AFRICA EMERGENZA ABBANDONO. Progetto Bolzano: gli studenti di Goma per dare un futuro ai bambini di strada

Tra guerra, povertà e separazioni familiari, il progetto rafforza la rete di protezione dei minori di strada attraverso ricerca, ascolto e reinserimento

Continuano le attività svolte all’interno del progetto Dal nostro cuore a quello dell’Africa 3 – Consolidamento”, terza fase di un poderoso intervento generosamente finanziato dalla Provincia Autonoma di Bolzano, dedicato ai bambini della città di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo e che vede Ai.Bi. Amici dei Bambini quale ente capofila.

Tra gli obiettivi del progetto, vi è anche il miglioramento della qualità dei servizi educativi per docenti e studenti della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università di Goma. Proprio con questo intento, è stata instaurata una collaborazione con l’istituto in tecniche sociali dell’Università di Goma (INTS) al fine di supportare gli studenti nella realizzazione di attività pratiche con lo svolgimento di visite ai minori di strada e di ricerca familiare, in continuità e approfondimento dei risultati dello studio di mappatura del sistema di accoglienza nella città di Goma realizzato con il progetto precedente sempre finanziato dalla Provincia di Bolzano.

Conoscere per poter operare al meglio

La scorsa settimana, si è conclusa con successo la prima fase di lavoro “sul campo”: un team di 15 studenti universitari ha effettuato cinque uscite  per le strade di Goma, con l’obiettivo di intercettare, identificare e avviare un percorso di supporto per i minori di strada, ponendo le basi per il loro reinserimento familiare. Gli studenti sono stati supportati da un assistente sociale qualificato.

I giovani hanno visitato i luoghi di maggiore aggregazione della città, tra cui il porto, il centro cittadino, il quartiere commerciale Bireré e alcune zone residenziali. Durante le uscite gli studenti hanno incontrato e censito in totale 76 minori (63 ragazzi e 13 ragazze) di età compresa tra i 7 e i 16 anni.

Bambini di strada: una scelta legata spesso a traumi

Dalle prime analisi sono emersi dettagli fondamentali per la comprensione della problematica dei minori in strada. Per la maggior parte di loro, vivere in strada è una condizione recente (da 2 a 8 mesi) non una condizione di vita permanente. Spesso è legata a traumi o eventi specifici.

Molti fuggono dagli orrori della guerra. Tra le storie più toccanti vi è quella di un piccolo sopravvissuto al bombardamento del campo profughi di Mugunga 1 ( a nord di Goma non distante dal centro SODAS, orfanotrofio sostenuto da Ai.Bi.). Quell’orribile giorno il bimbo ha perso tutta la sua famiglia e si è ritrovato completamente solo. Un altro bambino, figlio di un militare, si è trovato solo e separato dal padre a causa del conflitto. Alcuni si ritrovano senza nessuno dopo l’arresto degli adulti di riferimento, altri per scelta: per emulare i loro coetanei alla ricerca di una vita di “presunte” libertà.

L’impatto con i bambini di strada è stato fortissimo

L’intervento degli studenti è stato anticipato da una rigida preparazione pedagogica fornita dall’assistente sociale di progetto, anche con l’obiettivo di superare la naturale diffidenza iniziale dei minori. Attraverso un approccio empatico i ricercatori sono riusciti ad instaurare un dialogo basato sulla fiducia.

“Per gli studenti – racconta l’assistente sociale- l’impatto è stato fortissimo. Molti affrontavano per la prima volta quel tipo di realtà, una condizione che spesso viene associata a pregiudizi di aggressività, scoprendo invece una vulnerabilità estrema che richiede ascolto e vicinanza”.

Il quadro emerso dalle prime visite fotografa una realtà complessa e dolorosa che i bambini affrontano quotidianamente. Il costante bisogno di muoversi dovuto all’insicurezza e al timore delle forze armate, il problema della salute dato che molti minori sono stati trovati malati o fortemente indeboliti dalla fame e l’inquietante tendenza, in bambini tra gli 8 e i 12 anni, all’inalazione di sostanze tossiche (come la colla) e droghe.

I primi risultati emersi dalla ricerca

Le visite proseguiranno durante tutto il mese di luglio. Nel mese di agosto gli studenti realizzeranno i loro lavori di ricerca ma nel frattempo alcune riflessioni sono già emerse:

– occorre sviluppare un meccanismo di ricerca familiare per il reinserimento progressivo dei minori nella famiglia biologica o in famiglie affidatarie,

– occorre prevedere una struttura di accoglienza temporanea per i casi in cui il rientro in famiglia sia impossibile per ragioni geografiche o di sicurezza,

– occorre continuare le uscite sul campo per consolidare il legame di fiducia e non abbandonare i progressi fatti

Questo primo ciclo di uscite rappresenta un passo essenziale per comprendere i bisogni dei bambini di strada a Goma e per elaborare strategie concrete di protezione e riscatto sociale da parte dei futuri assistenti sociali.

A cura degli espatriati e dei referenti di Ai.Bi. presenti nel Paese. 

Amici dei Bambini opera in Repubblica Democratica del Congo dal 2008 con progetti di cooperazione e Adozione a Distanza