“Giovannino ha un futuro. Il nostro Luca lo dimostra”. Da Torino una testimonianza di speranza

Affetto da una forma di eritrodermia ittiosiforme congenita, ha ormai 11 anni e si diverte con la sua grande passione: il calcio

Come Giovannino, il bimbo abbandonato all’ospedale Sant’Anna di Torino dai genitori, in seguito alla diagnosi di Ittiosi Arlecchino, anche il piccolo Luca ha un raro problema della pelle. A raccontarlo al quotidiano torinese La Stampa è stata la mamma, Maria Dolores.Nel loro appartamento esterno, in zona Rebaudengo, all’estrema periferia nord di Torino – si racconta nell’articolo – il riscaldamento è spento”. Spento perché la pelle di Luca non ha capacità di sudorazione e non è in grado di regolare la temperatura corporea e, con il caldo, tende a ispessirsi e squamarsi, esponendolo a diversi pericoli.

Luca, 11 anni, convive dalla nascita con una eritrodermia ittiosiforme congenita, una patologia molto simile a quella che ha colpito Giovannino.

La mamma, tuttavia, ha voluto testimoniare che “convivere con la malattia non è impossibile si si ha l’umiltà e il coraggio di chiedere aiuto nei momenti di sconforto”. Eppure, per lei, non è stato facile. Luca, appena nato, “era ricoperto di piaghe e vesciche e nessuno riusciva a capire di cosa si trattasse”. Di lì a poco la diagnosi della patologia. Grave, rara, con cui il bambino sarà costretto a convivere per tutta la vita.


Un incubo per quella famiglia già piegata, all’epoca, dalle difficoltà economiche: il padre, un ex operaio che aveva appena perso il lavoro, tirava avanti con 600 euro al mese di cassa integrazione, la mamma con 300 euro di maternità. Soldi con cui la famiglia doveva pagare il mutuo, le bollette e cercare di tirare avanti con due figli (Luca ha una sorella più grande), pagando inoltre le costose medicine non rimborsate dalla sanità regionale, perché considerate para-farmaci.

Nonostante tutte queste difficoltà la famiglia, in questi anni, ha tirato avanti. Come Luca, che si è dedicato anima e corpo alla sua passione: il calcio. Anche una partita può provocargli la febbre, eppure lui, pur consapevole dei suoi limiti, non molla. Perché la vita va affrontata così: con la speranza.

E quella di Luca, in tal senso, è davvero una grande lezione.