore, garantendo al contempo un accompagnamento anche nella fase post-adottiva.

“Mi piacerebbe avere una mamma che mi abbracci quando sono triste”

Questa è una frase vera di un bambino “grande” in attesa di essere adottato”.

Anche i bambini “grandi” hanno desiderio di famiglia, questa è una verità innegabile, che però ci riporta ad un punto cruciale: l’importanza della preparazione dei bambini all’adozione.

Nella stragrande maggioranza dei Paesi, soprattutto di area sudamericana, la preparazione dei bambini all’adozione è un processo serio e complesso, oltre che lungo, che prevede il coinvolgimento dell’istituto o della famiglia affidataria in cui si trova il bambino, insieme all’equipe psicosociale che si occupa del caso, per verificare la reale apertura e disponibilità all’adozione, in primis nazionale e poi internazionale, del bambino stesso.

Assodato questo punto, che presuppone l’aver rielaborato la propria storia di vita, l’allontanamento o la perdita dei genitori e/o dei fratelli e l’impossibilità di vivere in famiglia allargata, si procede con la preparazione del bambino all’adozione che procede per fasi progressive.

Si parte con il concetto di famiglia alternativa a quella di origine. Si prosegue affrontando la possibilità di andare in un paese straniero, se si parla di adozione internazionale, si arriva alla specificazione del contesto socio-culturale, nonché geografico, di un preciso paese di accoglienza e di una determinata famiglia con tutte le sue caratteristiche, arrivando infine alla conoscenza concreta sebbene virtuale con i futuri genitori adottivi, ancor prima che la famiglia parta per l’estero.

 In tutte le fasi ci si accerta che il bambino abbia compreso e confermi la sua disponibilità. In tutti i Paesi, Italia compresa, è infatti previsto l’ascolto obbligatorio del bambino (normalmente dai 10 anni in poi) e il suo assenso all’adozione, in udienza.

L’importanza della preparazione dei genitori da parte degli enti autorizzati

Anche questo è un procedimento che parte da lontano, da quando i servizi sociali iniziano il loro lavoro di formazione, prima ancora dell’ottenimento dell’idoneità, che poi l’ente completa e raffina in modo speculare a quanto scritto sopra per il bambino. Inoltre i futuri genitori adottivi sono sempre invitati a frequentare momenti formativi, che certo non si esauriscono nel periodo pre-adottivo, ma dovrebbero continuare anche nel periodo post-adottivo e possono essere arricchiti da letture personali, visione di film, partecipazione a gruppi di scambio e mutuo-auto aiuto.

La tematica dello sradicamento del bambino dal proprio paese di origine

Questo è un tema molto importante, che non riguarda soltanto i bambini adottati da grandi, capita spesso che bambini adottati anche da piccolissimi, avvertano le stesse preoccupazioni e ansie, sentendosi letteralmente di vivere a metà tra due mondi, non realmente appartenenti né a quello di origine, né a quello di accoglienza. Anche in questo caso è importante la formazione, sia dei bambini che dei genitori, perché non venga negato il passato, ma venga integrato nella storia e nella vita attuale. È importante però che anche i genitori lo accolgano, essi devono amare e considerare parte della loro vita il Paese del figlio, perché lui arriva da lì e non lo si può negare, al contrario va valorizzato.

I fallimenti adottivi

Rispetto al tema dei fallimenti adottivi ci sentiamo di condividere che è sicuramente un problema e una tristezza constatare che qualcosa non sia andato bene e siano rimasti i cocci di una famiglia non più ricomponibili. Tuttavia, anche in questo caso e fatta eccezione per problematiche dirompenti, è possibile attuare dei percorsi di prevenzione che, partendo dalla formazione prima dell’adozione, devono proseguire nella fase post-adottiva, nella quale ragazzi e genitori possano avere momenti di confronto, riflessione e discussione sui vari temi.

L’adozione di bambini grandi e ragazzi non è certamente per tutti, i futuri genitori adottivi devono verificare le risorse che possono mettere in campo, prepararsi al meglio, aiutati però anche dal fatto che un bambino grandicello ha maggiore consapevolezza di ciò che sta accadendo: ci si sceglie l’un l’altro. Ma questo salto nel vuoto presuppone una grande fede/fiducia l’uno nell’altro, nella pazienza, nella fedeltà, nella resilienza, nella tenacia che occorrono per arrivare all’obiettivo comune, quello della creazione di una famiglia.

A cura del team di Adozione Internazionale di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.

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