Lasciti solidali. Testamento olografo: che cosa succede se non è scritto interamente dal testatore?

La legge richiede che il documento sia redatto completamente a mano dal testatore. La perizia grafologica può aiutare ad accertarne l’autenticità, ma la decisione spetta sempre al giudice

Affrontiamo un altro aspetto del testamento olografo, dopo avere esaminato il tema della data: un lettore ci chiede informazioni sulla grafia e su chi possa valutare la veridicità della scrittura.
A norma del primo comma dell’articolo 602 del Codice civile, Il testamento olografo deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore. La grafia riveste quindi un ruolo fondamentale tra gli elementi formali dell’atto di ultima volontà.
Il testamento olografo deve essere redatto interamente a mano dal testatore e sottoscritto dallo stesso. La scrittura autografa costituisce infatti un requisito essenziale previsto dalla legge: se il documento non è stato scritto completamente dal testatore, può essere messa in discussione la validità del testamento

La perizia grafica per accertare l’autenticità del testamento

Per valutare l’autenticità del testamento viene utilizzato lo strumento tecnico della perizia grafica, detta anche grafologia forense o perizia calligrafica, ovvero l’analisi tecnica volta a stabilire l’autenticità o la paternità di una scrittura.
Il principio alla base è semplice nella sostanza, ma rigoroso nel metodo: la scrittura è un gesto individuale, difficilmente imitabile in tutti i suoi dettagli, perché nasce da automatismi consolidati nel tempo. Chi scrive, infatti, concentra la propria attenzione sul contenuto, mentre la grafia è generalmente composta da una serie di gesti spontanei e automatici.
Tuttavia, alcune pronunce della Cassazione, tra cui una molto recente, la n. 16439/2026, pur ritenendo la perizia calligrafica un mezzo valido, la considerano uno strumento di supporto il cui risultato deve essere valutato insieme agli altri elementi disponibili.

Il ruolo del giudice nell’accertamento dell’autenticità

Il giudice è infatti tenuto a esaminare l’intero quadro probatorio prima di stabilire se il documento sia autentico oppure falso.
La Suprema Corte evidenzia che la grafologia non offre certezze assolute, ma valutazioni basate su confronti e analisi di carattere tecnico. Per questo motivo, le conclusioni del consulente non vincolano il giudice, che deve verificarne la coerenza con gli altri elementi emersi nel processo.
Il giudice deve quindi mantenere un ruolo centrale e deve considerare tutti gli aspetti del caso: il contenuto del testamento, la documentazione acquisita, le circostanze della redazione del documento e i rapporti tra il testatore e gli eredi, così da ricostruire la reale volontà del testatore.

La volontà del testatore al centro della successione

Essendo il testamento, lo abbiamo ricordato più volte, un atto di piena volontà, intervengono anche fattori differenti. L’accertamento dell’autenticità della scrittura non richiede una certezza scientifica assoluta e non può dipendere esclusivamente dalla consulenza tecnica.
Il principio ribadito dalla sentenza rafforza il ruolo del libero convincimento del giudice, escludendo che la perizia grafologica possa sostituirsi all’attività di valutazione richiesta dall’ordinamento, soprattutto in una materia delicata come quella delle successioni testamentarie, dove fattori giuridici e formali si uniscono a elementi personali e affettivi.

A cura dell’Ufficio Diritti di AiBi Amici dei Bambini ETS

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