Affido familiare. Cosa significa accogliere una fratria

Una storia bellissima di affido familiare: un fratello e una sorella accolti da un coppia che ha aperto le porte di casa e del proprio cuore per costruire una nuova vita, insieme, senza perdere il legame on la madre giologica

Accogliere una fratria in affido significa aprire la propria casa non semplicemente a due, tre o più minori, ma a un legame già esistente, spesso molto forte e profondo. I fratelli arrivano portando con sé una storia comune fatta di esperienze condivise, sofferenze, alleanze, paure e modalità relazionali costruite nel tempo. Per questo, l’affido di una fratria è un’esperienza particolarmente intensa e complessa, ma anche molto ricca dal punto di vista umano.

Preservare il legame e, con esso, l’identità

Uno degli aspetti più importanti è che i fratelli rappresentano spesso, l’uno per l’altro, l’unico punto stabile della vita l’uno dell’altro. Dopo trascuratezza, instabilità o esperienze traumatiche, il legame fraterno può diventare una sorta di “porto sicuro”: mantenere unita la fratria significa quindi preservare una parte fondamentale dell’identità dei bambini e della loro storia affettiva.

Un percorso non facile

Accogliere più fratelli comporta però anche difficoltà specifiche. All’inizio possono emergere forti dinamiche di competizione per le attenzioni degli adulti, gelosie, ruoli rigidi consolidati nel tempo oppure atteggiamenti di iperprotezione reciproca. Talvolta uno dei fratelli assume il ruolo del “genitore” nei confronti dell’altro, soprattutto quando in famiglia d’origine gli adulti erano assenti o inadeguati. La famiglia affidataria deve quindi aiutare ciascun bambino a ritrovare il proprio spazio e il proprio ruolo, senza spezzare il legame tra loro.
Anche la gestione quotidiana richiede molte energie: bisogni emotivi differenti, età diverse, eventuali difficoltà scolastiche o comportamentali, rapporti con la famiglia d’origine e con i servizi sociali. Per questo motivo il sostegno degli operatori e delle reti di famiglie affidatarie è spesso decisivo.

Abitare la relazione

Accanto alle fatiche, però, ci sono anche grandi risorse. I fratelli si aiutano reciprocamente nell’ambientamento, condividono ricordi, si fanno compagnia e affrontano insieme il cambiamento. Con il tempo, se sostenuti in modo adeguato, possono sviluppare relazioni più serene ed equilibrate, imparando a fidarsi degli adulti e a costruire nuovi legami affettivi.
Accogliere una fratria significa quindi entrare in una relazione già “abitata”, imparando ad ascoltarne gli equilibri, le ferite e le potenzialità. È un percorso impegnativo, che richiede pazienza, stabilità e capacità di contenere i conflitti, ma che può offrire ai bambini la possibilità di crescere senza perdere il legame più importante della loro storia: quello tra fratelli.

Storia di un’accoglienza

Ecco la storia di due fratelli di origine africana: Blessing, una bambina di 9 anni al momento dell’inizio dell’affido, e suo fratello Destiny, di tre anni più piccolo (nomi di fantasia). I due vivevano con la madre in un paese della provincia di Milano. Purtroppo la donna, a causa di gravi problemi psichici, non riusciva a prendersi cura di loro in modo adeguato. Per questo motivo, con decreto del Tribunale per i Minorenni, i bambini sono stati allontanati dalla famiglia d’origine e collocati presso la famiglia affidataria di Paola e Lorenzo, una coppia di mezza età senza figli preparata da Amici dei Bambini attraverso i consueti percorsi di formazione.
L’affido si è protratto a lungo, configurandosi come un affido “sine die”: un percorso che, di rinnovo in rinnovo, ogni due anni — durata prevista dalla legge— si è esteso fino alla maggiore età dei ragazzi. La ragione di questa situazione risiedeva nel fatto che la madre biologica, pur avendo mostrato progressivi miglioramenti grazie alle terapie farmacologiche e psicoterapeutiche, non ha mai raggiunto un livello di stabilità tale da poter riaccogliere i figli nella propria casa.

Il rapporto con la madre biologica

Nel corso degli anni Blessing e Destiny hanno comunque continuato a incontrare con regolarità la madre negli incontri protetti in spazio neutro, anche una volta diventati adolescenti. Il giudice del Tribunale per i Minorenni, come previsto dalla legge per i ragazzi sopra i 12 anni, li ha ascoltati direttamente e loro hanno espresso il desiderio di mantenere il rapporto con la madre.
Sono trascorsi ormai dieci anni dall’arrivo di Blessing e Destiny nella casa di Paola e Lorenzo. È stato un percorso fatto di alti e bassi, un vero e proprio “otto volante” emotivo. La coppia affidataria ha però saputo affrontare le difficoltà con grande solidità, rimanendo sempre unita e coesa.
Destiny, fin dal suo arrivo, si è mostrato un bambino particolarmente iperattivo e ha seguito un percorso di terapia cognitivo-comportamentale (TCC). Blessing, durante l’adolescenza, ha manifestato un forte disagio che si è espresso anche attraverso piccoli furti nei negozi. Si tratta di comportamenti che, nel contesto dell’affido, non vanno letti in modo semplicistico o eccessivamente drammatizzato, poiché spesso collegati alle esperienze di privazione vissute dai minori accolti. Fortunatamente questa fase si è risolta abbastanza rapidamente.

La serenità di una vita in famiglia

In questi anni la famiglia affidataria ha potuto contare sul sostegno costante dell’équipe di Amici dei Bambini, composta da professionisti e altre famiglie affidatarie. Qualche anno fa i servizi sociali avevano preso in considerazione anche l’ipotesi dell’adozione da parte di Paola e Lorenzo, ma questa possibilità è stata esclusa per la necessità di mantenere gli incontri protetti con la madre biologica.
All’inizio dell’affido, inoltre, i due fratelli vivevano una forte competizione reciproca per conquistare l’attenzione dei genitori affidatari, dinamica frequente nelle fratrie accolte. Anche questa difficoltà è stata progressivamente superata e oggi, a 19 e 16 anni, Blessing e Destiny sono ragazzi molto uniti tra loro e profondamente legati anche a Paola e Lorenzo.
Oggi Blessing è una ragazza seria e studiosa, frequenta l’università con profitto. Destiny, invece, è molto sportivo: meno incline allo studio rispetto alla sorella, probabilmente inizierà a lavorare dopo il diploma. Lo sport, nel suo caso, ha rappresentato per anni un’importante ancora di salvezza e uno strumento per incanalare la sua grande energia. Destiny ha sempre avuto un carattere esplosivo, mentre Blessing si è mostrata fin da piccola più riservata e introspettiva.
L’accoglienza familiare di entrambi in affido ha rappresentato la possibilità concreta di trovare il calore di una famiglia e mantenere quel legame fraterno nel loro caso prezioso .

A cura della redazione di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.

Informazioni e richieste sull’affido familiare

Se anche tu vuoi essere una risorsa per un bambino in difficoltà, vuoi approfondire la conoscenza dell’affido familiare e riflettere sulla disponibilità a intraprendere questo percorso, puoi partecipare agli incontri organizzati da Amici dei Bambini.
Tutte le informazioni si trovano alla pagina dedicata del sito.