Adozione Internazionale. A 10 anni non si è troppo grandi per avere una famiglia

Adottare una bambina o un bambino già grandicelli non è facile, ma non per questo è qualcosa da escludere a priori. Anche a 10 anni si ha diritto ad avere una famiglia propria, e con preparazione, pazienza e fiducia, la si può costruire insieme

Uno dei “problemi” dell’Adozione Internazionale di oggi è che, tante volte, i bambini dichiarati adottabili da molti Paesi sono già grandicelli e spesso hanno passato in orfanotrofio diversi anni della loro vita.
Al di là di proseguire la battaglia che da anni Ai.Bi. Amici dei Bambini conduce per fare in modo che non si arrivino a formare infinite “neglect list” (lunghi elenchi che periodicamente gli enti autorizzati ricevono dai vari Paesi, di bambini dichiarati adottabili quando forse è oramai troppo tardi per trovare accoglienza in una famiglia adottiva), è anche giusto raccontare come l’adozione di bambine e bambini già grandi non sia impossibile e che non sia vero quello che, qualche tempo fa, è stato scritto in un commento su Facebook sotto all’appello di adozione internazionale di Ai.Bi. per Alberto, bambino sudamericano di 10 anni.

La critica: “Impossibile adottare bambini già grandi”

“A 10 anni [un bambino n.d.r.]  è troppo grande. Ha già un bagaglio abbandonico troppo grande per poter arrivare in un altro continente a fingere di fare il figlio… Arrivano qui; ti studiano per un po’; provano a fare il figlio che tu immaginavi… Poi la rabbia che hanno dentro implode, prima, ed esplode, dopo, per distruggere cose e persone che darebbero la vita per loro. Però a quel punto è troppo tardi, e una vita distrutta ne distrugge minimo altre due: quelle dei genitori adottivi.

La risposta di Amici dei Bambini

Partiamo innanzitutto dalla frase virgolettata detta proprio da Alberto [il bambino protagonista dell’appello n.d.r.] e non frutto di fantasia o trovata pubblicitaria: “Mi piacerebbe avere una mamma che mi abbracci quando sono triste”.
Anche i bambini grandi hanno desiderio di famiglia. Questa è una verità innegabile e che richiama un punto cruciale: quello della preparazione dei bambini all’adozione.
Nella stragrande maggioranza dei Paesi, soprattutto di area sudamericana, la preparazione dei bambini all’adozione è un processo serio e complesso, oltre che lungo. Questo prevede il coinvolgimento dell’istituto o della famiglia affidataria in cui si trova il bambino, insieme all’equipe psicosociale che si occupa del caso, per verificare la reale apertura e disponibilità all’adozione, in primis nazionale e poi internazionale, del bambino stesso.
Assodato questo punto, che presuppone l’aver rielaborato la propria storia di vita, l’allontanamento o la perdita dei genitori e/o dei fratelli e l’impossibilità di vivere in famiglia allargata, si procede per fasi progressive con la preparazione del bambino all’adozione.

La preparazione all’adozione

Si parte con il concetto di famiglia alternativa a quella d’origine, tenendo conto anche delle varie tipologie di famiglia (genitori eterosessuali con o senza altri figli, genitori omosessuali, genitori single… a seconda di ciò che la legislazione e la cultura permette). Si prosegue affrontando la possibilità di andare in un Paese straniero e lasciare il proprio, se si parla di adozione internazionale, con tutto quello che ne consegue, e si arriva alla specificazione del contesto socio-culturale, nonché geografico, di un preciso Paese di accoglienza e di una determinata famiglia. Infine, si arriva alla conoscenza concreta, sebbene virtuale, con i futuri genitori adottivi, ancor prima che la famiglia parta per l’estero. In tutte le fasi ci si accerta che il bambino abbia compreso e confermi la sua disponibilità. In tutti i Paesi, Italia compresa, è infatti previsto l’ascolto obbligatorio del bambino (normalmente dai 10 anni in poi) e il suo assenso all’adozione, in udienza.

Sul versante dei genitori

Arriviamo alla preparazione dei genitori da parte degli enti autorizzati. Anche questo è un procedimento che parte da quando i servizi sociali iniziano il loro lavoro di formazione, ancor prima dell’ottenimento dell’idoneità, che viene completato e raffinato, poi, dall’ente in modo speculare a quanto scritto per il bambino. Inoltre, i futuri genitori adottivi sono sempre invitati a momenti formativi che dovrebbero continuare anche nel periodo post-adottivo e possono essere arricchiti da letture personali, visione di film, partecipazione a gruppi di scambio e mutuo aiuto.

Valorizzare la vita “di prima”

La tematica dello sradicamento del bambino dal proprio paese di origine, il cambio di lingua, cultura ecc. è un tema molto importante, che però non riguarda soltanto i bambini adottati da grandi: capita spesso che bambini adottati anche da piccolissimi avvertano le stesse preoccupazioni e ansie, sentendosi come divisi tra due mondi senza appartenere realmente né a quello di origine, né a quello di accoglienza. Anche in questo caso è importante la formazione, sia dei bambini sia dei genitori, perché il passato non venga negato ma integrato nella storia e nella vita attuale. I genitori devono amare e considerare parte della loro vita il Paese del figlio, perché lui arriva da lì e non lo si può negare. Al contrario, va valorizzato.
Ciò può essere fatto in vari modi: mantenendo la lingua d’origine o recuperandola in fase successiva, se è un desiderio del minore; mangiando cibi tradizionali; ascoltando musica locale; frequentando comunità del Paese di origine; tenendo conto delle specificità e delle caratteristiche fisiche (per esempio poter fare trattamenti specifici ai capelli); rispettando la religione o la spiritualità finora coltivata e prevedendo il desiderio di esplorare nuovi ambiti. E, infine, mettendo in conto un viaggio di ricerca delle origini come parte di completamento della propria identità. Tutte queste cose non negano la genitorialità adottiva e non la sminuiscono, ma la valorizzano in quanto capace di rispettare la vita trascorsa prima dell’incontro che ha creato la nuova famiglia. Tutto ciò vale a maggior ragione quando i bambini sono grandicelli e la parte di vita pregressa inizia ad essere più “sostanziosa”.

Prevenire il faiilmento

Rispetto al tema dei fallimenti adottivi, condividiamo che sia un problema e una tristezza constatare che qualcosa non è andato bene. Tuttavia, anche in questo caso, e fatta eccezione per problematiche dirompenti, è possibile attuare dei percorsi di prevenzione, prima e post adozione, nei quali ragazzi e genitori possono vivere momenti di confronto, riflessione e discussione sui vari temi.

Il ruolo degli enti autorizzati

Vale la pena fare anche un piccola nota rispetto all’illazione che spesso si sente sul fatto che gli Enti lavorino tenendo all’oscuro i futuri genitori adottivi di alcune problematiche pur di guadagnare dei soldi. Gli Enti vengono autorizzati a operare dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, che è organo di controllo rispetto al loro operato, anche in tema di costi. Gli Enti sono istituzioni private facenti funzioni pubbliche, non percepiscono alcun finanziamento pubblico e i soldi richiesti servono esattamente per coprire le spese di funzionamento sia in Italia sia all’estero, oltre che le spese vive e procedurali dell’iter adottivo previste dalle varie legislazioni.

Difficile, ma possibile!

Per concludere, torniamo alle parole di Alberto e ribadiamo il nostro impegno affinché anche i bambini più grandi, desiderosi di avere una famiglia che li accompagni nel loro percorso verso la maturità, la possano trovare. L’adozione di bambini grandi e ragazzi non è certamente per tutti, i futuri genitori adottivi devono verificare le risorse che possono mettere in campo e prepararsi al meglio, aiutati però anche dal fatto che un bambino grandicello ha maggiore consapevolezza di ciò che sta accadendo: ci si sceglie l’un l’altro. E questo “salto nel vuoto” presuppone una grande fiducia l’uno nell’altro, nella pazienza, nella fedeltà, nella resilienza, nella tenacia che occorrono per arrivare all’obiettivo comune: quello della creazione di una famiglia.

A cura del team di Adozione Internazionale di Ai.Bi. Amici dei Bambini ETS.
Dal 1983 al fianco dei minori in difficoltà, Ai.Bi. promuove la tutela dei loro diritti, la diffusione di contenuti informativi utili per giovani, minori e famiglie, e la sensibilizzazione sociale.

Informazioni e domande sull’adozione internazionale

Chi sta considerando un’adozione internazionale o semplicemente desidera avere maggiori informazioni su questi temi, può contattare l’ufficio adozioni di Ai.Bi. scrivendo un’e-mail a adozioni@aibi.it.
Ai.Bi. organizza periodicamente anche dei corsi pensati per dare alle coppie che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’adozione, dando loro le nozioni base sulla normativa di riferimento, le procedure da espletare, la presentazione della domanda di idoneità, ecc. A questo link si possono trovare tutte le informazioni relative al prossimo corso online “Primi passi nel mondo dell’Adozione Internazionale”.