Il piccolo Marco, 3 anni il 15 maggio, arriva da Xi’An ed è un’esplosione di allegria per mamma Mara e papà Mirco. In un solo anno ha anche superato la sua emiparesi “E’ spericolato! – dicono Mara e Mirco – Adesso va anche in monopattino”
Il piccolo Marco, 3 anni il 15 maggio, arriva da Xi’An ed è un’esplosione di allegria per mamma Mara e papà Mirco. In un solo anno ha anche superato la sua emiparesi “E’ spericolato! – dicono Mara e Mirco – Adesso va anche in monopattino”
“Stiamo vivendo la piena adolescenza di Vayoleth e l’inizio di una nuova avventura adottiva…se non fossimo già in là con gli anni…partiremmo per una terza adozione!” Ernesto e Adriana raccontano per #iosonoundono il loro entusiasmo di genitori: due figli, Vayoleth e Weverton, in Italia da 7 mesi. “Va tutto benissimo!” aggiungono. E chissà se davvero per loro le adozioni sono finite qui…
Il tema dell’età spesso spaventa molto le coppie e in alcuni casi impedisce di vedere e di accorgersi che a 6, 7 o 9 anni si è sempre e comunque bambini. “I bambini che vengono dall’Istituto di Xi’An, in Cina, per esempio, hanno spesso sperimentato alcune forme di amore e per questo saranno più capaci di affidarsi ai nuovi genitori”.
Dramma a Trieste, dove una neonata trovata abbandonata nel giardino di un complesso condominiale è morta dopo essere stata trasportata d’urgenza in ospedale. Una ragazza di 16 anni è indagata. Da qui l’appello del Presidente di Amici dei Bambini “Se ci fosse stata una culla per la vita nel suo quartiere la bambina sarebbe ancora viva. La giovane mamma avrebbe lasciato la neonata al riparo nella culla, si sarebbe allontanata in sicurezza senza il rischio di essere identificata e si sarebbe salvata una vita”.
Non è retorica pensare che il primo incontro con i propri figli adottivi sia esattamente come un parto naturale: madri, padri, figli si guardano per la prima volta e per tutti è un insieme di attesa, gioia, dolore, stanchezza per l’eccessiva felicità. L’adozione è una cosa meravigliosa.
Non abbiate paura di adottare e soprattutto non abbiate paura di adottare un bambino quasi adolescente. “Siamo sempre bambini”. A dirlo è Paola (nome di fantasia) una ragazza ventenne, adottata con Ai.Bi. in Brasile quando aveva 11 anni, che commossa racconta“io chiamavo mamma e papà i miei genitori ma per tanto tempo non li ho sentiti mamma e papà”. Il suo sogno oggi è quello di “tutelare i bambini proprio come io sono stata tutelata grazie all’adozione”.
La squadra è compatta e affiatata: mamma Simona, papà Sergio, Ivan, 13 anni e mezzo, originario della Federazione Russa e Laura, l’ultima arrivata dalla Bulgaria. Una famiglia che ha preferito la strada dell’accoglienza alla ricerca del figlio a tutti i costi. Oggi, rientrati da poche settimane dalla Bulgaria, Simona e Sergio raccontano la loro storia per #iosonoundono e il rapporto speciale che si è creato tra i due fratelli. “Ivan è stato il ‘collante’ che ha facilitato l’unione di tutta la famiglia”.
Esiste la vita silenziosa di bambini abbandonati in istituto che non hanno alternative all’attesa. E quando finalmente i genitori arrivano, l’accoglienza dei figli è piena e immediata ma anche costellata di momenti di prova: non si spegne facilmente il ricordo di altri adulti che, tempo prima, hanno tradito con l’abbandono la fiducia dei bambini. Quello che segue è il racconto di Rosa e Roberto che hanno adottato Isabelle, una splendida bambina haitiana.
Vicente e Leonardo hanno 9 e quasi 8 anni e sono stati adottati poco più di un anno fa da Daniela e Luca, coniugi adottivi di Ai.Bi. Nonostante arrivino dal Cile, sembrano avere una particolare affinità con la Sardegna, la terra di origine dei loro nuovi genitori. Per i quali, questo è quasi un segno del destino: “Era solo questione di ritrovarsi”, commentano.
Vincenzo e Antonella sono partiti dalla Calabria per accogliere Sara, 4 anni il 6 aprile, che si trovava nel Kosovo. Con lei è stato un crescere di successi: dal passeggiare al parco tra la neve, a imparare a masticare fino al saluto finale agli altri bambini del centro, “in braccio a mamma e papà, senza guardarsi più indietro”.
Quello che segue è il racconto (particolareggiato e molto emozionante) di Azzurra, che con il marito Massimiliano, ha adottato Elio. “Vorrei che il mondo aprisse gli occhi – dice – e le adozioni aumentassero vertiginosamente perché questi bimbi non aspettano altro che una mamma e un papà che li amino incondizionatamente”. Il tempo dell’attesa? “E’ come quando una mamma partorisce, talmente è felice per la nascita del suo bambino da dimenticare i dolori del parto!”
Mai sottovalutare la creatività dei parenti quando si adotta. Avreste mai immaginato che ad accogliere due fratellini originari del Perù ci fossero varie generazioni di parenti, arrivati in aeroporto a bordo di un autobus noleggiato per l’occasione? È il benvenuto che la famiglia e gli amici di Paola e Riccardo hanno riservato per Giorgio, e Sabina (nomi di fantasia ndr), due fratellini che non vedevano l’ora di avere una famiglia tutta per loro. E che famiglia!
In questo momento di ‘difficoltà’ per le adozioni internazionali, in cui fanno più notizia le ‘brutte’ storie (per quanto in minima percentuale), in un momento in cui giornali e media danno più spazio a racconti di “imprese impossibili” con il risultato di scoraggiare le coppie ad avvicinarsi all’accoglienza di un bambino abbandonato, Ai.Bi. racconta quanto invece l’adozione sia una cosa meravigliosa. E a dirlo sono le coppie stesse. Quella che segue è la storia di Francesca e Marco che hanno adottato il 10 marzo Elena, due anni e mezzo, dal Kosovo.
Chiara e Stefano (nomi di fantasia ndr) raccontano la loro adozione, fatta di attese e “imprevisti”. “Appena varcata la soglia con il cuore in gola la psicologa ci racconta la storia di una bambina di circa 7 anni e mezzo. Non esitiamo ad accettare l’abbinamento. Ma ancora una volta c’è un ostacolo da superare. Il nostro decreto di idoneità ha una scadenza limitata ad un bambino di sei anni. Che fare?”.
Quando aveva solo un mese fu abbandonato dai suoi genitori biologici. A quasi 5 anni è stato abbandonato anche dalla coppia affidataria che non ha voluto adottarlo. Nella sua breve vita, Giulio è già rimasto due volte senza famiglia. Ma ora ne ha trovata una che lo amerà per sempre: quella composta da Sara e Salvatore, genitori adottivi di Ai.Bi. che sono andati a prenderlo in Bulgaria, da dove sono tornati a inizio marzo.
Il momento dell’abbinamento è il primo contatto che una coppia ha con il bambino che diventerà loro figlio. Da quel momento inizia un’ altra vita: a tre. In quel momento si inizia a ragionare come una famiglia e a fare progetti: dalla stanzetta ai viaggi per andare a conoscere quel bambino che, in realtà, hai sempre sognato. A raccontarci proprio questi momenti di attesa sono Giacomo e Anna: loro hanno detto si a Victor e fatto il primo viaggio.
Il bambino aveva paura che quei genitori e quel fratello che trascorrevano del tempo con lui poi non tornassero più. Mesi dopo, in Italia, era lo stesso Emanuel che ricordava, mimando, quella sua paura: “’Per farci capire quanto, durante questi nostri viaggi, temesse un altro abbandono, ripeteva la scena dei nostri saluti: ‘ciao ciao Emanuel, aereo poi torniamo!’. Per noi era uno strazio ritornare a casa, ma ce l’abbiamo fatta”
Mamma Paola e papà Luca, due figli biologici, hanno fatto dell’accoglienza lo scopo della loro vita: dopo diverse esperienze di volontariato in casa famiglia del territorio, hanno accolto in nazionale Jacopo, di origini filippine. Come tante coppie avevano presentato la ‘disponibilità’ sia per l’adozione internazionale che per quella nazionale e partecipato agli incontri e corsi di formazione di Ai.Bi, Amici dei Bambini. E poi è arrivata la chiamata del Tribunale per i minorenni e Jacopo è rinato come figlio.
Letizia e Renato hanno adottato Marco, oggi 20 mesi: sono andati con i loro due figli biologici in Cina lo scorso dicembre e da allora la loro vita è cambiata…in meglio. “Più che compiere un atto di carità – raccontano per #iosonoundono –, adempiamo con amore ad un dovere di giustizia. Più che donarci a questo bambino, rendiamo a lui ciò che è suo, una famiglia in cui crescere”
La storia di oggi di #iosonoundono è speciale: racconta di un sogno finalmente realizzato per una bambina di soli 10 anni che dopo aver provato di tutto ed essere passata da un istituto all’altro ha trovato una famiglia che l’accolga. Una famiglia al gran completo: ben 4 fratelli le insegneranno che si può amare ed essere amati.
Silvia e Salvatore sono tornati a novembre dalla Cina con il piccolo Alessandro. Le prime settimane solo pianti e urla…ora sono lacrime di emozione a suon di “tanti auguri a te” per il suo primo compleanno in Italia, con mamma e papà.
Nonostante la voglia di famiglia, un bambino ha bisogno del suo tempo per imparare a fidarsi di nuovo. Ha bisogno di convincersi che quella mamma e quel papà sono per sempre. Per questo mette alla prova e ti guarda scettico e arrabbiato. Ma solo se avrete pazienza e tanto amore, riuscirete a conquistare vostro figlio. Così come hanno fatto i protagonisti di questa storia.
I primi giorni sono sempre difficili e di lenta conoscenza per i neogenitori e per il bambino che deve abituarsi ad una situazione del tutto nuova. Ma dopo l’iniziale scetticismo e diffidenza, il bambino capisce che quelli sono la sua mamma e il suo papà…là per amarlo e portarlo a casa.
Marcello e Martina sono tornati da Xi’An con il loro piccolo Francesco: sono due genitori letteralmente innamorati del figlio e per questo si sentono “indegni” di tanto amore. Ma il loro pensiero vola a quell’istituto dove un bambino disabile, dopo averli visti, gli diede un bacio…Lui è ancora lì ad aspettare come tanti altri…
Enzo e Lucia e la loro seconda adozione: dopo Luca arriva dalla Cina, Giorgio. Secondo la scheda sarebbe affetto da ipoacusia media, ma a detta di mamma e papà il bambino ci sente benissimo. La sua sordità, allora, non era altro che una ferita dell’abbandono che lo portava in istituto a isolarsi dal mondo circostante.
“Curo un blog di cucina e sono un’ appassionata ai fornelli. Proprio a me doveva capitare un bimbo con questo nome?” dice divertita Azzurra, commentando la traduzione del nome cinese di suo figlio Fabio, incontrato a Xi’An a fine novembre. “Dolcetto della luna” è infatti il significato del nome del suo bambino, proprio come la tipica torta cinese che viene preparata in occasione di una delle festa tradizionali più importanti in Cina, quella di metà autunno, dedicata all’osservazione della Luna.
“Mamma c’è il sole, è estate!”. La luce e il clima campano hanno stregato Kevin, 7 anni appena compiuti, arrivato a casa in provincia di Napoli ai primi di dicembre. I luoghi dell’est Russia non erano baciati da questo clima e soprattutto non emanavano il calore della sua famiglia. La vita trascorsa in un piccolo istituto è stata fortunatamente interrotta dall’arrivo di mamma Maria Grazia e papà Antonio che oggi per #iosonoundono raccontano la loro avventura lungo la Transiberiana.
“Due persone che sanno che cosa significa accogliere e donare il proprio tempo e se stessi. Non parlano di ciò che fanno: lo fanno. Non raccontano le storie degli altri: le rispettano e le serbano in loro”. Così vengono descritti Mario Faccardi e Giovanna Berlinghieri, 39 e 41 anni, di un piccolo comune di poco più di 8mila abitanti in riva al lago d’Iseo. Mario è impiegato in banca, Giovanna è un medico specializzata in radioterapia all’ospedale di Esine. Ma il loro lavoro è solo una piccola parte della quotidianità che dedicano interamente agli altri.
Rayssa non ha dubbi, per lei il Natale con la sua famiglia sarà il più bello del mondo. Reinaldo desidera un fratellino con cui giocare. Raiane non vede l’ora di fare il presepio. Tutti e tre aspettano con ansia la neve perché non l’hanno mai vista.
“Quando arrivano in Italia, è bello accogliere i bambini con una grande festa: per esperienza possiamo dire che i figli si sentono ancora più amati, voluti, accolti da tutti, non solo dai genitori”. Nathalie e Giorgio, tornati per la seconda volta dalla Colombia a metà ottobre con il loro Alex, […]
“E’ come se fosse il primo, vero Natale per noi: Fiorella è cambiata, è cresciuta e si è tranquillizzata da quando siamo arrivati dal Cile, nell’ottobre di un anno fa. È l’opposto di quello che era l’anno scorso: ora è una bambina allegra e giocherellona, mentre prima era arrabbiata e sempre musona“
In pochi tratti ha rappresentato la sua bella e tanto attesa famiglia : tre semplici figure – papà mamma e lui stesso – con un cuore rosso sopra ciascuna di loro. “E’ un messaggio bellissimo, ci conferma che siamo sulla strada giusta” raccontano Renzo e Barbara di Mestre per #iosonoundono: un anno fa di questi tempi tornavano dalla Cina con i piccolo Lorenzo Chen Zeng, 5 anni compiuti lo scorso giugno. “Dopo un anno ci siamo resi conto di aver fatto tanta strada insieme: è un bambino fantastico, molto affettuoso e solare, sempre pieno di voglia di imparare”, aggiunge orgogliosa la mamma. Chen Zeng, che oggi ama anche il suo nome italiano Lorenzo, era iscritto nelle liste special needs per labio palatoschisi; ha vissuto qualche tempo in un istituto americano, poi in alcune case famiglia fino all’arrivo di mamma e papà.
“Siamo partiti l’8 agosto con altre due famiglie di Ai.Bi – raccontano Raffaella e Stefano per #iosonoundono- : abbiamo fatto insieme il viaggio, abbiamo condiviso tanto e ancora avremo da condividere”. Un’adozione collettiva non priva di complessità che però è stata affrontata nel modo migliore e nell’interesse dei bambini.
Essere adottato “grandicello” e grazie a questo miracolo avere una famiglia su cui fare affidamento che ti da quella senso di sicurezza e di protezione tale da sentirti pronto a tornare nel tuo Paese d’origine per salutare gli amici che hai lasciato in quell’istituto dove sei stato per anni in attesa di qualcuno che ti venisse a prendere.
“Quando li guardiamo nei loro grembiulini, la mattina, riusciamo a realizzare davvero la gioia. Nei rari momenti di silenzio, perché siamo sempre in un giro vorticoso di giostra, cogliamo la poesia di quello che stiamo vivendo” . Claudia e Roberto esprimono così la loro felicità di neogenitori per #iosonoundono: i due fratellini Diego e Carlos, di 7 e 9 anni, originari del Cile.
La porta del cuore di Antonella e Simone si è spalancata per accogliere quattro bambini di origine peruviana: un piccolo esercito di tre femmine e un maschio che hanno stravolto felicemente la famiglia della provincia di Avellino oggi protagonisti per #iosonoundono. Anita, 13 anni, Gloria, 11 anni, Paula 8 e, Gilberto 7 anni che, unico maschio, può fare comunella insieme a papà Simone.
“L’arrivo all’adozione per noi è stato graduale, a piccoli passi. E non ci aspettavamo tutta questa bellezza”. Simonetta e Marco (nomi di fantasia ndr) descrivono così per #iosonoundono la gioia di essere diventati genitori di Thiago, 12 anni e Paula, 6, tornati in Sardegna dal Brasile ai primi di ottobre. “Sapevamo di dover affrontare delle difficoltà – continuano –, che ci sono, ma tutto sta accadendo in modo così positivo e naturale che ci meravigliamo di questa energia sprigionata dalla famiglia”.
È l’8 agosto 2014 il giorno che ha cambiato per sempre la vita di Antonio e Angela (nomi di fantasia). In quella data, lui riceve una telefonata mentre è al lavoro, nella città lombarda in cui vive: lui e sua moglie sono convocati per una riunione nella sede di Amici dei Bambini.
“C’erano una volta una mamma e un papà che un giorno andarono dalla Dottoressa Adozione. E dopo un lungo viaggio in Congo, trovarono il loro bambino. Lui gli corse incontro e non si lasciarono più!” Per un bambino come George, 11 anni a dicembre, accolto tre anni fa insieme al fratello Tom, 12 anni, la vita si è dipinta di fiaba quando finalmente sono arrivati mamma e papà.
“E’ una meraviglia, la più bella del mondo!”. Mamma Benedetta e papà Luca sono incantati dalla loro piccola Laura, 6 anni, originaria dell’Albania e protagonista della storia di oggi di #iosonoundono. “La vita, da quando c’è lei, è talmente normale, naturale che quasi non siamo in grado di dire nulla di particolare tranne che…siamo felicissimi!”
Chissà se, anche nella più romantica delle loro fantasie Anita, 9 anni, e la sorellina Maria di 6 (nomi di fantasia), avrebbero mai immaginato una festa così speciale, tutta per loro: centinaia di persone le hanno accolte e abbracciate lo scorso 1° ottobre, in occasione del loro Battesimo, celebrato in Puglia, la terra che le ha accolte.
Non ha chiesto la macchina, né una vacanza con gli amici e neppure un computer nuovo. Per i suoi 18 anni, Paula (nome di fantasia) desiderava recuperare un pezzo di sé stessa: quella piccola fetta della sua vita, lunga un anno, trascorsa in un orfanotrofio in Perù, prima di trovare una nuova famiglia.
“Ho letto la sua storia nella rubrica ‘Figli in attesa’ e mi ha subito colpito – racconta Maria – erano le 22 e d’accordo con mio marito abbiamo deciso di chiedere maggiori informazioni il giorno dopo. Era un caso urgente e molto particolare : alla sede Ai.Bi di Mestre non si sono risparmiati nel presentarci la situazione grave. B.”
Mario e Francesca raccontano per #iosonoundono il significato di accogliere un figlio considerato grande, una bambina di quasi 9 anni. La piccola “grande” Anja è arrivata in Italia lo scorso mese di giugno con un bagaglio ingombrante: un passato vissuto all’interno della famiglia biologica e quasi quattro anni in un istituto.
Nessuna medicina o fisioterapia. A volte la migliore cura, l’unica davvero efficace, è l’amore e l’incoraggiamento di una famiglia. La dimostrazione di questo arriva dalla provincia di Pordenone, dove vivono Fanny e Mauro Gobbo con i loro 3 figli.
Quando gli occhi di tutto il mondo erano puntati su Rio de Janeiro per le Olimpiadi, erano lì anche loro. Con la differenza che, diversamente dagli atleti, Tiziana e Carmine sono partiti alla volta del Brasile già sicuri di avere la vittoria in tasca. La vittoria sull’abbandono.
“Abbiamo detto sì senza avere ancora visto i loro volti. Con le foto davanti agli occhi non potevamo credere che le nostre future figli fossero così belle. Quando le abbiamo incontrate mio marito ha detto che fino a 40 anni non usciranno di casa!”. Sono arrivate a fine luglio a Bari con mamma Myriam e papà Enzo.
La Cina era già il paese dei loro desideri e il bambino sognato di Arianna e Stefano era con gli occhi a mandorla. “Non sappiamo perché ma è sempre stato così – dicono i Baraccani di Bologna che raccontano la loro esperienza di adozione per #iosonoundono – : siamo stati felicissimi quindi di essere diventati i genitori di Alessio Hu”. Rientrati da Xi’An nell’ottobre di due anni fa, quando Alessio aveva poco più di due anni, Arianna e Stefano sono in procinto di partire per le vacanze con loro figlio che adora il mare.
Nel giugno di due anni fa un bambino di tre anni, in attesa di incontrare i suoi genitori a Xi’An, aveva trovato il modo di difendersi ancora per qualche istante aggrappandosi alla prima gamba disponibile: Carlo si era sottratto per qualche istante all’abbraccio della tata e osservava la scena. “Non lo dimenticheremo mai” dicono Antonietta e Luciano Cantone.
Dal limbo Atanas è uscito per sempre quest’anno quando a fine marzo Caterina e Samuele Puliti sono partiti da Figline Val D’Arno (in provincia di Firenze) alla volta della Bulgaria. Atanas, 10 anni lo scorso gennaio, è cresciuto in un istituto vicino a Sofia: è stato dichiarato adottabile solo a partire dal suo ottavo compleanno, quando è stato trasferito da una famiglia affidataria. Possiamo solo immaginare come Atanas, in tutti questi anni, sia stato in grado di tenere accesa la speranza di poter vivere nell’amore di una famiglia: anche questo è il “miracolo” dell’adozione che raccontiamo oggi per #iosonoundono.
In quattro anni la vita di un uomo e una donna può essere stravolta a tal punto da non essere in grado di immaginarla diversamente. Artefice di cambiamenti così esistenziali, un bambino che venuto da lontano riempie e sconvolge la quotidianità di un marito e di una moglie trasformandoli in un papà e in una mamma. Ecco il “bilancio” di questi primi anni dalle parole degli stessi Bertoldi che 4 anni fa hanno adottato Xinyi Mattia: un’esperienza tanto bella e intensa da volere fare il bis…in Perù. Ecco il racconto di papà Devid e mamma Elisa.
A volte grazie all’adozione le famiglie nascono in un attimo, senza neanche quelle ore di avvicinamento al bambino che la stessa procedura richiederebbe, come accade in Perù e in altri paesi. E’ capitato a Cinzia e Luigi Spina che, preparati a conoscere poco alla volta il loro Abel, oggi 4 anni, se lo sono visti in braccio un quarto d’ora dopo l’arrivo in istituto e la sera nel lettone.
Tutte le informazioni che riguardavano la storia di André, 9 anni, appena arrivato in Italia con mamma e papà, avevano un comune denominatore: parlavano di ‘famiglia’ che il bambino desiderava sopra ogni altra cosa. E questa tenacia, custodita da André per tanti anni, è stata premiata dall’arrivo di Antonella e Daniele Quintabà a Loreto, in provincia di Ancona. “E’ vero, diceva a tutti di volere una famiglia per lui e nell’attesa ha sempre coltivato questa speranza”, dicono i signori Quintabà, che raccontano la loro storia per #iosonoundono. Un dono immenso per il bambino originario dello stato Rio Grande do Norte: oltre ai genitori ha trovato anche due fratelli grandi ad accoglierlo a casa, un dono per tutta la famiglia, che ha abbracciato unanime l’esperienza adottiva.
Francesca e Luca di Milano sono i protagonisti odierni di #iosonoundono. Hanno adottato Lin in Cina nell’estate del 2014, durante un viaggio compiuto con altre dieci famiglie partite da ogni parte d’Italia. Un’adozione felice, con gli alti e bassi tipici di ogni percorso. Un’esperienza meravigliosa che ha cambiato per sempre la vita di un bambino e di una coppia diventati famiglia. Questo il loro racconto in prima persona. Che fossimo destinati a un “alieno” era a noi noto già mesi prima di aver incontrato Lin a Xi’An, nel giugno di due anni fa.
“Non abbiate paura, non demordete. Andate avanti sempre e nonostante tutto e tutti: soprattutto i costanti tentativi dell’esterno (servizi sociali e tribunali) che cercheranno in ogni momento di farvi gettare la spugna. Perché ne vale la pena: nel mondo c’è vostro figlio che aspetta solo che tu lo trovi e lo vai a prendere”. E se a dirlo sono Silvia e Stefano Zappa c’è da crederci. Già perché loro sono un grande esempio di cosa sia la vera accoglienza, avendola messa in pratica in tutte le sue versioni: come adozione internazionale e come sostegno a distanza.
Un pensiero, un piccolo resoconto dell’ultimo anno di vita, un rapido bilancio di ciò che ti è accaduto affidato a un “post” su facebook. Perché basta guardare tuo figlio appisolato in macchina per fare un salto indietro nel recentissimo passato, prendere consapevolezza di quanto ti è costato in pazienza e determinazione, raggiungere quel traguardo e sentire “l’urgenza” di condividere emozioni e gioie ai tuoi amici e non sui social. Perché “l’adozione è una cosa meravigliosa”...
L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena: 18 mesi trascorsi come se ogni giorno fosse normale e invece, sotto sotto, l’ansia cresceva. Eppure anche quelli sono stati giorni preziosi per Silvia e Enzo Ferrari di Padova, perché arrivasse, finalmente, l’abbinamento con il piccolo Matteo Shengua. “Proprio così, la nostra pratica ha subito qualche rallentamento durante un periodo in cui la Cina aveva un po’ rallentato il ritmo, solitamente spedito, delle adozioni – dicono i Ferrari, rientrati da Xi’An in Italia a fine maggio – . Il tempo però è stato subito recuperato: dalla telefonata della referente della sede Amici dei Bambini di Mestre, lo scorso marzo, siamo poi partiti subito i primi di maggio per abbracciare nostro figlio”. Matteo Shenghua ha compiuto da poco 21 mesi: era il più piccolo dei bambini che, in questa tornata, hanno trovato famiglia con Ai.Bi.
Hanno ancora addosso la “loro” Cina, con quel mix di odori, suoni e immagini che tutte le coppie diventate famiglia a Xi’An conoscono. Lo sanno bene i neo genitori Mara e Mirco De Bovi tornati a fine maggio a Padova, dove vivono con una felicità da luna di miele le emozioni e l’amore donato dal piccolo Marco Xia Fan, adottato con Amici dei Bambini.
Sulla scia di una meravigliosa adozione, non si può che pensare a un bis. E così è accaduto a Anna e Marco Signoretto che raccontano oggi il loro doppio dono ricevuto dal paese del Dragone, la Cina: Dan e Yanliang, affetto da una malformazione congenita dell’orecchio sinistro.
“E’ stato un destino caparbio che ha portato Chiara Lixuan fino a noi anche quando pensavamo a una sorte diversa. Avevamo letto la sua storia tra quelle segnalate nella rubrica “Figli in attesa”: qualcosa si è acceso, quel giorno, dentro di noi”. Angelo e Nadia Tedesco, a distanza di due anni dal ritorno da Xi’An con Chiara Lixuan, 5 anni compiuti lo scorso aprile, riconoscono che quella bambina affetta da meningocele ancora da operare era già loro figlia.
La prima parola che Maia Dong Yu ha pronunciato è stata ‘mamma’. Niente di strano, apparentemente, ma per una bambina di 3 anni con un lieve ritardo al linguaggio, causato da una ipoacusia, quella parola piena di amore ha aperto la strada a un nuovo viaggio per la famiglia Agostini di Cesenatico.
La loro bambina si chiama Myriam Xue, che in cinese significa ‘neve’ e a guardarla sembra davvero un fiorellino bianco sbocciato dopo una nevicata. A luglio la figlia di Elisa e Marco Emma compirà 3 anni: è in assoluto la prima nipote in famiglia, la regina della casa e la cocca di nonni, parenti e amici.
“E’ un tesoro, la gioia della nostra vita”. Dicono Roberta e Mauro Martinelli, i genitori di Marco Yan che festeggiano il primo anno dal rientro da Xi’An, dove erano andati per accogliere il loro piccolo nell’abbraccio più saldo che esista: quello della famiglia.
“Cosa è cambiato con la seconda adozione? Ecco, sente i gridolini della nostra ‘sirenetta’? ”. A casa Iannone, in provincia di Verbania, l’arrivo della piccola Donghong, 2 anni, ha certamente contribuito a moltiplicare l’euforia dalla scorsa estate. Mentre Arianna e Igor raccontano la loro avventura di adozione per #iosonoundono, la bambina con gli acuti da soprano litiga e gioca e poi litiga e poi canta insieme al fratellino Zhijan, oggi 6 anni e mezzo ma incontrato in Cina quando aveva 19 mesi.
L’anno scolastico per Nikolaj, 11 anni, originario della regione di Volgograd, è iniziato lo scorso 1 febbraio, in una classe di quinta elementare della provincia di Modena. Paola e Roberto raccontano la loro storia di adozione per #iosonoundono: una vicenda che ha avuto alti e bassi, prima di arrivare alla sua felice conclusione, ma che non ha mai spento la motivazione e l’entusiasmo. “Sarei andata anche a piedi a prendere Nikolaj!”
Sara Ning oggi ha 18 mesi e dal 19 dicembre del 2015 vive in Italia, in un mondo fatto di amore e di certezze per il futuro. Quelle certezze rappresentate da mamma Marzia, papà Francesco e la loro bella e calda casa di Fiumicino, alle porte di Roma. Sono i coniugi Lepore, che hanno attraversato il mondo per dare a Sara Ning quello che le mancava: una famiglia.
La felicità ha trovato casa e si è accomodata per bene a casa De Bonis, come ben dimostra questa foto, con i sorrisi e le espressioni gioiose di Chiara, Igor e dei loro sei figli. Anzi, c’è ancora posto. E presto o tardi è probabile che su quel divano si sieda un fratello o una sorella in più. “E’ vero, saremmo felicissimi di accogliere un altro bambino, magari grandicello – dicono Chiara e Igor, che abitano a Bolzano e sono testimoni odierni di #iosonoundono – : leggiamo sempre la rubrica ‘Figli in attesa’ sul sito di Ai.Bi e non riusciamo a darci pace del fatto che tanti bambini, oltre ad aver subito l’abbandono, anche in ragione della loro età o di un problema di salute, rischino di venire dimenticati e non trovare mai famiglia”.
“E’ arrivato un gioiello e siamo già pronti, prontissimi per fare il bis!” esclamano entusiasti Cecilia e Giovanni Meneghin, genitori di Angelo Fei rientrati a casa, in provincia di Treviso nel giugno dell’anno scorso. Angelo Fei, era affetto da meningocele operato alla nascita in Cina: “Non camminava per cui eravamo pieni di domande e di timori. Ed eravamo pieni di timori e perplessità…Ce la farà con il nostro aiuto, con il nostro amore? Ora è campione di capriole”
Non bisogna mai demordere, qualsiasi cosa succeda durante il percorso verso l’adozione, ogni fatica vi verrà ripagata, possiamo assicurarvelo!!”. Walter e Pieranna Agnello grazie all’arrivo di Rui dalla Cina sono diventati mamma e papà: oggi, a quasi un anno dal loro ritorno a casa – era la Pasqua 2015 e il bambino aveva due anni – si sentono di rassicurare ogni coppia che volesse avvicinarsi all’accoglienza adottiva
“Siamo rientrati dalla Russia il 12 febbraio di un anno fa e…ci sembra ieri!”. E’ da Calimera in Salento, in provincia di Lecce, che arriva la storia di oggi per #iosonoundono. Anna Meri e Lorenzo Bubbico ricordano con emozione il loro sogno di famiglia realizzato grazie a Viktor, oggi 9 anni. Un bambino che ama andare al mare, nuotare, ballare “Ci ha chiesto di iscriversi a un corso di breakdance!” e che parla già con leggera inflessione dialettale. Ogni momento dell’adozione, per quanto abbia richiesto pazienza, domande e attese, è ricordato dalla famiglia Bubbico con grande gioia. Viktor aveva compiuto da poco 8 anni e Anna Meri e Lorenzo arrivarono in istituto nei giorni in cui si celebrava il compleanno di tutti i bambini nati in quel mese.
Una famiglia che più internazionale non si può. Mamma Rosana è originaria dell’Ecuador, papà Marco di Roma, Antonio, 5 anni, è nato a Istanbul e la piccola Noa Jia, 2 anni e mezzo, ha gli occhi a mandorla e arriva da Xi’An. Ecco a voi i Raimondo, con una casa a Torino ma globetrotter per natura, testimoni per #iosonoundono.
“Dove è mamma? Dove è papà?” gridavano tutti eccitati Juan e Pablo mentre salivano le scale per raggiungere il luogo di incontro con i genitori Nadia e Gianluigi, volati in Colombia da Pradalunga, in provincia di Bergamo. I bambini arrivavano da una località della periferia di Bogotà dove avevano vissuto in una casa famiglia prima di tornare a essere figli, lo scorso mese di giugno. “Loro due sono sempre stati molto uniti – racconta la mamma – e che questo è stato un fattore determinante nell’adozione, perché non fossero separati”.
“Da sempre volevamo una famiglia numerosa: eccoci accontentati!” Rosa e Gianbattista Mereu Sale di Sant’Andrea Frius, in provincia di Cagliari, sono diventati da poco mamma e papà di Ana Maria, Luisa Fernanda e Maria Angela, rispettivamente di 11, 7 e 2 anni.
Vladimir in questi giorni ha fatto un disegno che raffigura il suo Natale: una casa, una grande finestra con un bambino che guarda fuori, un camino con il fuoco acceso e tanti regali. Vladimir ha trovato la sua casa. La famiglia Spoto di Roma, protagonista della campagna #iosonoundono, è rientrata in Italia dalla Russia lo scorso 10 luglio. Da allora il bambino ha fatto progressi e scoperte quotidiane: il mare e la spiaggia, lo sport, il cibo italiano. E soprattutto si sta godendo l’amore di mamma e papà e della unica nonna, cui è molto legato
Andrej è uscito dall’ istituto dove è vissuto per quasi 6 anni senza mai voltarsi indietro. E’ salito in auto felice con mamma Roberta e papà Alessandro, ha cominciato a cantare e a sorridere. Davvero. La storia di Andrej che dalla Siberia è arrivato in Italia lo scorso agosto è quella di tanti bambini di origine russa che non hanno mai perso la speranza di poter incontrare, un giorno, i propri genitori.
Aliona ha 11 anni e il suo sguardo da bimba si confonde nella figura di una piccola donna. Il fratello Kirill, di un anno più piccolo, ha invece l’aspetto da simpatica canaglia e, a quanto dicono mamma e papà, lo è davvero.La famiglia Marmeggi, che vive in provincia di Pisa, racconta per #iosonoundono la sua esperienza adottiva: partiti in due, sono tornati in quattro a casa a fine aprile dalla regione di Nizhny Novgorod, dopo il terzo, ultimo viaggio nel paese, come la procedura di adozione prevede.
“Ci avevano detto che di solito i fratelli maggiori fanno da ponte nelle adozioni, sono figure più rassicuranti rispetto agli adulti – dice papà Marco –:in questo caso Zili ha capito subito che il trono di casa era da condividere con qualcun altro!” Matteo è stato fin dall’inizio un fratello affettuoso: “Non vedeva l’ora di incontrarlo e abbracciarlo – ricorda mamma Elena – ; mi diceva sempre: Mamma non preoccuparti, se Zili piange lo consolo io!”. Elena e Marco Colucci, già genitori di Matteo, 5 anni, raccontano le acrobazie domestiche di Zili, due anni, arrivato lo scorso maggio da Xi’An, insieme al gruppo più numeroso di famiglie mai partito per la Cina.
Il messaggio che mamma Cristina e papà Heros vogliono dare a chiunque voglia affacciarsi al meraviglioso ma complesso mondo dell’adozione è: “Si può fare! Bisogna mettere in conto una buona dose di determinazione, ma quando sai che tuo figlio è la che ti aspetta, non ci si ferma davanti a nulla”.
“Quando ci siamo incontrati, è scattata la chimica, ci siamo piaciuti subito!” Gianluca e Caterina sono tornati a Milano dal Brasile ad agosto con due figlie di 9 e 11 anni, Francisca e Paula. E sono entusiasti. Tutta la famiglia è rinata con l’arrivo delle due sorelle che hanno stravolto, in meglio, la vita di tutti, incluso il cane. “Anche lui è felicissimo – dice Caterina – non ha mai giocato tanto in vita sua!” La storia di Francisca e Paula ha immediatamente conquistato mamma e papà. “Abbiamo ascoltato la storia di queste due bambine – ricordano i genitori – e nel modo più naturale abbiamo sentito che erano le nostre figlie. E’ una storia difficile, la loro, che fortunatamente non porta con sé maltrattamenti e abusi ma abbandono prolungato nel tempo.”.
Una mattina di febbraio, Pablo entra nella palestra di una scuola. Fa qualche palleggio, schiva un paio di bambini, tira dando le spalle… canestro! Ovazione dei compagni: Pablo, sei dei nostri! È stato così che Pablo, 10 anni dal Cile, appena adottato da Francesca e Roberto, è stato accolto dai suoi nuovi compagni di classe italiani.
Il dono dell’adozione è per i bambini. Certo, anche per noi genitori, ma il dono più grande, quello della famiglia, lo ricevono loro. Io e mio marito abbiamo ancora negli occhi i piccoli rimasti laggiù in Kenya, in istituto...”. Erica e Dalmar, mamma e papà di un bambino bellissimo e vivace, Johnson, oggi 4 anni, non hanno dubbi, raccontando la loro storia per #iosonoundono: l’adozione è una cosa meravigliosa, prima di tutto per i bambini abbandonati. Loro figlio Johnson, incontrato a Nairobi nel 2013, oggi è un bambino che ha un rapporto idilliaco con mamma e papà, tanto che chiede già una sorellina o di un fratellino.
“Questi bambini non si arrendono, sono grandi combattenti!”. Parola di Silvia e Luigi, bis-genitori adottivi che quattro anni fa, a pochi mesi dall’adozione in Brasile di Matteo, 10 anni, già sognavano di abbracciare un altro figlio, arrivato poi dalla Cina lo scorso febbraio.
La storia di Blanca è una fiaba a lieto fine. E anche quando tutto sembrava congiurare contro la felicità, lei attendeva, paziente, l’arrivo di mamma e papà. Un sogno in cui hanno creduto in pochi. Eppure Blanca, stanca di vivere ogni giorno l’abbandono, ha vinto la sua guerra. Ed è tornata figlia. La storia di oggi, per #iosonoundono, ha dell’incredibile. Così unica che quasi non pare vera. Immaginiamo un istituto, un hogar, in Perù. Tanti bambini entrano, vivono, trascorrono giornate, mesi, anni simili tra loro; alcuni di questi escono perché è arrivata una famiglia per adottarli.
Yumo è nato senza radio e pollice nella mano destra e non riusciva ad unire indice e pollice della mano sinistra. Ha subito tre interventi chirurgici e lunghe sedute di fisioterapia. Un percorso sanitario che non ha adombrato per nulla la gioia di mamma e papà Rosito di aver accolto come figlio un bambino ‘speciale’ dal carattere solare.
“Mamma, quando ero piccola eri già nel mio cuore!”. Maria Pia Tavano, 4 anni e mezzo, ha occhi a mandorla e capelli lunghi come le principesse Disney. “A scuola dicono che assomiglia a Elsa di Frozen!” – racconta mamma Anna – ma il suo aspetto non deve trarre in inganno: è forte e combattiva. Del resto, si è salvata così dall’abbandono: urlando a più non posso!”
La tenacia e la caparbietà di due genitori di Lentate sul Seveso hanno vinto contro ogni ostacolo e hanno permesso di aprire le braccia all’accoglienza di due fratelli. Quella di Fausto e Angela Luzzi è una storia di amore e al tempo stesso una battaglia per portare a casa la sorellina del figlio Brayan, adottato in Colombia nel maggio 2013.
“Mio fratello mangia sempre patatine, ecco perché ha l’epatite P!”. In casa Paggi, a Recanati, il primo ad aver sdrammatizzato sul bisogno speciale di Shun Li è stato proprio il fratello Jamien, 8 anni, anche lui cinese di nascita. Shun Li, 3 anni, è arrivato in Italia la scorsa estate da Xi’An e da allora ha dimostrato sempre di essere una buona forchetta.
A volte sembra che ci sia una sola parola capace di fare da filo conduttore di una vita intera. È così, per esempio, per Chiara Secchi: nel suo caso, la parola “magica” è “dono”. Quella di Chiara, adottata 31 anni fa pochi giorni dopo la sua nascita in un ospedale in provincia di Milano, è una storia che dimostra come rinascere figlia sia stata una condizione in grado di generare un amore contagioso. “Con l’adozione sono stata dono per i miei genitori, che così hanno realizzato il sogno di una famiglia. Loro sono stati un dono per me, offrendomi la famiglia”.
“Quando ho incontrato Anna a Xi’An è stato emozionante come quando ho visto, per la prima volta in ospedale, le mie figlie naturali. Anna è stata un regalo come lo è un figlio ‘biologico’. Oggi ancor di più posso dire, guardando le nostre figlie: sono tre sorelle, questo è il dono”. Anna e le sue sorelle: l’ultima arrivata in casa Borioni, a Torino, ha oggi 4 anni e mezzo ed è coccolata e adorata da Cecilia, 12 anni e mezzo, da Emma, 10 anni e dalla gattina Lulù oltre che, ovviamente, da mamma Antonella e da papà Luca.
Ho una moglie toscana e un bambino cinese che parla toscano meglio di me! Io in tanti anni non sono riuscito a impararlo” . Rosario Ferramosca, originario di Potenza, si è felicemente “rassegnato” da quando, la scorsa estate, è arrivato il piccolo An Da Yu: non solo imparare l’italiano è stato uno scherzetto…il fiorentino è scaturito immediato. Ebbene sì, parla anche con la ‘c’ aspirata! An Da Yu è la mascotte della sede Ai.Bi di Firenze e ovunque va, fa innamorare per simpatia ed energia inesauribile.
Se c’è un sentimento che riesce a essere più forte di qualsiasi avversità, quello è la gioia dell’accoglienza. Una dimostrazione di questo arriva dalla famiglia Carta di Torino e dalla storia dei coniugi Anna Maria e Sebastiano che all’inizio di maggio sono tornati dalla Cina con la piccola Giorgia, 20 mesi. E insieme alla loro prima figlia, Chiara, oggi rappresentano una delle più belle testimonianze della bellezza dell’adozione, capace di andare oltre i piccoli e grandi ostacoli di ogni giorno.
Un figlio adottivo – si sa – nasce 2 volte. La prima biologicamente, la seconda – ancora più importante – quando viene accolto in quella che sarà la sua vera famiglia. E che cosa c’è di più bello se non rinascere come figli lo stesso giorno di Gesù bambino? È quello che è capitato ad Angela e Walter, due fratellini peruviani rispettivamente di 9 e 7 anni.
“Il nostro modo di sentire e di amare non prevedeva un percorso di ‘accanimento’ verso il figlio biologico: questo non fa parte del nostro amore di coppia. Siamo sempre stati consapevoli del fatto che tanti bambini nel mondo attendono una famiglia e quindi il senso del ‘dono adozione’ è apparso come il più naturale. Tanto quanto un figlio biologico”. A raccontare la loro esperienza per #iosonoundono sono Orsola e Fabrizio Giunta, da Messina, genitori adottivi di due fratellini bulgari.
Tatiana Salomoni ha 18 anni e studia grafica pubblicitaria. Una miscela insieme dolce e forte di accento bolognese e fierezza boliviana. E’ nata a La Paz, dove ha vissuto per tre anni in un istituto. Poi un giorno arrivarono mamma e papà e Tatiana se ne volò via, fino in Emilia Romagna. In famiglia ad accoglierla, una sorella e un fratello brasiliani di nascit
Mamma Carla, papà Livio e poi Nick, 12 anni, Esteban 10, Jesùs 8, Mara 6: una squadra fortissima! Dal 1 aprile scorso Tortolì, cittadina in provincia di Nuoro, è stata rallegrata e arricchita dalla presenza della grande famiglia Angoletta, tornata felice dalla Colombia. “Una volta arrivati a casa c’è stata quasi una sollevazione popolare di felicità! Il paese li aspettava! – ricorda Carla -. E’ stato bellissimo: i bambini hanno certo bisogno di una famiglia, prima di tutto, ma anche di una comunità che li faccia sentire accolti e attesi”.
Non due doni, ma addirittura tre. Questo sono Nayruth Virginia e Marco Antonio per Elisabetta e Silvio, due genitori adottivi che, prima in Perù e poi in Bolivia, hanno conosciuto quei due bambini che hanno cambiato il senso della loro vita. Il “dono in più” che Nayruth e Marco hanno fatto a mamma e papà è stato quello di far capire che il loro impegno contro l’abbandono non doveva fermarsi alle loro due adozioni, ma doveva diventare qualcosa di quotidiano. Ecco la loro storia, raccontata direttamente da mamma Elisabetta…
Adele e Francesco avevano sempre pensato all’adozione: fin dai tempi del loro matrimonio e la vita li ha messi nelle condizioni di adottare non una ma ben due volte. Il primo ad arrivare in casa Farina è stato Michele, colombiano di nascita. Ma non sarebbe rimasto figlio unico. Dopo qualche anno, infatti, il suo più grande desiderio di avere un fratello o una sorella sarebbe stato esaudito: Manuela, una bimba dagli occhi a mandorla.
“E’ stato lui a prendere in braccio Parbati per la prima volta. In famiglia chi ha vissuto l’adozione come dono è stato senz’altro e più di tutti nostro figlio Leonardo: fin da piccolo attendeva una ‘fratellina’, come diceva lui e la lunga attesa gli ha permesso di accogliere la sorella con un amore che si rinnova ogni giorno”. Maddalena e Cristiano Lingeri sono i genitori di Leonardo, figlio naturale oggi 14enne e di Parbati, 9 anni, nepalese di origine e diventata figlia 8 anni fa.
L’adozione ha dato a Leandro e ai suoi fratelli l’amore della famiglia e, seppure tra alcune inevitabili difficoltà, l’accoglienza di un Paese nuovo, l’Italia. “Io sono sempre dalla parte dei miei genitori, ma non posso negare che sono affezionato al mio Paese di origine e alla cultura brasiliana! –
“Ho rivisto la mia storia come dono quando è nato il movimento Ai.Bi. Giovani. Non che prima non mi fosse chiaro…! Sapevo di avere ricevuto questo grandissimo dono dell’accoglienza in famiglia: tuttavia, quando ho cominciato a essere testimone attivo dell’adozione, tutto è cambiato”. A parlare è Marco Carretta, figlio adottivo e coordinatore del movimento Ai.Bi. Giovani.